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Economia
1 ore fa
Guerra in Medio Oriente: quali le conseguenze per gli investitori?
(Teleborsa) - L’escalation del conflitto in Medio Oriente riaccende l’attenzione degli investitori globali, ma senza generare, per ora, reazioni di panico sui mercati finanziari. In questa analisi, Jacco de Winter, Knowledge Manager dell’ING Investment Office, esamina l’andamento di azioni, obbligazioni e materie prime, il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e le possibili implicazioni su inflazione e crescita, ribadendo l’importanza di un approccio disciplinato e orientato al lungo termine.Reazione limitata dei mercati finanziariLa reazione dei mercati questa mattina è stata relativamente contenuta. In Asia, l’indice Nikkei giapponese ha perso l’1,4%, mentre il CSI 300 cinese ha chiuso in rialzo dello 0,4%. In Europa, l’ampio indice Stoxx Europe 600 è sceso dell’1,5% dopo due ore di contrattazioni. I prezzi dell’oro e dell’argento sono aumentati tra il 2,5% e il 3%. I rendimenti dei titoli di Stato "rifugio" tedeschi e statunitensi sono persino leggermente saliti, segnalando l’assenza di una vera e propria "fuga verso la sicurezza".Nessun motivo di panicoGli investitori non stanno mostrando segni di panico — e a ragione. La storia mostra che il nervosismo dei mercati in seguito a una crisi tende solitamente a rientrare rapidamente. Se si fosse usciti dal mercato in occasione di ogni fase di incertezza geopolitica, si sarebbero perse opportunità di rendimento interessanti. È opportuno mantenere la calma e concentrarsi sul lungo periodo e sui fondamentali: crescita economica e utili societari. Finché questi restano solidi, ogni flessione può rappresentare un’opportunità di acquisto.Il rialzo del petrolio come barometro delle tensioniL’attacco non è giunto del tutto inaspettato, alla luce del significativo rafforzamento militare statunitense nella regione nelle ultime settimane. Quando aumentano le tensioni geopolitiche, si osservano spesso reazioni di mercato prevedibili. Nel caso del Medio Oriente, ciò significa tipicamente un aumento dei prezzi del petrolio per timori di interruzioni dell’offerta. Il prezzo del Brent era già salito da 60 dollari al barile a inizio anno a oltre 72 dollari venerdì scorso. Oggi il petrolio supera i 78 dollari. Anche il gas è in rialzo; in Europa i prezzi aumentano di oltre il 20% questa mattina.Rischio di restrizioni all’offerta di petrolio e gasIn un conflitto che coinvolge l’Iran, la questione chiave riguarda lo Stretto di Hormuz. Tra il 20% e il 30% dell’offerta mondiale di petrolio e gas transita quotidianamente attraverso questo stretto braccio di mare tra l’Iran e gli Stati del Golfo, Oman ed Emirati Arabi Uniti — inclusi i carichi provenienti da Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e dallo stesso Iran. Sembra che il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto si sia in gran parte fermato, circostanza che potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i prezzi di petrolio e gas. Tuttavia, considerato l’equilibrio militare, un blocco prolungato appare poco probabile.Il picco del petrolio dovrebbe essere temporaneoSe i prezzi del petrolio dovessero restare elevati per un periodo prolungato, si eserciterebbe una pressione al rialzo sull’inflazione. Tuttavia, riteniamo che il rialzo sia destinato a essere temporaneo, poiché a livello globale esiste un eccesso di offerta di greggio. Inoltre, l’OPEC+ dispone di una significativa capacità inutilizzata e può compensare interruzioni temporanee dell’offerta. Il cartello ha già annunciato un aumento della produzione. E, elemento non trascurabile: a differenza del passato, gli Stati Uniti sono oggi il maggiore produttore mondiale di petrolio. Inoltre, il petrolio non è più la nostra principale fonte di energia e la dipendenza complessiva si è ridotta.Gli investitori cercano beni rifugioQuando cresce l’instabilità geopolitica, gli investitori tendono a orientarsi verso beni rifugio come titoli di Stato e oro. L’oro è da tempo un asset ricercato; il suo prezzo è già salito di quasi il 25% quest’anno. Anche i titoli di Stato mostrano resilienza: il rendimento del decennale tedesco è sceso dal 2,85% al 2,66% dall’inizio dell’anno, mentre quello del Treasury decennale statunitense dal 4,16% al 3,97%. Rendimenti e prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta: rendimenti in calo implicano prezzi in aumento. Una diversificazione tra diverse classi di attivo dimostra chiaramente il proprio valore.Non speculiamo…All’Investment Office di ING non effettuiamo coperture specifiche contro potenziali rischi geopolitici. Questi, purtroppo, fanno parte di ogni epoca, e le escalation sono estremamente difficili — se non impossibili — da prevedere. Includiamo gli sviluppi geopolitici correnti nelle nostre prospettive di investimento e negli scenari per il futuro prevedibile, laddove abbiano un impatto diretto su economia, aziende o settori. Non speculiamo su ciò che potrebbe accadere sul piano geopolitico.
Fonte: Teleborsa