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1 ore fa
Castelli (UBS AM): banche centrali usano look-through ma non vogliono ripetere errori del Covid
(Teleborsa) - "La geopolitica è un fattore molto importante, però è anche vero che i mercati sembrano in questi ultimi anni capaci di mantenere una buona performance nonostante la forte volatilità geopolitica". Lo ha detto a Teleborsa Massimiliano Castelli, Head Global Strategy, Global Sovereign Markets di UBS Asset Management, in occasione della XVI edizione del Salone del Risparmio all'Allianz MiCo di Milano."Penso che ci siano diversi fattori in gioco - ha spiegato - Prima di tutto la macroeconomia rimane molto resiliente e solida. Secondo, il settore corporate rimane molto forte, con un basso livello di debito, un ottimo livello di liquidità e una minore sensibilità alla volatilità geopolitica in termini di decisioni di investimento. Il terzo fattore è l'aspettativa che i policy maker, sia banche centrali che governi, interverrebbero se la situazione dovesse diventare estrema; il mercato si aspetta una sorta di "put" da parte loro. L'ultimo fattore è l'high tech: c'è una forte convinzione, particolarmente negli Stati Uniti, di essere nel mezzo di una rivoluzione tecnologica che avrà un impatto significativo sulla produttività e sulla profitabilità delle imprese, controbilanciando la volatilità geopolitica".In merito alle dinamiche geografiche e alla sovra-performance dei mercati non statunitensi dopo l'elezione di Donald Trump, Castelli ha commentato che "il 2025 è stato positivo per Europa, mercati emergenti e Cina, ma questo trend è stato interrotto dal conflitto in Iran. Questo è dovuto alla percezione del dollaro come bene rifugio e alla vulnerabilità ciclica di Europa e Asia agli shock energetici". Lo speaker ha anche dichiarato che, "assumendo una risoluzione del conflitto e un miglioramento dei prezzi del petrolio nella seconda metà dell'anno, i mercati europei, il Giappone e gli emergenti potrebbero continuare ad attrarre capitale. Il desiderio di diversificare rispetto alla performance eccezionale degli Stati Uniti degli ultimi anni, guidata dal tech, rimane un driver fondamentale per questi mercati".Relativamente alle mosse delle banche centrali, l'esperto di UBS Asset Management ha sostenuto che gli istituti "usano il look through, si stanno focalizzando sui first round effect dell'energy shock che è abbastanza meccanico, aumentano i prezzi immediatamente dell'energia e ovviamente questo non è quello che li preoccupa e li fa agire dal punto di vista della politica monetaria. Quello che conta sono i secondary effect, cioè cominciare a vedere effetti sulle aspettative di inflazione, sui prezzi dei servizi, sui salari - particolarmente in Europa dove c'è una maggiore le tendenze dei salari a reagire all'inflazione più velocemente. Non siamo ancora lì, quindi siamo ancora in questa fase di attesa"."Non ci dobbiamo dimenticare quello che è successo col Covid, quando si parlava tanto di natura transitoria dell'inflazione, le banche centrali hanno esitato tantissimo e alla fine hanno dovuto aumentare in maniera molto più aggressiva - ha affermato Castelli - Ho la sensazione che questo errore non lo vogliono ripetere. Quindi se la situazione nello stretto di Hormuz non si risolve velocemente e quindi il prezzo del petrolio e dell'energia rimane molto elevato per un periodo più prolungato di quello che ci aspettavamo solamente qualche settimana fa, c'è il rischio che le banche centrali possono agire per fermare immediatamente il rischio inflazione".(Foto: Giovanni Ricciardi)
Fonte: Teleborsa