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1 ore fa

EAR, quando la cultura diventa infrastruttura

(Teleborsa) - Per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio, Roma smette di essere soltanto il grande museo a cielo aperto che alimenta l’economia turistica italiana e si propone come laboratorio avanzato di ricerca artistica, innovazione tecnologica e sperimentazione culturale. È l’ambizione di EAR – Enacting Artistic Research, progetto internazionale che distribuisce convegni, mostre, installazioni ed esperienze immersive tra l’Ara Pacis, l’Accademia di Belle Arti, i Musei Capitolini e il Conservatorio di Santa Cecilia, trasformando la città in una brulicante piattaforma di ricerca diffusa.L’operazione intercetta una questione centrale e molto attuale per l’economia italiana: il ruolo della cultura non solo come patrimonio da tutelare, ma come asset produttivo, capace di generare valore, occupazione e innovazione. I numeri lo confermano. Il sistema culturale e creativo italiano, secondo i più recenti dati del sistema Io sono Cultura, produce 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto e, considerando l’indotto, attiva oltre 300 miliardi di euro, pari a più del 15% della ricchezza nazionale, con circa 1,5 milioni di occupati. In questo quadro, la cultura non è un comparto meramente accessorio, ma una delle poche filiere in cui l’Italia conserva un vantaggio competitivo strutturale.EAR si inserisce proprio in questa traiettoria: "La tradizionale visione di arte e scienza come ambiti antitetici è ormai anacronistica», spiega Beatrice Peria, responsabile scientifica del progetto che ha visto insieme le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze, Brera, i Conservatori di Roma “Santa Cecilia” e dell’Aquila “Alfredo Casella”, l’Università Politecnica delle Marche, l’INFN – Università Roma Tre. «Il progetto EAR ha dimostrato quanto il dialogo tra discipline sia fondamentale per aprire nuove traiettorie di conoscenza. La ricerca artistica condivide con quella scientifica lo stesso rigore metodologico e progettuale".Un riconoscimento che ha anche una valenza economica. "EAR può diventare un modello di riferimento con ricadute durature», prosegue Peria. «Dallo sviluppo di esperienze immersive a strumenti innovativi per la valorizzazione del patrimonio culturale fino ad applicazioni creative dell’AI in settori diversi, le competenze sviluppate possono essere trasferite e trovare sbocco anche in altri ambiti, dal turismo culturale al design".Al centro del progetto c’è la volontà di rendere visibili i processi della creazione, trasformandoli in conoscenza accessibile. È il lavoro portato avanti da Costanza Barbieri, che attraverso la diagnostica non invasiva applicata a opere di Tiziano, Michelangelo, Hayez e al tema del non finito mostra ciò che normalmente resta nascosto. "Abbiamo deciso di valicare i confini fra ricerca scientifica e artistica, ricostruendo la genesi di alcune opere delle collezioni di Accademie nazionali e internazionali attraverso gli strumenti scientifici della diagnostica non invasiva (raggi X, riflettografia infrarossa, XRF)» spiega Barbieri, che aggiunge: «Sotto la pellicola pittorica si scopre ciò che è invisibile all’occhio umano, dai disegni preparatori, ai ripensamenti, alle sperimentazioni con le tecniche, per comprenderne l’iter creativo. La diagnostica ci offre così un nuovo sguardo e una nuova narrazione di come l’opera è stata realizzata, anche per una fruizione museale più partecipata".Accanto alla rilettura del patrimonio storico, EAR affronta uno dei nodi più sensibili della contemporaneità: il rapporto tra creatività e intelligenza artificiale. Il sistema °’°Kobi, sviluppato all’interno del progetto, propone una visione della tecnologia non come sostituto dell’autore, ma come partner cognitivo. "Siamo immersi in un cambio di paradigma", osserva Franco Ripa di Meana. "Per questo la ricerca su °’°Kobi si fonda su tracciabilità delle fonti, costruzione di intelligenze collettive che riflettano i valori europei e uso dell’AI a supporto del processo creativo umano", evitando il rischio di delegare alla macchina la responsabilità dell’atto artistico.E sul fronte della competitività globale del patrimonio culturale EAR, spiega Dalma Frascarelli, coordinatrice del WP4, "le iniziative di riscrittura immersiva, dalla mostra su Giovan Battista Marino ai progetti in realtà virtuale e gaming, mettono in dialogo opere e autori italiani con linguaggi contemporanei. Testi storici e luoghi diventano esperienze interattive, pensate in particolare per la Generazione Z".Il cultural design, in questo senso, non è una semplice operazione di divulgazione digitale, ma una strategia progettuale che trasforma la ricchezza storica italiana in un prodotto culturale contemporaneo, capace di competere con i grandi player internazionali della cultura digitale senza rinunciare alla profondità dei contenuti. "La complessità culturale italiana», conclude la storica dell’arte, «diventa così un vantaggio competitivo, esportabile come modello di progettazione culturale".Il risultato complessivo è un ecosistema in cui ricerca, formazione avanzata, sperimentazione tecnologica e fruizione pubblica convivono. EAR mostra così come la cultura possa funzionare da infrastruttura immateriale per lo sviluppo: non solo un costo da sostenere, ma un investimento in grado di creare valore economico, capitale simbolico e innovazione. In un paese che fonda una parte significativa della propria economia sulla cultura, la sfida è trasformare questa consapevolezza in politiche strutturali e EAR indica chiaramente una direzione possibile, una strada percorribile.(Foto: Monkeys Video Lab )
Fonte: Teleborsa