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53 minuti fa
Tononi (Assonime): norma sulla lista del CdA da abrogare, altrimenti rischia di scomparire
(Teleborsa) - "La rigidità delle norme di legge, la loro inderogabilità, conduce inevitabilmente alla conformità di fatto dei modelli di governance, ma le imprese sono eterogenee, quindi quella non può essere la strada giusta da intraprendere. Bisogna invece riconoscere che la flessibilità negli schemi di governance è un elemento competitivo". Lo ha detto Massimo Tononi, presidente di Assonime e del Comitato Italiano per la Corporate Governance, all'incontro sulla corporate governance organizzato in Consob."Le imprese devono poter scegliere quello più adatto alla loro stessa azienda e ai loro soci, perché ovviamente si confrontano con il mercato, e poi sarà proprio il mercato che ne darà una valutazione di queste scelte e la valutazione naturalmente porterà poi a delle scelte di investimento in un senso o nell'altro", ha aggiunto.Secondo Tononi, "la riforma del TUF ha colto solo parzialmente nel segno, perché certamente è molto apprezzabile quello che si è fatto per quanto riguarda le imprese quotate, le piccole e medie imprese, tra l'altro si è intervenuto su quegli ambiti della governance dove maggiore era il disallineamento tra il nostro ordinamento e quello delle principali giurisdizioni estere - penso quindi ai quorum per l'assemblea straordinaria, ai meccanismi di nomina dell'organo di amministrazione, al diritto di recesso, alle operazioni con parti correlate - e certamente ci vorranno degli anni per capire se queste modifiche normative produrranno gli effetti sperati. Per certi versi però, mi viene da dire che forse si poteva pensare di estendere queste questi elementi di flessibilità anche alle imprese di maggiore dimensione ad azionariato diffuso, anche proprio in considerazione del grado di maturazione raggiunto dall'autodisciplina nel nostro paese". "Un ambito su cui certamente vi è bisogno un maggior spazio di autonomia io credo sia quella della nomina degli organi di vertice delle imprese, in particolare il consiglio l'amministrazione - ha detto il presidente di Assonime - Qui siamo incappati, lo dico con molta franchezza, in un clamoroso incidente di percorso. Non è colpa della riforma del TUF, che peraltro non ha provveduto a sanare gli errori che invece erano contenuti nella Legge Capitale dove è stato introdotto un meccanismo per la presentazione della lista del consiglio di amministrazione che si può definire come articolato e complesso, io dico addirittura bizzarro, che non è capito dagli investitori internazionali e certamente non va nella direzione della semplificazione"."Come presidente di Banco BPM ho avuto il dubbio onore di presiedere la prima assemblea in Italia, la scorsa primavera, con cui è stata applicata questa nuova normativa - ha raccontato - In realtà il giorno precedente si è svolta quella di MPS, pure loro hanno applicato la normativa in questione, però non sono arrivati al secondo turno di voto perché nel loro caso la lista del consiglio è stata sconfitta al primo turno. Nel nostro caso invece siamo andati fino in fondo, quindi ne ho vissuto anche nei mesi precedenti le anomalie e le bizzarrie. Ci sono due aspetti assolutamente anomali. Il primo è che occorre rappresentare un numero sovrabbondante di candidati nell'ambito di questa lista del CdA. Il secondo è che qualora la lista del CdA prevalesse al primo turno si voterà nel secondo turno su base individuale tra questi candidati, ma a questa votazione parteciperanno tutti i soci, non soltanto quelli che al primo turno hanno votato per la lista vincente"."Quindi io mi auguro che fra i decreti attuativi e correttivi che vi saranno nei prossimi mesi, me lo auguro almeno, vi sia anche l'abrogazione di questa norma, quantomeno l'eliminazione delle clausole che prima citavo, anche perché i mercati internazionali non la capiscono e di conseguenza hanno grosse difficoltà ad adeguarsi - ha aggiunto - Sarebbe un gran peccato se, per effetto di questa normativa, scomparisse dal nostro panorama di corporate governance la lista del CdA che è la modalità più largamente utilizzata all'estero per nominare i CdA. Poi uno può contestare l'autoreferenzialità di questo meccanismo, però all'estero, a parte alcuni casi patologici, ha sempre funzionato. In Italia stava funzionando e adesso rischia di scomparire".
Fonte: Teleborsa