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Economia
1 ore fa
Doppiaggio, mercato globale in forte crescita: in Italia 1.500 addetti
(Teleborsa) - Il doppiaggio è un segmento in espansione della filiera audiovisiva globale. Le stime dei principali istituti di ricerca di mercato collocano il comparto mondiale del film dubbing tra i 3 e i 5 miliardi di dollari attuali, con proiezioni che ne indicano il raddoppio entro il prossimo decennio e tassi di crescita annui composti compresi, a seconda delle fonti, tra il 6% e il 9%, spinti dalla domanda di localizzazione delle piattaforme streaming e dall'avvento dell'IA generativa applicata alla voce. In Italia il doppiaggio è l'ultimo anello di una filiera audiovisiva che vale oltre 12 miliardi di euro, ma è anche il segmento con la marginalità più compressa: l'analisi dei bilanci delle principali società di service, presentata alla ricerca ANIBA del 2024, mostra fatturati stabili o in crescita a fronte di risultati d'esercizio talvolta negativi, con il valore medio della produzione sceso di circa il 30% tra il 2008 e il 2021 mentre cresceva in Francia, Germania e Spagna. Il comparto italiano del doppiaggio conta circa 1.500 lavoratori tra doppiatori, direttori, assistenti e fonici, ma resta privo di un albo professionale e di un censimento ufficiale, con una concentrazione dell'attività del 95% a Roma, seguita da Milano (4%) e Torino (1%). Una geografia che rispecchia quella dell'intera industria cinematografica nazionale — la Capitale concentra il 41% delle società di produzione e il 63% del valore — e che penalizza chi si forma altrove, in un quadro dove l'assenza di scuole pubbliche diffuse lascia la formazione quasi interamente al mercato privato, con percorsi qualificati accanto a offerte dalla trasparenza incerta.Sul piano contrattuale, il comparto ha visto un aggiornamento significativo con il nuovo Contratto Collettivo Nazionale del Doppiaggio, sottoscritto il 6 dicembre 2023 da ANICA e dalle sigle sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, in vigore dal primo gennaio 2024 con durata triennale. Il precedente CCNL era fermo al 2008: il rinnovo ha introdotto tra l'altro un intero articolo dedicato all'intelligenza artificiale — nodo cruciale per una categoria la cui materia prima è la voce — e un recupero salariale a fronte della riduzione dei ritmi di lavorazione. La retribuzione resta strutturata 'a righe' e su turni, un modello che incide sulla prevedibilità dei redditi soprattutto per chi entra nel mercato.È in questo contesto che si colloca la testimonianza di Giada Miccoli, 23 anni, di Reggio Emilia, che ha intrapreso il percorso per diventare doppiatrice affrontando spese rilevanti e ostacoli logistici legati proprio alla distanza dai poli produttivi. Ha frequentato per due anni un'accademia a Bologna con un programma pensato per chi lavora, concentrato nei fine settimana: "Io dal lunedì al venerdì lavoravo e il sabato e la domenica le passavo a Bologna in accademia", racconta. L'investimento economico è un tratto ricorrente del percorso: "Ho speso una cifra importante per studiare e spenderò ancora se necessario".Il tessuto formativo privato — definito dalle stesse fonti di settore "tante, troppe" scuole — apre spazi anche a operatori poco trasparenti. Miccoli riferisce di aver acquistato online, in anticipo e scontato, un corso sulla realizzazione di cortometraggi presso un'accademia, salvo poi non riuscire più ad accedere alla piattaforma: "Chiamo in accademia, loro mi dicono che avevano cambiato nome e ragione sociale". Le registrazioni promesse entro fine 2025 non sarebbero mai arrivate. Un episodio che, al di là del caso individuale, segnala il rischio reputazionale di un segmento formativo non regolato, dove la selezione all'accesso — pochi posti a costi elevati nelle scuole ufficiali, rette alte in quelle private affermate — tende a filtrare per disponibilità economica e rete di contatti prima ancora che per attitudine.Sul piano industriale, Miccoli riconduce la qualità disomogenea di alcuni prodotti doppiati alla "mancanza di distributori e produttori disposti a investire", un tema economico prima che artistico. La sua lettura delle criticità del comparto individua tre nodi ancora aperti: l'aggiornamento dei contratti, il riconoscimento della formazione e la riduzione della distanza tra chi studia e chi lavora. "Io non credo che sia molto difficile al giorno d'oggi trovare lavoro in sé per sé", osserva, "credo che sia difficile trovare un lavoro che ti dia indipendenza, dignità, meritocrazia e quello che sogni".La sua strategia è completare l'accademia, allenare la voce con coach privati e presentarsi ai provini a Roma solo dopo un'adeguata preparazione: "Non mollo perché è quello che voglio fare, anche se devo fare dei sacrifici".Il futuro del comparto, in un mercato in cui la domanda di contenuti audiovisivi cresce ma la marginalità è pressata dai costi e dall'avvento dell'IA generativa applicata alla voce, dipenderà dalla capacità di dare struttura a una professione che oggi resta priva di un riconoscimento formale e di percorsi di accesso standardizzati.
Fonte: Teleborsa