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48 minuti fa

Gioco non tramonta ma cambia canali. ACADI chiede misure ponte

(Teleborsa) - Il gioco non sparisce, ma cambia canale, sfociando perfino nell'illegalità: fra il 2018 ed il 2025 la raccolta complessiva dei giochi è salita di circa un terzo da 106,8 a 165,4 miliardi di euro, mentre quella degli apparecchi è scesa da 48,7 a 31,5 miliardi; il settore ha perso il presidio di 662 Comuni e circa 9.500 addetti. E' quanto rileva ACADI, associazione dei Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio."La domanda non sparisce: migra da un prodotto all’altro, da un canale all’altro, quando non finisce nell’illegalità", spiega Geronimo Cardia, presidente di ACADI-Confcommercio, intervenendo al Forum ACADI 2026 di Roma.Per Cardia, questi numeri sono la prova che le "regole non possono essere valutate soltanto per le loro intenzioni, ma devono essere misurate per ciò che producono". Distanze dai luoghi sensibili e limiti orari hanno ristretto l’offerta autorizzata, spingendo la domanda verso altri prodotti e soprattutto verso altri canali. Il rischio - sostiene ACADI - è indebolire il gioco legale senza incidere realmente sulla propensione a giocare. Ora c’è anche un problema di tempo, poiché la delega per il riordino del gioco fisico è scaduta e la rete deve affrontare una fase di incertezza sulle concessioni. "Oggi che sono spirati i termini per il riordino, le misure ponte sono vitali", afferma Cardia. Le richieste riguardano il riequilibrio del PREU (Prelievo erariale unico) e del payout, la quota delle giocate restituita in vincite, la sperimentazione delle AWP e VLT di nuova generazione e proroghe che non si trasformino in un ulteriore costo per gli operatori.Il riordino, però, non è definitivamente tramontato. Renato Loiero, consigliere del presidente del Consiglio per le politiche di bilancio, ricorda che "nulla esclude che si possa ancora intervenire o nei decreti correttivi della delega fiscale o in un’altra sede". Anche Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, considera il riordino un lavoro da riprendere e sottolinea che il testo arrivato a Palazzo Chigi, preparato da MEF e Ragioneria generale dello Stato, era "equilibrato". Il nodo è anche quello delle gare: un concessionario deve sapere dove e a quali condizioni operare, mentre la frammentazione delle discipline territoriali rende difficile programmare gli investimenti.  "Le imprese del gioco legale non chiedono meno regole, ma regole migliori", sintetizza Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio. Dal tavolo politico-istituzionale, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha invitato ad "aggiustare le storture" prodotte dalla regolamentazione, indicando la primavera 2027 come obiettivo per arrivare a una nuova definizione delle regole, superando le disomogeneità territoriali e garantendo stabilità fiscale.Al Forum sono intervenute anche le associazioni di settore SAPAR, STS-FIT, EGP-FIPE e LOGiCO.
Fonte: Teleborsa