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Opening Bell stonata per Wall Street

(Teleborsa) - Wall Street avvia la settimana all'insegna della debolezza, mentre gli investitori fanno i conti con l’aumento dei rendimenti obbligazionari, il rialzo del petrolio e le nuove aspettative di una Federal Reserve più restrittiva.Tra gli indici statunitensi, il Dow Jones scambia con un calo dello 0,68%; sulla stessa linea, si posiziona sotto la parità l'S&P-500, che retrocede a 7.706 punti. In lieve ribasso il Nasdaq 100 (-0,58%) penalizzato soprattutto dalla pressione sui titoli tecnologici. L’aumento del costo del capitale rappresenta infatti un elemento di attenzione per le grandi società legate all’intelligenza artificiale, in particolare per gli hyperscaler, impegnati in investimenti miliardari in infrastrutture e data center.Treasury e Fed al centro dell’attenzioneIl mercato obbligazionario continua a incorporare uno scenario di tassi più elevati più a lungo. I rendimenti dei Treasury a due anni, particolarmente sensibili alle aspettative sulla politica monetaria, sono saliti di 56 punti base a settembre, raggiungendo il 4,914%.Il rendimento del decennale è invece al 5,22%, mentre quello del trentennale si attesta al 5,52%, vicino ai livelli più elevati dal 2004.Gli operatori stanno attualmente scontando una probabilità del 68% di un nuovo rialzo dei tassi Fed a ottobre e circa 90 punti base di ulteriori aumenti entro la fine del prossimo anno. Il movimento dei Treasury rappresenta quindi uno dei principali fattori di pressione per Wall Street, soprattutto per i comparti caratterizzati da valutazioni elevate e fortemente sensibili al costo del denaro.Petrolio sopra i 108 dollariA complicare il quadro contribuisce anche il mercato energetico. Il Brent è salito del 4% a 108,5 dollari al barile, portando il rialzo dall’inizio del mese al 20%. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e l’incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz continuano a sostenere i prezzi dell’energia. Il petrolio si trova ora circa il 50% sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.Un petrolio più caro aumenta il rischio di nuove pressioni sui prezzi e potrebbe rendere più complesso per la Fed allentare la politica monetaria.Dollaro forte, oro sotto pressioneIl rafforzamento delle aspettative sui tassi ha sostenuto anche il dollaro. L’indice della valuta americana è salito fino a 101,39, ai massimi da due mesi, mentre l’euro è sceso a 1,1383 dollari.In calo anche l’oro, penalizzato dall’aumento dei rendimenti: il metallo prezioso perde il 3% a 4.151 dollari l’oncia e registra una flessione di quasi il 7% dall’inizio del mese.I dati macro sotto i riflettoriGli investitori guardano ora al fitto calendario economico statunitense, che nelle prossime sessioni offrirà indicazioni su inflazione, crescita, attività manifatturiera e mercato del lavoro.I recenti dati positivi hanno contribuito a rafforzare il dollaro e le aspettative di una Fed più prudente sul fronte dei tagli, ma il mercato dovrà valutare se la solidità dell’economia americana sarà sufficiente a compensare l’impatto di rendimenti più elevati e di un petrolio sempre più caro.
Fonte: Teleborsa