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Economia
1 ore fa
Merito, Vinci: "Resta una chimera nonostante i numerosi interventi normativi"
(Teleborsa) - "Dalla riforma Brunetta in poi, passando per la riforma Madia, il legislatore ha ribadito con forza che la pubblica amministrazione deve premiare i risultati, valorizzare le competenze, misurare la performance e rendere selettive le progressioni di carriera. Eppure, a distanza di anni, il sistema continua a produrre un paradosso: si proclama la cultura del merito, ma spesso si alimentano pratiche opache, appartenenze informali e selezioni che sembrano fondarsi più su relazioni e percezioni che su dati oggettivi". E' questa la sintesi tracciata da Claudio Vinci, Avvocato cassazionista, a proposito dei ripetuti interventi normativi, che non sono riusciti a c entrare il risultato auspicato. "La riforma Brunetta - ricorda Vinci - aveva indicato una direzione netta: valutazione della performance, premi legati ai risultati, trasparenza, selettività, riconoscimento dei più capaci. Anche il DDL Merito del 2025-2026 si muove nella stessa logica, introducendo un canale alternativo di accesso alla dirigenza pubblica fondato su competenze, esperienza e valutazione delle performance, con una quota di posizioni assegnabile tramite procedura semplificata". Nonostante i vari interventi a favore della meritocrazia, il sistema continua a "premiare l’adesione ai circuiti giusti più che i risultati verificabili" - nota l'avvocato Vinci - ma "il problema non riguarda solo lo Stato. È un vizio più ampio del Paese, che si riflette nelle imprese, nelle amministrazioni, nelle carriere accademiche e professionali. Troppe volte la selezione dei ruoli apicali appare condizionata da logiche di conoscenza personale, fidelizzazione, appartenenza, capacità di 'stare nel sistema' più che di romperne gli schemi. La valutazione diventa così un rito formale, talvolta quasi da salotto, fondato sul chiacchiericcio e sul gossip, dove il curriculum conta meno della reputazione costruita nell’ambiente giusto, e i risultati vengono interpretati con elasticità impressionante"."Non è un caso che diverse analisi descrivano l’Italia come un Paese ancora debole sul fronte della meritocrazia e dell’attrattività dei talenti", afferma l'Avvocato, spiegando che "il Meritometro 2024, strumento di analisi del merito in Europa, sviluppato dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con l'Università Cattolica, colloca l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi europei analizzati, sottolineando criticità in trasparenza, pari opportunità e capacità di trattenere competenze qualificate". "In questo quadro, la fuga dei talenti non è un effetto collaterale: è una conseguenza strutturale. Chi ha un profilo solido, un percorso competitivo e una reale capacità di produrre valore spesso trova all’estero ciò che in patria gli viene negato: valutazioni credibili, percorsi chiari, carriera legata ai risultati". Per Vinci ne deriva "un doppio danno". "Da un lato si demotivano i migliori, che percepiscono l’inutilità di competere in un sistema percepito come chiuso. Dall’altro si indeboliscono le istituzioni e le imprese, perché la scelta dei dirigenti e dei responsabili non coincide con la massima capacità di guidare processi complessi, innovare e assumersi responsabilità". "Un Paese che non sa riconoscere i propri talenti finisce per educarli all’esilio", conclude.
Fonte: Teleborsa