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1 ore fa

Borsa Italiana ai massimi ma sistema sottodimensionato con liquidità in calo e più concentrazione

(Teleborsa) - Nel 2025 il mercato azionario italiano ha continuato a correre e la capitalizzazione ha toccato il record storico di 1.077 miliardi di euro spinta dal rialzo dei corsi, nonostante il numero di società quotate sul mercato regolamentato sia sceso sotto le 200 unità, ma la Borsa Italiana continua a mostrare dimensioni non in linea con le potenzialità dell'economia del Paese: rappresenta solo lo 0,8% del mercato azionario mondiale, nonostante il PIL italiano valga oltre il 2% di quello globale, e presenta anche uno dei rapporti tra capitalizzazione di mercato e PIL più bassi tra le economie avanzate (48%). È quanto emerge dal rapporto Capital Markets in Italy, pubblicato oggi dalla Consob.Lo studio mette in evidenza alcune delle dinamiche strutturali del mercato italiano fra le quali, ad esempio, la liquidità complessiva, che ha registrato un calo nell'ultimo decennio: su Euronext Milan il controvalore scambiato in un anno sul totale della capitalizzazione è passato, in media, da quasi il 100% nel 2015 all'88% nel 2025. Questo in un contesto di crescente concentrazione del mercato, dove la capitalizzazione delle prime dieci società su Euronext Milan rappresenta il 55% del totale rispetto al 37% nel 2015.Il rapporto stima che, dal 2010, l'impatto del flusso di ammissioni e revoche sul mercato italiano è stato negativo per circa 96 miliardi di euro, di cui 72 nell'ultimo quinquennio. In un contesto di delisting sostenuto ma sostanzialmente stabile, il calo delle IPO è stato il fattore principale alla base del calo del numero di società quotate su Euronext Milan da 277 a 198 dalla fine del 2010. Tale calo è tuttavia un trend comune ai principali mercati internazionali: nell'ultimo decennio, le piazze di Londra e Parigi hanno visto una riduzione del numero di società quotate sul mercato regolamentato rispettivamente del 20% e del 46%, a fronte di un calo del 20% registrato in Italia.Sul mercato italiano growth (EGM), il peggioramento del saldo è spiegato principalmente da un'impennata dei delisting. Il fenomeno del translisting è diminuito significativamente negli ultimi due anni, rispetto al picco registrato nel periodo 2018-2023, con una sola società nel 2024 e zero nel 2025. Nel periodo 2005-2025, i proventi totali delle IPO su Euronext Milan sono stati pari a 34 miliardi di euro, di cui il 21% proveniente da offerte primarie, mentre su EGM hanno raggiunto i 7,3 miliardi di euro, di cui l'81% proveniente da azioni primarie. La differenza suggerisce una chiara caratteristica dell'Euronext Milan, dove la decisione di quotarsi è spesso guidata dalla ricerca di liquidità degli azionisti piuttosto che dalle esigenze di finanziamento delle aziende.L'indicatore di intermediazione di mercato - che misura i flussi finanziari netti canalizzati dal mercato azionario italiano verso e da aziende e investitori - è rimasto negativo negli ultimi 19 anni. Dal 2007, gli investitori hanno ricevuto un totale di 457,4 miliardi di euro in dividendi e 87,9 miliardi di euro attraverso riacquisti di azioni proprie, con una marcata accelerazione negli ultimi cinque anni. Nel complesso, questi risultati indicano che il mercato azionario ha operato principalmente come canale di redistribuzione del valore agli investitori piuttosto che come fonte di finanziamento per le aziende.Inoltre, in Italia il ricorso ai mercati dei capitali per finalità di finanziamento da parte delle società non finanziarie rimane limitato. Nel 2025, il market-funding ratio (calcolato come rapporto tra azioni e obbligazioni quotate e la somma di questi strumenti e del debito bancario), indicatore dell'intensità del finanziamento di mercato per le imprese, si attestava al 34% in Italia, un valore inferiore alla media UE (37%) e significativamente inferiore ai livelli osservati negli Stati Uniti e nel Regno Unito (rispettivamente 74% e 57%).In questo quadro si colloca lo sviluppo del private equity: in Italia gli investimenti continuano a crescere, con un +17% nella prima metà del 2025, nonostante si registri un calo della raccolta, in linea con la netta contrazione della raccolta globale (-33%). Negli ultimi dieci anni le risorse messe a disposizione delle imprese italiane da parte del private equity sono state quasi il triplo dei proventi di tutte le IPO su Euronext Milan e Euronext Growth Milan. Considerando anche le operazioni follow-on, le risorse fornite dal private equity e dal mercato azionario nel corso del decennio sono sostanzialmente equivalenti.Un maggiore sviluppo del mercato dei capitali appare raggiungibile alla luce dell'elevata ricchezza finanziaria delle famiglie italiane (6.148 miliardi di euro a giugno 2025). Una quota rilevante di questa ricchezza (26%) è oggi rappresentata da contante e depositi: un valore significativo se comparato con il dato degli Stati Uniti (11%), ma comunque inferiore alla media dell'area euro (32%). La porzione allocata in bond risulta superiore alla media dell'area euro (8% contro 3%), mentre il 19% è collocato in prodotti assicurativi e previdenziali, quota inferiore a quanto osservato nell'area euro (27%) e negli Stati Uniti (28%).L'industria domestica del risparmio gestito mostra però ancora dimensioni contenute rispetto alle potenzialità dell'economia nazionale, attestandosi al 70% del PIL (valore lontano dal 350% in UK, 187% nei Paesi Bassi e 180% in Francia) e un'esposizione ancora limitata verso le azioni italiane (7% del patrimonio). Gli attivi dei fondi pensione rappresentano invece il 9% del PIL, in linea con Germania e Francia ma ancora sottodimensionati rispetto a Paesi Bassi (146%) e Svezia (51%).Inoltre, nonostante la significativa crescita del settore in Italia, gli investimenti in azioni nazionali rimangono modesti, rappresentando il 7% del patrimonio totale per l'industria italiana del risparmio gestito e l'1,9% per i fondi pensione italiani. Anche i Piani Individuali di Risparmio (PIR), progettati per supportare l'allocazione del risparmio privato alle aziende italiane, rimangono di modesta entità in relazione alla ricchezza delle famiglie (con un patrimonio gestito di 25,5 miliardi di euro a settembre 2025) e mostrano un'esposizione limitata alle PMI italiane quotate (7,8% del patrimonio gestito).Un'analisi della struttura proprietaria delle società italiane quotate su Euronext Milano indica che, nonostante la quota di gestori patrimoniali nel capitale sia aumentata nell'ultimo decennio (dal 32% al 41%), nel 2025 il contributo dei gestori nazionali rimane limitato (12% della quota detenuta dai gestori patrimoniali). Al contrario, la quota degli investitori istituzionali (fondi pensione, compagnie di assicurazione, fondi sovrani, fondazioni e fondi di dotazione) è rimasta sostanzialmente invariata nel periodo, attestandosi intorno al 10%. I dati mostrano che solo il 20% del totale dei fondi pensione che investono in società quotate italiane fa riferimento a operatori italiani.
Fonte: Teleborsa