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BCE, Intesa: tassi fermi a ottobre, rialzo possibile a dicembre. Sul TPI "valutare se iniziare ad attivarlo"
(Teleborsa) - Alla riunione del 29 ottobre la BCE dovrebbe lasciare invariati i tassi ufficiali, ma Christine Lagarde potrebbe segnalare la possibilità di un rialzo a dicembre, a meno di sviluppi particolarmente favorevoli sul fronte dei prezzi. È la previsione di Luca Mezzomo, economista di Intesa Sanpaolo, secondo cui sulle turbolenze di mercato Francoforte si limiterà a ribadire la disponibilità dello scudo anti-spread TPI, mentre dovrebbe valutare se iniziare ad attivarlo.Secondo l'analisi, l'orientamento della BCE resta caratterizzato da "un moderato tightening bias, temperato, tuttavia, dalla dipendenza dai dati e dalla propensione alla gradualità". La persistenza della crisi energetica, con petrolio e gas su livelli ben più alti delle ipotesi di settembre, potrebbe giustificare una nuova stretta. D'altra parte, l'assenza di effetti di seconda battuta, il restringimento delle condizioni di finanziamento dovuto all'aumento dei tassi di mercato e dei premi per il rischio di credito e sovrano, e il calo delle Borse rendono meno pressante un intervento sui tassi.L'indice di posizionamento del Consiglio direttivo elaborato da Intesa Sanpaolo sulla base delle dichiarazioni pubbliche conferma questa lettura: "si colloca attualmente al di sotto della soglia coerente con un rialzo dei tassi ufficiali (1,25 contro 1,50), sebbene di poco". Anche i mercati attribuiscono a un rialzo a ottobre una probabilità implicita inferiore al 10%, mentre se lo aspettano a dicembre. Per giustificare la pausa, Lagarde dovrebbe richiamare le informazioni in arrivo tra il 29 ottobre e il 17 dicembre, comprese le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff. Intesa si attende però anche cenni a possibili nuovi rialzi, perché, come ha già detto la stessa presidente, lo shock energetico è troppo ampio e persistente per essere ignorato dalla politica monetaria.Sul fronte delle tensioni sui mercati, il comunicato dovrebbe limitarsi a ribadire che tensioni ingiustificate e abbastanza gravi da compromettere la trasmissione della politica monetaria potrebbero portare all'attivazione del TPI. In conferenza stampa, invece, "la presidente potrebbe sottolineare che il Consiglio è pronto ad agire con tutti gli strumenti a sua disposizione e che sta monitorando da vicino la situazione".Intesa si mostra scettica sull'ipotesi, su cui conta una parte del mercato, di una ripresa dei reinvestimenti del PEPP. In teoria basterebbe una decisione del Consiglio direttivo, ma la scelta potrebbe non essere facile da conciliare con i paletti fissati dalla Corte di giustizia UE nella sentenza del 2018 e prolungherebbe la vita di un programma legato a un evento ormai superato, quando esistono strumenti concepiti apposta. "La risposta più ordinata e costruttiva alle tensioni sarebbe, piuttosto, l'attivazione del TPI secondo le regole dello strumento", scrive Mezzomo. Questa scelta consentirebbe di contenere il contagio, garantire un repricing ordinato del rischio e ribadire che non può esserci sostegno senza politiche fiscali responsabili.Resta però un ostacolo. Secondo l'economista, è "tutt'altro che scontato" che la volatilità di questi giorni basti a creare il consenso necessario all'interno del Consiglio, "considerato che manca una concreta evidenza di compromissione del meccanismo di trasmissione anche nei paesi più colpiti".
Fonte: Teleborsa