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Economia
10 ore fa

Venture Capital motore di competitività economica: numeri in crescita e prospettive

(Teleborsa) - Rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e sostenere il mercato dei capitali a livello europeo, confermata anche dal Rapporto sulla Competitività europea presentato dal Presidente Draghi, e dal ruolo che l’asset class del Venture Capital può giocare come abilitatore di una nuova infrastruttura per indirizzare risorse verso le imprese italiane e in grado di generare benefici significativi per la crescita economica e occupazionale del Paese:  è il perimetro d'azione fissato dallo studio "Investire nel futuro dell’Italia: il ruolo strategico del risparmio privato”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con CDP Venture Capital Sgr presentato oggi nell’ambito della 36° edizione del Forum “Lo Scenario dell’economia e della finanza” di TEHA Group.                                            Il mercato del venture capital italiano, pur trovandosi ancora in una fase iniziale di sviluppo rispetto ad altri Paesi europei, ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, anche grazie all’importante sostegno del Governo, contribuendo in maniera crescente al sostegno dell’innovazione e alla nascita di nuove imprese ad alto potenziale tecnologico. Tra il 2017 e il 2024, gli investimenti in venture capital sono aumentati di oltre 12 volte, raggiungendo 1,9 miliardi di euro e posizionando l’Italia al 4% del totale europeo nel 2024 (vs. 1,5% nel 2020). A conferma della crescente solidità e attrattività del venture capital italiano, il numero di investitori è aumentato di oltre il 70% nello stesso periodo (da 172 a 297), con una partecipazione di investitori internazionali quasi raddoppiata (dal 24% al 42%).La crescita del settore venture capital in Italia rappresenta una leva fondamentale per sostenere la competitività e lo sviluppo economico nel prossimo decennio. Le scaleup e le startup italiane registrano performance occupazionali significativamente superiori rispetto alle PMI, con 14,2 posti di lavoro netti creati per impresa tra il 2020 e il 2022 contro i 3,3 delle PMI, i 3 delle medie imprese (50-249 addetti) e i 2,2 delle piccole (10-49 addetti). Inoltre, le startup italiane si distinguono per un’elevata capacità di generare valore economico, con un tasso medio annuo di crescita del Valore Aggiunto pari al 17,6% tra il 2012 e il 2022, a fronte di una media nazionale del 3,5%.Per consolidare un vero e proprio cambio di passo nel mercato italiano, è necessario stimolare una partnership pubblico – privata che convogli verso l’economia reale una quota parte dei portafogli degli investitori istituzionali di grande calibro, come gli enti previdenziali, i grandi gruppi industriali e le economie dei territori, indirizzando capitali verso l’asset class del Venture Capital. In questo modo si potrebbero generare a loro volta addizionalità sul mercato, contribuendo con le migliori competenze alla creazione di campioni nazionali e internazionali della nuova imprenditoria.Proprio sull’analisi dell’asset allocation degli Investitori Istituzionali – anche comparando i casi studio dei Paesi in cui il Venture Capital è maggiormente sviluppato – si evidenzia il grave ritardo del mercato italiano. Ad oggi, infatti, lo Studio misura un coinvolgimento molto limitato di questi attori, con investimenti in VC pari allo 0,29% per le Casse di Previdenza e solo lo 0,14% per i Fondi pensione nazionali. In un’analisi comparativa che coinvolge il Canada e altri 6 Stati europei, lo studio evidenzia una marcata correlazione fra allocazione dei capitali da parte di Fondi pensione e Casse di Previdenza e sviluppo del mercato. In particolare, l’analisi mostra l’efficacia delle strategie adottate da alcuni Paesi per valorizzare il contributo di questa tipologia di investitori, mobilitandoli a sostegno del mercato e stimolando così la partecipazione di altri attori in co-investimento.In Italia, la Legge Concorrenza di dicembre 2024 rappresenta un primo passo significativo per valorizzare il ruolo degli Investitori istituzionali, incentivando gli Enti previdenziali a investire in venture capital. La Legge, infatti, stabilisce