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1 ore fa
Petrolio, i produttori in Medio Oriente tagliano la produzione giornaliera
(Teleborsa) - Il blocco dello Stretto di Hormuz e il protrarsi della guerra in Iran, giunta al suo undicesimo giorno, hanno spinto i giganti petroliferi del Medio Oriente a una netta riduzione della produzione giornaliera. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l'Arabia Saudita ha tagliato l'output tra i 2 e i 2,5 milioni di barili al giorno, mentre l'Iraq ha subito la riduzione più profonda, pari a circa 2,9 milioni di barili (quasi il 60% della sua capacità). Anche gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait hanno ridotto la produzione, rispettivamente di 500.000-800.000 e 500.000 barili al giorno. Complessivamente, i quattro produttori hanno rimosso dal mercato fino a 6,7 milioni di barili giornalieri, circa un terzo della loro produzione collettiva. Amin Nasser, CEO di Saudi Aramco, ha definito questa situazione la più grande crisi mai affrontata dall'industria regionale, avvertendo che il prolungato stop alle spedizioni attraverso Hormuz — condotto vitale per un quinto del petrolio mondiale — potrebbe avere conseguenze catastrofiche per l'economia globale.Un'analisi pubblicata martedì da Bernstein ha evidenziato come i prezzi del petrolio dovrebbero salire ben oltre i livelli attuali per innescare una significativa distruzione della domanda. Gli analisti della società di consulenza hanno calcolato che, per raggiungere il "carico petrolifero" del 5,2% visto nel 2007 (soglia storica che erode i consumi), servirebbe una media annuale di 155 dollari al barile nel 2026. Bernstein ha stimato che la perdita prolungata del 20% del petrolio e del GNL mondiale spingerebbe la media del Brent sopra i 90 dollari per uno stop di tre mesi e sopra i 110 dollari per sei mesi. La situazione attuale, caratterizzata da attacchi diretti alle infrastrutture come la raffineria di Ras Tanura e gli impianti del Qatar, viene paragonata per gravità solo alla distruzione del settore petrolifero kuwaitiano nel 1991. Se il conflitto dovesse persistere, Bernstein ha avvertito che i mercati inizieranno comunque a scontare una recessione economica globale.Parallelamente, anche HSBC ha rivisto le proprie stime alla luce dell'instabilità geopolitica. Martedì, la banca ha alzato le previsioni sul prezzo medio del Brent per il 2026 di 15 dollari, portandole a 80 dollari al barile, e ha incrementato l'outlook per il WTI di 14 dollari, fissandolo a 76 dollari. Secondo gli analisti di HSBC, la chiusura dello Stretto di Hormuz rimane il fattore critico che ha spinto i principali produttori OPEC a ridurre le spedizioni a causa dello stallo del traffico marittimo. Dall'inizio della guerra la scorsa settimana, il Brent ha guadagnato oltre il 27% e il WTI circa il 33%, riflettendo il premio al rischio legato alla possibile interruzione delle forniture globali in un contesto di scorte già ai minimi degli ultimi cinque anni.Oggi i mercati hanno vissuto una mattinata di forte ritracciamento dopo i picchi raggiunti lunedì, quando entrambi i benchmark avevano sfiorato i 120 dollari al barile, i livelli più alti dalla metà del 2022. Martedì mattina a Londra, dopo le rassicurazioni di Trump su una durata breve del conflitto, i futures sul Brent sono scesi fino a 90,9 dollari al barile (il WTI fino a 87,4 dollari).
Fonte: Teleborsa