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39 minuti fa

Italia-Francia, a Roma un problema di stock, a Parigi di flussi. E il divario sul debito si dimezza

(Teleborsa) - Italia e Francia hanno due problemi di finanza pubblica diversi, ma sempre più vicini. L'Italia porta il peso di un debito elevato accumulato nel tempo, che però tiene sotto controllo grazie a stabili avanzi primari; la Francia ha un debito più basso, ma cresce rapidamente perché Parigi non registra un avanzo primario dal 2001. È quanto emerge da una ricerca di Intesa Sanpaolo sul tema, secondo cui il divario di debito tra i due Paesi scenderà a 17 punti di PIL nel 2027, meno della metà del livello del 2020, sostenendo la convergenza dei premi al rischio. Il debito italiano dovrebbe stabilizzarsi vicino al 138% del PIL tra 2026 e 2027, mentre quello francese potrebbe superare il 120%, scrivono gli analisti Riccardo Bellesia Andrea Volpi, evidenziando che emerge anche un punto debole comune: con la fine del "dividendo dell'inflazione", il costo del debito è destinato a salire in entrambi i Paesi, e per l'Italia la spesa per interessi rimane il principale fattore di fragilità.Deficit e interessiIn Francia la legge di bilancio 2027 porterebbe il debito al 121,7% del PIL anche con un deficit al 5%, rinviando la stabilizzazione oltre le presidenziali. Il pacchetto da 43 miliardi riduce il disavanzo di appena 0,4 punti, perché interessi, spesa tendenziale e ciclo assorbono due terzi dello sforzo.In Italia il deficit è atteso al 2,9% del PIL nel 2026 e temporaneamente sopra il 3% nel 2027-2028 per la clausola europea su difesa ed energia, senza la quale resterebbe al 2,8% e al 2,6%. Il consolidamento riprenderebbe dal 2029. La spesa per interessi, rivista al rialzo a ogni documento di finanza pubblica, dovrebbe salire al 4,7% del PIL nel 2029.Con la fine del "dividendo dell'inflazione", il differenziale tra costo del debito e crescita è ora neutrale per la Francia e sfavorevole per l'Italia. Nel 2029 gli interessi assorbiranno il 6,4% delle entrate pubbliche francesi e il 9,5% di quelle italiane, vicino al record pre-crisi del 10,3%. Per Parigi il rincaro deve ancora arrivare: il nuovo debito costa 1,4 punti più del costo medio dello stock, un divario doppio rispetto all'Italia, e la vita residua più lunga dei titoli rinvia soltanto il riprezzamento. Il fabbisogno lordo di finanziamento francese è salito a circa il 21% del PIL, vicino al 22% italiano.Sensibilità a tassi e crescitaUn rialzo permanente di 100 punti base dei rendimenti aggiungerebbe entro il 2035 0,9 punti di PIL alla spesa per interessi francese e 1,1 punti a quella italiana, per il maggiore stock di debito. Un punto di crescita nominale in meno alzerebbe il debito italiano di circa 7 punti entro il 2030, fino al 143%, e quello francese di circa 6.La differenza decisiva resta il saldo primario: quello italiano è entro mezzo punto dal livello che stabilizza il debito, quello francese è sotto di 2-3 punti. Per la Francia, anche un saldo primario in pareggio porterebbe il debito al 141% del PIL nel 2050, e solo un avanzo di almeno l'1% lo metterebbe in discesa.Chi detiene il debitoL'Italia può contare su una base di investitori domestici più ampia: famiglie e imprese detengono il 14% del debito pubblico, contro l'1% in Francia, dove i non residenti possiedono il 57,5% dei titoli dello Stato centrale. Il rovescio della medaglia è il legame banche-Stato: gli istituti italiani detengono titoli domestici pari al 102% del capitale, contro il 38% di quelli francesi, pur con un ROE doppio. In caso di fuga degli investitori esteri simile a quella vissuta dai BTP nel 2010-2012, le banche francesi dovrebbero assorbire circa 410 miliardi di OAT, portando la loro quota al 25,1%, sopra il 24,4% toccato dalle banche italiane nel 2013.
Fonte: Teleborsa