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53 minuti fa
CNEL, Giovani expat: l'83% tornerebbe in Italia con salari più alti
(Teleborsa) - Salari e merito sono le condizioni principali per favorire il ritorno in Italia dei giovani all’estero. E' quanto emerge dall’indagine del CNEL contenuta nel Rapporto "Giovani Expat. Come farli tornare", che ha raccolto oltre 2.500 risposte, di cui 1.803 analizzate nella prima versione.Il 93% dei rispondenti, tra i 18 e i 34 anni, è laureato e il 58% ha lasciato l’Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato. L’87% vive oggi in Europa e l’8,5% in Nord America.Un aumento consistente delle retribuzioni è la condizione per il ritorno in Italia più citata in assoluto, giudicata estremamente rilevante dall'83% dei rispondenti. Seguono le opportunità di lavoro adeguate al profilo (88% considerando tutti i giudizi di rilevanza), il merito (79%), gli incentivi al rientro (75%) e la conciliazione tra vita e lavoro (72%). Alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti si fermano rispettivamente al 63% e al 62%.Le basse retribuzioni sono anche tra le principali ragioni della partenza, seguite dalla cultura del lavoro giudicata arretrata e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Il 49% indica inoltre la lentezza della burocrazia e il 48% il peso di clientelismo e raccomandazioni.Alla domanda sull’intervento prioritario, il 53% indica le retribuzioni, il 19% le opportunità di lavoro e il 6% la meritocrazia. La priorità salariale raggiunge il 55% al Nord e scende al 48% nel Mezzogiorno.L’indagine si innesta sul quadro statistico elaborato dal CNEL, che fotografa una vera e propria emorragia generazionale: tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024.L’Indice Sintetico dei Flussi Migratori del CNEL evidenzia inoltre che, per ogni giovane proveniente da un’economia avanzata che arriva in Italia, ne partono 14,5 italiani. Sul fronte salariale, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio dell’Italia è aumentato rispetto ai principali partner europei: dal 7% rispetto alla Spagna, al 36% verso la Germania, fino al 71% nei confronti della Svizzera.
Fonte: Teleborsa