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Economia
1 ore fa

PNRR, SVIMEZ: il Mezzogiorno riduce il divario amministrativo

(Teleborsa) - Con i pagamenti fermi al 55,5% del totale, pari a circa 93 miliardi di euro al 26 febbraio 2026, il PNRR si avvicina alla sua fase conclusiva con un avanzamento finanziario ancora incompiuto. Lo scarto territoriale è netto: il Centro-Nord ha rendicontato il 52,7% delle spese, il Mezzogiorno soltanto il 39,5%. Il divario si allarga ulteriormente per le sole opere pubbliche, 68,9 miliardi complessivi, dove lo scarto tra le due macroaree supera i 20 punti percentuali. Calabria e Sicilia si trovano in coda, con quote di spesa rispettivamente al 35,6% e al 35,2%.Eppure, dietro questi numeri si nasconde un risultato di portata storica, certificato dall'analisi econometrica condotta da SVIMEZ su 68.194 progetti: il PNRR ha operato come un potente fattore di convergenza procedurale, cancellando in pochi anni decenni di divario nella capacità amministrativa degli enti locali meridionali.Il dato che sorprende riguarda le fasi di pre-affidamento e affidamento, il clou burocratico di ogni opera pubblica, dalla progettazione alla firma del contratto. Confrontando 60.361 progetti pre-PNRR (2012-2018) con i 7.833 progetti PNRR conclusi, SVIMEZ ha misurato una riduzione media nazionale di 8 mesi: da 26 a 18 mesi. Ma è nel Mezzogiorno che l'accelerazione è stata più intensa.Nel periodo pre-PNRR le regioni meridionali impiegavano in media 30,7 mesi per arrivare all'avvio del cantiere (circa 8 mesi in più rispetto al Centro-Nord). Con il PNRR, quel tempo è sceso a 16,8 mesi, sotto la media del Nord (18,8 mesi). Il modello econometrico di SVIMEZ stima che l'effetto netto del Piano abbia ridotto i tempi amministrativi del 55,1% nel Mezzogiorno, contro il 40,5% del Centro e il 32,2% del Nord."Il PNRR ha agito proprio sui fattori di debolezza che storicamente alimentavano il divario territoriale", si legge nell'analisi SVIMEZ consultabile nella versione completa sul proprio sito. "La stagione di semplificazione avviata nel 2019, dallo Sblocca Cantieri al Decreto Semplificazioni, fino alla riforma dei contratti pubblici, ha operato in sinergia con l'approccio performance-based del Piano, che ha vincolato l'erogazione delle rate al rispetto di milestone e target misurabili".Tra i soggetti attuatori, i Comuni emergono come protagonisti del Piano. Gestiscono 7.946 progetti nel Mezzogiorno e 9.267 nel Centro-Nord, concentrando circa un terzo delle risorse infrastrutturali totali. Nel Mezzogiorno i Comuni sono responsabili del 69% dei progetti di opere pubbliche. I dati SVIMEZ mostrano che nonostante le maggiori fragilità organizzative le municipalità meridionali hanno registrato performance attuative migliori del previsto, in particolare per le infrastrutture scolastiche e per la prima infanzia.Tra i 7.833 progetti conclusi (4,2 miliardi di euro), il settore della scuola guida con 1.933 interventi completati e 1,2 miliardi investiti. La capillarità degli interventi sull'edilizia scolastica e sugli asili nido, distribuiti su tutto il territorio nazionale, è indicata da come il principale segnale di successo del modello attuativo del Piano. Il meccanismo di allocazione perequativa degli asili nido, con risorse distribuite in base ai fabbisogni reali, ha mobilitato i Comuni anche dove la domanda sociale era più urgente.Più critico il quadro della Sanità: oltre il 77% delle risorse dei progetti completati si concentra al Centro-Nord. Calabria, Sardegna e Basilicata non hanno ancora concluso nessun progetto sanitario; particolarmente in ritardo le Case della Comunità, snodo strategico per il rafforzamento della medicina territoriale.L’accelerazione procedurale registrata in particolare al Sud è stata resa possibile da una combinazione di condizioni eccezionali come la semplificazione normativa, la pressione delle milestone europee, il supporto tecnico di soggetti qualificati come Invitalia (che ha gestito 218 procedure di gara per 11,6 miliardi di euro, coinvolgendo 778 soggetti attuatori). Queste condizioni non sopravvivono automaticamente alla fine del Piano.La sfida del post-PNRR è quindi capitalizzare le innovazioni introdotte, trasformandole da pratiche straordinarie in prassi consolidate, rafforzando cioè i centri di competenza a servizio delle amministrazioni locali, garantendo continuità alla governance degli investimenti e integrando la logica della performance con una pianificazione strategica di lungo periodo. Solo così i guadagni procedurali conseguiti si tradurranno in un cambiamento strutturale duraturo della capacità pubblica di investimento nel Mezzogiorno.
Fonte: Teleborsa