che per poter ottenere l’esenzione fiscale dall’imposta sul capital gain (26%) derivante dagli investimenti qualificati, dovranno essere stanziati nel venture capital almeno il 5% di questi ultimi per il 2025 e il 10% per il 2026. In questa prospettiva, TEHA ha stimato che raggiungendo la soglia di investimenti in venture capital pari al 10% del massimo degli investimenti qualificati detenibili da parte di Casse previdenziali e Fondi pensione, potrebbero essere mobilitati fino a 2 miliardi di euro a sostegno dell’innovazione e della crescita delle imprese innovative in Italia. Muovendo da questa prospettiva, gli investimenti istituzionali di Casse e Fondi pensione potrebbero attivare tra i 6,4 e i 16,7 miliardi di euro di valore aggiunto per il sistema-Paese, pari allo 0,3-0,8% del PIL nazionale nel 2024. Lo studio ha infatti ricavato i moltiplicatori economici che misurano l’impatto complessivo dell’asset class sull’economia reale del Paese - considerando effetti diretti, derivanti dal valore degli investimenti diretti in una data filiera produttiva, impatti indiretti, associati all’attivazione delle filiere di fornitura e subfornitura legate alle attività della filiera, e l’impatti indotti, derivanti dai consumi generati dagli occupati della filiera estesa, delle filiere di fornitura e subfornitura grazie alle retribuzioni erogate.Muovendo da tale valore, lo studio ha elaborato 2 scenari di analisi: il primo (scenario baseline) analizza l’impatto associato ai soli investimenti istituzionali in venture capital di Casse previdenza e Fondi pensione, mentre il secondo (scenario evolutivo) considera il potenziale effetto leva degli investimenti dei fondi venture capital valorizzando la capacità di attrarre ulteriori investimenti privati. L’analisi considera uno scenario evolutivo in cui, oltre ai 2 miliardi stimati inizialmente, vengano raccolti ulteriori 3,1 miliardi di euro, valorizzando il coinvolgimento delle corporate italiane e di altri investitori privati e istituzionali in iniziative strategiche per i rispettivi settori di attività. A livello occupazionale, gli investimenti attivati in venture capital potrebbero contribuire alla creazione di circa 61mila nuovi posti di lavoro nello scenario baseline, che raggiungono i 158mila occupati nello scenario evolutivo grazie all’effetto leva.“Come CDP Venture Capital siamo impegnati a veicolare risorse e competenze verso una nuova generazione di imprenditori, con l’obiettivo posizionare il venture capital come una vera e propria Fabbrica delle Imprese, nella profonda convinzione che senza impresa, senza industria, non c’è futuro per il Paese”, afferma Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital. “Per farlo stiamo lavorando sull’allocazione settoriale delle nostre risorse, concentrandoci su quelle aree in cui possiamo generare il maggiore impatto, e sul coinvolgimento di tutti gli attori dell’ecosistema, avvicinando anche gli Investitori istituzionali al venture capital. Il nostro impegno è far comprendere che non siamo un'eccezione rispetto al sistema economico tradizionale, ma una sua componente fondamentale”.“Negli ultimi anni il venture capital italiano ha compiuto passi avanti significativi, dimostrando una forte capacità di supportare la crescita di imprese innovative e di creare sinergie strategiche in settori chiave per la competitività italiana”, ha commentato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA Group. “Seguendo il modello di successo di altri Paesi europei, è fondamentale rafforzare il contributo degli investitori istituzionali al venture capital italiano”.Per cogliere le opportunità di creazione di valore per il sistema-Paese attraverso la valorizzazione del ruolo del venture capital e degli investitori istituzionali, sono stati individuati tre elementi tecnici –chiarimento degli investimenti considerati dalla normativa (ovvero anche le quote deliberate e sottoscritte, quandanche non ancora versate), soluzioni di mitigazione del rischio e coordinamento strutturato tra l’azione degli attori di riferimento e le iniziative di VC delle grandi corporate del Paese – e un fattore abilitante trasversale, legato alla sensibilizzazione del sistema degli investitori del Paese.
Fonte: Teleborsa