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Economia
9 ore fa
Dazi, S&P: impatto su inflazione Usa nel breve termine sarà significativo
(Teleborsa) - Il nuovo round di dazi statunitensi, denominato "Liberation Day", ha superato le aspettative di S&P Global Ratings sia per entità che per ampiezza, portando i dazi effettivi a livelli che non si vedevano da quasi un secolo. Lo segnala l'agenzia di rating nel suo report sul primo impatto delle misure Usa sull'economia mondiale. "Questi nuovi dazi aumentano i rischi al ribasso rispetto allo scenario macroeconomico di base di S&P, con l’impatto complessivo nel breve termine che dipenderà da come verranno utilizzati i proventi dei dazi negli Stati Uniti e dall'entità e natura delle ritorsioni da parte dei Paesi esteri", si legge nel rapporto.Per quel che riguarda gli Usa, secondo S&P l'impatto sull'inflazione nel breve termine sarà significativo, probabilmente in media più vicino al 4% entro il quarto trimestre (rispetto al 3% nella nostra previsione di base di marzo). "Dato che la quota dell'11% della spesa dei consumatori è rappresentata da beni importati, il costo aggiuntivo delle importazioni aggiungerebbe lo 0,7%-1% al livello dell'indice dei prezzi CPI rispetto alla nostra precedente previsione (ipotizzando il 50%-75% di trasferimento ai consumatori)", sottolinea il rapporto. Supponendo che non ci siano importanti effetti di secondo round, i numeri dell'inflazione dovrebbero tornare all'obiettivo del 2% entro la metà del 2026.Il rapporto sottolinea che l'impatto sul PIL dipenderà dalle ritorsioni dei partner commerciali e da come verranno utilizzate le entrate tariffarie. Quanto alla possibilità che gli Stati Uniti entrino in recessione, S&P non prevede che questo scenario possa realizzarsi nei prossimi 12 mesi, ma ha comunque sottolineato che la probabilità soggettiva di una recessione in questo periodo di tempo è ora probabilmente salita al 30%-35% rispetto al 25% di marzo.Per quel che riguardo il resto del mondo, si legge nel rapporto, "prevediamo per la maggior parte dei Paesi stime di crescita del PIL e tassi di politica monetaria inferiori, sebbene entrambi possano variare in modo significativo tra le economie". L'agenzia di rating ha infatti fatto sapere che probabilmente verranno riviste al ribasso le previsioni di crescita del PIL rispetto allo scenario di base esistente. "È probabile che le grandi economie come l'eurozona e la Cina vedano aggiustamenti minori nei loro tassi di crescita, limitati a circa un quarto di punto percentuale all'anno", ha però aggiunto.
Fonte: Teleborsa