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33 minuti fa

Fed, con il primo rialzo dei tassi dopo una pausa l'azionario soffre subito ma poi va oltre

(Teleborsa) - A pochi giorni dalla riunione della Fed, gli investitori si chiedono se i tassi di interesse statunitensi siano destinati a salire. Tassi più elevati sono generalmente considerati una notizia negativa per il mercato azionario; tuttavia, la storia suggerisce che la relazione sia meno lineare. Lo afferma UniCredit in una ricerca sul tema.Gli investitori tendono ad associare i rialzi dei tassi della Fed a una debolezza dei mercati azionari, e i dati storici inizialmente confermano questa visione. Dopo il primo rialzo dei tassi successivo a una pausa, l'S&P 500 ha solitamente registrato difficoltà nell'arco dei successivi uno-tre mesi, poiché tassi più elevati penalizzano le valutazioni, irrigidiscono le condizioni finanziarie e alimentano il timore che le autorità monetarie possano finire per adottare una politica eccessivamente restrittiva.Tuttavia, il quadro complessivo offre indicazioni utili: i rendimenti tendono a migliorare man mano che si allunga l'orizzonte di investimento. A sei mesi dal primo rialzo, l'S&P 500 risultava in rialzo in cinque degli ultimi sette casi di primo aumento dopo una pausa. A distanza di un anno, il mercato azionario ha generato rendimenti medi pari a circa l'8%. Le due eccezioni, il 1994 e il 2022, presentavano un elemento comune: la politica monetaria è diventata decisamente più restrittiva di quanto i mercati avessero previsto.UniCredit ha recentemente rivisto le previsioni e ora si aspetta che la Fed attui due rialzi da 25 punti base, uno a settembre e uno a dicembre. Tale modifica riflette la tenuta della crescita economica, un mercato del lavoro prossimo alla piena occupazione, progressi più lenti sul fronte dell'inflazione e condizioni finanziarie che rimangono relativamente accomodanti. L'impatto inflazionistico del conflitto in Iran ha ulteriormente rafforzato l'opportunità di un approccio prudente da parte delle autorità monetarie. Tuttavia, una Fed orientata a una politica più restrittiva (hawkish) non è necessariamente incompatibile con una visione costruttiva sull'azionario. "La questione fondamentale non è tanto se i tassi saliranno, quanto se il contesto economico che ha giustificato l'inasprimento della politica monetaria rimarrà solido - afferma Tobias Keller, Investment Strategist di UniCredit - Finora, la risposta sembra essere affermativa: la crescita si è rivelata più resiliente del previsto, i mercati del lavoro restano in salute e gli utili aziendali continuano a sorprendere positivamente".Sebbene l'inasprimento della politica della Fed possa pesare sui mercati nel breve termine e i rialzi dei tassi possano generare periodi di volatilità - in particolare nei segmenti di mercato con valutazioni più elevate - UniCredit continua a ritenere che il contesto generale degli utili offra un sostegno. "Man mano che i tassi salgono, la leadership di mercato potrebbe estendersi oltre la ristretta cerchia di titoli "growth" a lunga duration che ha trainato i rendimenti negli ultimi anni - scrive Keller - Tuttavia, consideriamo tale evoluzione principalmente come una rotazione interna al mercato, piuttosto che come una minaccia per la prospettiva positiva dell'azionario nel suo complesso. A condizione che il ciclo di rialzi della Fed rimanga sostanzialmente in linea con le attese attuali e che la crescita e gli utili mantengano la loro tenuta, gli investitori dovrebbero evitare di confondere la volatilità a breve termine con un deterioramento delle prospettive a medio termine per il mercato azionario".
Fonte: Teleborsa