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Economia
48 minuti fa
Electrolux, USB al tavolo MIMIT: metodo non va bene
(Teleborsa) - Si è svolto oggi presso il MIMIT un nuovo tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, dentro il percorso aperto dopo la presentazione del piano aziendale che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale e la chiusura di fatto dello stabilimento di Cerreto d’Esi.L’incontro - si legge nella nota - è stato funzionale ad entrare maggiormente nel dettaglio, stabilimento per stabilimento, della composizione del costo unitario, della competizione diretta per singolo prodotto con i competitor del Far East e di quelle che, secondo l’azienda, sarebbero le “azioni necessarie” per rendere sostenibili i vari siti italiani.Si è trattato, nei fatti, di una sorta di ricalibrazione del piano iniziale, concentrata sulle possibili linee di intervento individuate da Electrolux: costo dell’energia, costo del lavoro, materiali e CBAM.Come USB abbiamo però evidenziato un punto centrale: anche oggi qualsiasi ipotesi portata al tavolo dall’azienda sembra partire dal presupposto che gli esuberi debbano comunque esserci e che una parte rilevante dei volumi produttivi oggi realizzati negli stabilimenti italiani debba essere trasferita altrove.Questo è per noi il nodo politico e industriale della discussione. L’azienda ha infatti rappresentato un quadro che prevede, ad esempio, lo spostamento all’estero di produzioni oggi collocate in Italia: dalla metà della produzione dei piani a gas di Forlì delocalizzata in Cina, fino alle lavasciuga di Porcia indirizzate verso la Thailandia. Ma il tema del decentramento dei volumi non sembra riguardare solo questi casi: attraversa, con modalità diverse, quasi tutti gli stabilimenti coinvolti dal piano.Allo stesso tempo vengono accennati possibili volumi in ingresso e nuovi prodotti destinabili agli stabilimenti italiani, ma senza una reale identificazione, senza garanzie e con tempistiche che, in alcuni casi, rimandano a prodotti ancora in fase di studio. Parliamo quindi di anni prima di poter vedere eventualmente concretizzate queste ipotesi.È mancata ancora una volta, inoltre, una chiara indicazione aziendale sulla volontà di salvaguardare realmente lo stabilimento di Cerreto d’Esi. Anche su questo punto non si può restare nell’ambiguità. Cerreto continua a essere trattata come una variabile già compromessa, senza che l’azienda abbia messo sul tavolo un’ipotesi credibile di rilancio, riconversione, nuova missione produttiva o mantenimento dentro il perimetro industriale. Per USB questo non è accettabile.Più in generale, non si può costruire il confronto partendo da volumi già destinati a uscire dall’Italia, indicare come inevitabile la riduzione produttiva e poi arrivare agli esuberi come conseguenza tecnica. Così il rischio è quello di cadere in un tranello: discutere della riduzione dei volumi significa finire per accettare indirettamente anche la riduzione dell’occupazione.USB - chiude la nota - continuerà a chiedere che dal tavolo vengano tolti esuberi, chiusure e delocalizzazioni. Solo a partire da questo presupposto può aprirsi una discussione vera su un piano industriale alternativo, capace di difendere stabilimenti, lavoratori, competenze e capacità produttiva del Paese.
Fonte: Teleborsa