Breaking News
Economia
12 minuti fa
Commercialisti, è allarme ricambio generazionale: solo il 13% degli studi è pronto
(Teleborsa) - Oltre il 70% dei commercialisti italiani ha più di 50 anni, mentre solo il 13% degli studi si ritiene preparato a gestire il ricambio generazionale, secondo il primo Barometro dei Commercialisti (LINK) di Wolters Kluwer Tax and Accounting Italia fornitore leader di soluzioni software, informazioni e servizi per studi professionali e aziende.Basato su un sondaggio condotto su 440 studi professionali italiani, il Barometro analizza le esigenze, le sfide e le prospettive del settore. Ne emerge il ritratto di una professione profondamente radicata nel tessuto economico italiano — con oltre la metà degli studi attivi da più di 30 anni e l'88% che mantiene quasi interamente il proprio portafoglio clienti — ma sempre più sotto pressione a causa dell'erosione della redditività, della difficoltà a competere in attrattività lavorativa e della mancanza di una pianificazione del ricambio generazionale."I commercialisti italiani hanno costruito il proprio successo su un profondo rapporto di fiducia con i clienti, ma oggi il settore si trova ad affrontare pressioni senza precedenti. Il progressivo ricambio generazionale, la crescente complessità e la persistente pressione sui margini stanno spingendo gli studi a ripensare il proprio modo di operare e di pianificare il futuro. Il passaggio generazionale non è più soltanto una questione di lungo periodo: è diventato un tema cruciale per la continuità del busines" - . ha dichiarato Sergio Liscia, Vice President & General Manager di Wolters Kluwer Tax & Accounting Europe Region South. - "La tecnologia può svolgere un ruolo fondamentale, automatizzando le attività di compliance, migliorando la produttività, aiutando gli studi ad attrarre nuove generazioni di talenti e liberando maggiore capacità da dedicare a servizi di consulenza a più alto valore aggiunto".Piramide dell'età rovesciata: la sfida generazionale del settoreI dati demografici del Barometro sono eloquenti. La fascia d'età più rappresentata tra i consulenti italiani è quella compresa tra 51 e 60 anni (38%), seguita dagli over 60 (33%). Nel complesso, oltre sette professionisti su dieci hanno più di 50 anni. All'estremo opposto, gli under 30 rappresentano solo il 4% del totale, mentre la fascia 30-40 anni si ferma al 7%. Questa piramide rovesciata ha conseguenze dirette sulla pianificazione della successione.Un terzo degli studi (31%) riconosce un rischio specifico legato alla mancanza di ricambio generazionale mentre il 26% ammette di non aver ancora affrontato esplicitamente la questione. Solo il 13% si ritiene pienamente preparato. Nel complesso, il 58% del settore si trova in una posizione di potenziale vulnerabilità rispetto al tema della successione. Il problema è particolarmente marcato negli studi più piccoli: tra quelli con 1-3 collaboratori (il 58% del totale) il 36% indica un chiaro rischio di ricambio generazionale, mentre il 33% ammette di non aver pianificato alcuna soluzione.La grande sfida di attrarre talentiLa difficoltà nel reperire e trattenere professionisti qualificati aggrava la crisi del ricambio generazionale: il 62% degli studi definisce alta la difficoltà nel reclutare talenti, tra i più rari sul mercato i profili fiscali (39%) e contabili (38%).Tra gli studi che riscontrano difficoltà di reclutamento, il 35% cita l’impossibilità di offrire condizioni economiche competitive mentre il 27% indica una scarsa attrattività rispetto ad altre opportunità di carriera. Quando i dipendenti lasciano lo studio, le principali motivazioni sono un cambio nella tipologia di lavoro svolto (32%) e l’eccessivo carico di lavoro (24%).Anche la formazione interna, strumento essenziale per preparare e fidelizzare la nuova generazione di consulenti, riflette una situazione simile: il 57% degli studi professionali opera senza un programma di formazione pianificato e continuativo.Microstruttura e redditività sotto pressioneDue fattori strutturali contribuiscono direttamente a questa crisi del ricambio generazionale: le dimensioni degli studi professionali e la pressione sulla loro redditività, che ne limitano la capacità di offrire condizioni di lavoro attrattive e di investire nel futuro.Lo studio commercialista italiano tipo è una microimpresa: il 58% opera con un numero di collaboratori fissi compreso tra 1 e 3 e oltre l'84% con un massimo di 6 persone. Questa struttura può a volte limitare la crescita e la capacità di investimento. Gli studi più piccoli hanno spesso meno risorse per adottare nuove tecnologie, attrarre e sviluppare talenti o costruire piani di ricambio generazionale per il futuro.La situazione economica peggiora questi limiti. Il 71% degli studi, infatti, non ha aggiornato le proprie tariffe negli ultimi dodici mesi. Quasi la metà (45%) indica l'impossibilità di trasferire l'aumento dei costi ai clienti come principale criticità economica, seguita dai ritardi nei pagamenti (37%) e dalla scarsa redditività dei servizi a tariffa fissa (27%). Di conseguenza, il 34% degli studi professionali ha registrato un calo del fatturato nell'ultimo anno, con le flessioni più marcate tra gli studi più piccoli.A questa pressione economica si aggiunge il carico operativo della compliance: oltre il 70% del tempo di lavoro continua a essere dedicato agli adempimenti fiscali, contabili e amministrativi. La consulenza strategica è un'area in crescita, con il 32% degli studi che dichiara un aumento del fatturato da questi servizi, ma il 55% vi dedica meno del 25% del proprio tempo.
Fonte: Teleborsa