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1 ore fa

Aeroporti europei: 75 miliardi di EBITDA a rischio, non basta il traffico

(Teleborsa) - Aeroporti sempre più pieni, ma non necessariamente più redditizi. Prima della pandemia, il settore aeroportuale europeo registrava margini EBITDA medi intorno al 45%, sostenuti dalla forte crescita del traffico passeggeri e dall’espansione dei vettori low-cost, che consentivano ai gestori di finanziare importanti investimenti in infrastrutture, tecnologia e servizi. Oggi, a pochi anni dalla ripresa post-Covid, lo scenario è cambiato: il settore si trova a gestire un paradosso fatto di volumi in crescita, ma margini sotto pressione e prospettive di lungo periodo più incerte.È quanto emerge dallo studio European Airports Add New Routes to Value Creation, condotto da BCG in collaborazione con Airports Council International Europe (ACI Europe) su oltre 50 aeroporti nel Vecchio Continente."Il sistema aeroportuale europeo resta un pilastro fondamentale per la crescita economica e la connettività del continente. Tuttavia, l’aumento del traffico non si traduce più automaticamente in creazione di valore", commenta Gabriele Ferri, Managing Director e Partner di BCG. "Pressioni strutturali sui ricavi unitari, l’incremento dei costi operativi e degli investimenti necessari per lo sviluppo delle infrastrutture potrebbero mettere a rischio fino a 75 miliardi di euro di EBITDA per il settore nei prossimi vent’anni".Dopo anni di crescita, il settore entra in una fase più complessaIl flusso di viaggiatori, che prima della pandemia cresceva a un ritmo medio annuo di circa il 5%, è destinato a rallentare tra il 2,0% e il 2,5% fino al 2043. A incidere su questa frenata l’impatto combinato di politiche di sostenibilità più stringenti, aumento dei costi per le compagnie aeree e una maggiore pressione competitiva, con un possibile calo del traffico cumulato fino al 10% nei prossimi due decenni.Parallelamente, si indebolisce il legame tra domanda di mobilità e ricavi. I proventi aeronautici per passeggero sono scesi da 18 euro nel 2015 a 14 euro nel 2023 e potrebbero ridursi ulteriormente fino a circa 11 euro entro il 2043. Anche le attività non aeronautiche, come retail e ristorazione, riscontrano difficoltà a causa di modelli commerciali non più allineati all’evoluzione della domanda.A queste dinamiche si aggiunge l’incremento dei costi operativi, che crescono a un ritmo superiore all’inflazione, trainati soprattutto dal costo del lavoro, dell’energia e dei materiali. Nel lungo periodo, la carenza di manodopera specializzata potrebbe portare i costi del lavoro a circa 15 euro per passeggero entro il 2043.Il quarto elemento riguarda gli investimenti infrastrutturali. Entro il 2030, il traffico passeggeri crescerà di circa 940 milioni rispetto al 2015, mentre la capacità si espanderà solo di circa 350 milioni, ampliando il divario tra domanda e offerta. Allo stesso tempo, diventa sempre più oneroso aggiungere nuova capacità: il CapEx per passeggero incrementale è previsto crescere da circa 160 euro nel 2025 a circa 220 euro entro il 2043. Questo scenario sta già incidendo sulla redditività e sull’attrattività del settore per gli investitori, con una contrazione evidente dei rendimenti rispetto al periodo pre-covid: prima della pandemia, il comparto generava un rendimento totale per gli azionisti di circa il 15%, ma da allora è diminuito di 13 punti percentuali.Di fronte a queste pressioni, "gli aeroporti stanno già reagendo, ponendo crescente attenzione al valore per il passeggero e accelerando sulla trasformazione digitale, priorità per oltre il 60% degli operatori intervistati", spiega Gabriele Ferri.L’adozione di soluzioni digitali e basate sull’intelligenza artificiale è infatti tra le principali leve di risposta: oltre il 90% dei grandi aeroporti ha già avviato iniziative in questo ambito, con un potenziale miglioramento fino a 3 punti percentuali dell’EBITDA, grazie a una maggiore efficienza operativa e a un migliore utilizzo della capacità esistente.Accanto alla digitalizzazione, il 90% degli aeroporti di medie dimensioni sta riequilibrando il proprio mix di traffico per ridurre la dipendenza dai vettori low-cost e puntando su segmenti a maggiore rendimento, come il lungo raggio e il turismo premium. Parallelamente, cresce l’attenzione allo sviluppo dei ricavi non aeronautici, attraverso il rinnovamento delle aree retail, modelli omnicanale e offerte personalizzate basate sui dati dei passeggeri.Queste iniziative, tuttavia, non sono sufficienti se affrontate in modo isolato. "Per cogliere appieno queste opportunità sarà necessario un approccio sistemico, che rafforzi la collaborazione tra tutti gli attori dell’ecosistema al fine di sostenere una creazione di valore condivisa e duratura", conclude Ferri.Se si pensa a quanto gli scali europei siano centrali per la crescita economica del continente, la sua competitività e il suo posizionamento a livello globale, unire le forze resta la migliore strategia possibile.
Fonte: Teleborsa