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Economia
9 ore fa
L'impatto dei dazi reciproci sull'economia: stime aggiornate
(Teleborsa) - "All'inizio di dicembre abbiamo analizzato l’impatto di dieci possibili configurazioni di dazi doganali, comprese le versioni piu` aggressive proposte in campagna elettorale, e avevamo ipotizzato che potesse prevalere un’aliquota tariffaria media effettiva del 9% (piu` che tripla rispetto al tasso base del 2,4% del 2024).Con l'annuncio dei dazi "reciproci", lo scenario del 9% risulta troppo prudente e il regime tariffario in atto sembra collocarsi nella fascia piu` alta delle nostre ipotesi di dicembre. Sebbene le tariffe annunciate ieri possano essere solo un primo passo in una strategia negoziale piu` ampia — che potrebbe poi includere riduzioni — abbiamo aggiornato la nostra analisi dell’aliquota tariffaria media effettiva attuale, valutandone gli effetti macroeconomici (inflazione, consumi e crescita del PIL), e riesaminato la questione del rischio recessivo.L’amministrazione Trump aveva gia` innalzato l’aliquota media effettiva dal 2,4% al 9,1% prima del 2 aprile. Con le nuove tariffe "reciproche", calcoliamo che l’aliquota sia salita al 22,8% (un incremento netto di 13,7 punti percentuali). Tuttavia, questa stima potrebbe variare nel tempo man mano verranno fornite ulteriori precisazioni e analisi piu` dettagliate.Abbiamo suddiviso l’impatto dei dazi reciproci per la Cina (ulteriore 34%), per l’Unione Europea (20%), per tutti gli altri paesi soggetti a dazi superiori al nuovo livello base del 10% e per tutti i paesi residui soggetti all’aliquota base del 10%. Questa aliquota media effettiva e` al netto delle esenzioni applicate a determinate categorie di prodotti gia` soggette a dazi prima del 2 aprile o per le quali erano gia` state minacciate misure tariffarie.Prevedendo un’evoluzione continua delle aliquote tariffarie, il nostro grafico tiene conto sia delle attuali minacce di ulteriori dazi, sia di potenziali riduzioni derivanti da probabili negoziati in ambito tariffario. Come ipotesi semplificata, consideriamo una possibile riduzione di 7 punti percentuali, ovvero un'inversione potenziale della meta` dei dazi reciproci incrementali annunciati ieri. Naturalmente, tale riduzione potrebbe essere maggiore, minore o non verificarsi affatto.La nostra analisi di dicembre ha evidenziato un ampio spettro di effetti macroeconomici derivanti da dieci scenari tariffari. Lo scenario piu` aggressivo (20% universale + 60% sulla Cina) mostrava un aumento dell’inflazione del 3%, una contrazione dei consumi fino a -0,1% e un rallentamento del PIL allo 0,35%. Lo scenario piu` moderato, con dazi al 9%, indicava un’inflazione aggiuntiva dello 0,9%, una crescita dei consumi rallentata all’1,4% e una crescita del PIL rallentata all’1,45%.Assumendo come valida l’attuale aliquota effettiva del 22,8% e ipotizzando che resti invariata nei prossimi 12 mesi, aggiorniamo le nostre stime: l’inflazione aggiuntiva potrebbe raggiungere il 2,7% (portando il totale al 4,8%), la crescita dei consumi e` destinata a scendere allo 0,1% e la crescita del PIL potrebbe rallentare fino allo 0,5%.L’effetto frenante dei dazi su consumi e crescita e` sempre stato significativo. La vera domanda era — e rimane — se questo freno sia abbastanza forte da far precipitare un’economia statunitense solida, in recessione. Come abbiamo scritto in un articolo pubblicato il 14 marzo su Harvard Business Review, i dazi hanno inaugurato un’era di incertezza deliberata e di rischi piu` elevati — e cio` e` avvenuto prima dell’escalation tariffaria odierna.Per essere chiari, l’aumento del rischio non dipende solo dall’impatto diretto delle tariffe. Va notato che la nostra stima di crescita del PIL pari allo 0,5% resta positiva, sebbene fortemente ridimensionata. Tuttavia, man mano che l’economia rallenta, diventa molto piu` vulnerabile agli shock. Con un tasso di crescita inferiore all’1%, uno shock rilevante — o una combinazione di diversi shock moderati — puo` facilmente spingere l’economia in recessione.Stimiamo un rischio di recessione pari al 40% nei prossimi 12 mesi. Si tratta di un forte ridimensionamento rispetto alle solide basi economiche che prevalevano all’inizio dell’anno. Sebbene i mercati del lavoro e l’economia reale appaiano ancora in buona salute al momento, il livello di incertezza e` straordinariamente elevato e la visibilita` sul futuro straordinariamente bassa. Come abbiamo sostenuto piu` nel dettaglio nel pezzo su HBR, il nuovo regime di "incertezza deliberata" richiede da parte di dirigenti e investitori una flessibilita` strategica nelle scelte".
Fonte: Teleborsa