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Economia
1 ore fa
Imprese al femminile: tra criticità difficoltà a chiedere prestiti bancari
(Teleborsa) - Secondo il rapporto di Unioncamere, pubblicato nel 2025 sullo stato dell’imprenditoria al femminile in Italia relativo all’anno precedente, rileva che le aziende guidate da donne r appresentano il 22,2% del tessuto produttivo nazionale. Di queste, l’81% sono nate nel nuovo millennio. Scendono invece le imprese guidate da donne under 35, -24,5% in dieci anni.Dall’analisi emerge che nel 37% dei casi le donne avviano un'impresa per scelta e non per ripiego. Nell’85% questa decisione rappresenta l’evoluzione di un pregresso percorso lavorativo, da dipendenti o da autonome, e la voglia di realizzarsi: “Le realtà chepartano con questa energia e determinazione, sono più propense a sviluppare progetti ambiziosi. Bisogna però prestare attenzione alle basi finanziarie su cui si imposta la crescita aziendale perché queste restino sostenibili a lungo termine. Spesso, sono le lacune iniziali dinatura finanziaria e organizzativa che rischiano di compromettere la crescita” spiega Sonia Canal Amministratrice Delegata del network Partner d’Impresa, che supporta la crescita e la sicurezza delle aziende attraverso un team interdisciplinare di professionisti nel settorelegale, fiscale e di consulenza del lavoro.Secondo il report di Unioncamere tra le criticità più comuni riscontrare tra le imprese femminili c’è la dipendenza dall’autofinanziamento (76,4%); tre attività su quattro, infatti, hanno fatto ricorso a capitali personali e familiari per l’avvio della propria attività. Un atteggiamento che rischia, secondo lo studio, di frenare la propensione a compiere investimenti più strutturati nel lungo periodo.“Autofinanziarsi con capitali propri a volte è l’unico modo, ma deve essere considerato come un finanziamento di terzi, con interessi e ritorno dell’investimento entro una dilazione di tempo definita”. spiega Sonia Canal. “Nel momento in cui si decide di avviare o sviluppareun’attività, il tema delle risorse economiche va affrontato con grande lucidità. Che si tratti di un finanziamento bancario, di un contributo a fondo perduto o di capitali personali, il denaro non dovrebbe mai essere utilizzato senza prima aver compiuto un’analisi oggettiva delvalore che quell’investimento potrà generare nell’impresa”.Ogni scelta finanziaria, secondo gli esperti di Partner d’Impresa, dovrebbe essere accompagnata da una definizione chiara del budget, affinché si stabilisca anche quel sia il ritorno atteso per quell’investimento. Non si tratta quindi di trovare i soldi per partire, ma di capire come quell’investimento contribuirà a creare valore e redditività nel tempo. “Per molte donne imprenditrici, questo approccio rappresenta una chiave importante:trasformare il coraggio di intraprendere in un progetto solido, sostenibile e capace di generare valore nellungo periodo” conclude Sonia Canal.Sempre secondo lo studio solo il 26,9% delle imprese ricorre a prestiti bancari in fase di avvio o a finanziamenti pubblici (3,8%); a demotivare spesso è la complessità burocratica e amministrativa. Nonostante questo, solo il 39;8% delle imprese femminili in fase di avvio, inoltre, si avvale di servizi di supporto al business riferendosi ad associazioni di categoria o camere di commercio. Le donne però mostrano una maggiore propensione a richiedere e utilizzare incentivi rispetto ai colleghi uomini: il 27,3% delle imprenditrici ha già usufruito di agevolazioni, tra crediti di imposta, aiuti regionali e fondi per l’imprenditoria.“La guida di un consulente consente di riuscire a prendere decisioni coraggiose ma consapevoli durante lo sviluppo del proprio business. In fase di avvio attività è ancora più importante perchè permette di definire un tracciato chiaro da seguire fin da subito. Sviluppare un piano di business strutturato e considerare il reale flusso di cassa nel corsoù del tempo aiuta a divenire più consapevoli di quale sia l’effettiva liquidità", conclude Canal.
Fonte: Teleborsa