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1 ore fa

Ssn, UPB: "Finanziamento sotto media Ue, spesa sanitaria/Pil 2025 al 6,3 per cento"

(Teleborsa) - L'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha pubblicato oggi un Focus sul ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano che analizza le dinamiche di finanziamento, produzione e integrazione tra settore pubblico e privato. Lo studio evidenzia la natura ibrida del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), basato su principi di universalità ed equità ma caratterizzato da un livello di finanziamento pubblico inferiore al 75 per cento e da una produzione mista in cui circa un terzo della spesa pubblica è destinato a fornitori privati.Il quadro del finanziamento e la spesa delle famiglieNel confronto europeo emergono differenze significative nella struttura del finanziamento: nel 2023 il SSN copriva il 73,1 per cento della spesa sanitaria complessiva, contro una media UE superiore all'80, mentre la spesa diretta delle famiglie (out-of-pocket) raggiungeva il 23,6 per cento, superando di quasi 9 punti percentuali la media europea. In parallelo si registra una crescita delle forme di sanità integrativa, con un aumento degli iscritti ai fondi sanitari da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023. L'analisi dell'UPB rileva potenziali criticità in termini di equità ed efficienza. Tra il 2012 e il 2024, inoltre, il finanziamento pubblico si è ridotto in termini di incidenza sul PIL, attestandosi al 6,3 per cento nell'ultimo anno. Le spese fiscaliNel 2023 il sostegno pubblico al settore sanitario attraverso la leva fiscale (detrazioni sulle spese sanitarie e regimi agevolativi per i contributi versati a intermediari assicurativi) è stato complessivamente di circa 6,1 miliardi: le sole detrazioni per spese sanitarie hanno comportato un onere per il bilancio pubblico di circa 4,6 miliardi, con benefici concentrati prevalentemente tra i lavoratori dipendenti con redditi medio-alti; nel caso della spesa sanitaria intermediata, si stima un minor gettito Irpef di 1,1 miliardi e una riduzione dei contributi sociali di circa 0,6, che porta a maggiori introiti dalle imposte sui redditi per 0,2 miliardi. A tali effetti si contrappone una riduzione delle detrazioni di spese sanitarie. Dinamiche della produzione e del personaleLa quota pubblica nella creazione di valore aggiunto è diminuita di circa 5 punti percentuali tra il 1995 e il 2024, risultato di una riduzione intensa tra il 1995 e il 2017 (pari a 7,6 punti percentuali), solo in parte compensata da un recupero successivo, particolarmente accentuato durante gli anni della pandemia. La composizione della spesa sanitaria ha visto un progressivo spostamento verso l'acquisto di beni e servizi, con un crescente ricorso all'esternalizzazione, all'impiego di lavoro flessibile (ad esempio, i cosiddetti gettonisti) e all'acquisizione di prestazioni da privati. Nello stesso periodo, la quota dell'assistenza farmaceutica attraverso le farmacie in convenzione si è ridotta di oltre 10 punti a favore del rifornimento diretto da parte degli enti sanitari. Nell'ambito della produzione pubblica, l'incidenza dei servizi ospedalieri è diminuita di circa 10 punti percentuali, coerentemente con i processi di deospedalizzazione.Il periodo 2009-2017 è stato caratterizzato da una riduzione significativa del personale del SSN (circa 46.500 dipendenti), che ha contribuito all'espansione del settore privato. L'emergenza pandemica ha determinato un'inversione di tendenza nei reclutamenti, con un incremento di 64.800 unità tra il 2018 e il 2024. Permangono, tuttavia, criticità legate alla scarsa attrattività retributiva e delle condizioni di lavoro nel settore. Le imprese produttrici di beni e servizi sanitari Il settore della salute in Italia genera oggi circa 69 miliardi di valore aggiunto, il 6,4 per cento di quello complessivo delle imprese, e occupa circa 1,2 milioni di lavoratori. Una compiuta valutazione della redditività del settore della farmaceutica risulta complessa per gli elevati livelli di internazionalizzazione e la significativa presenza di multinazionali. La profittabilità appare in crescita nella fabbricazione di dispositivi medici e nel comparto delle farmacie. Nell'ambito dell'erogazione di prestazioni sanitarie, l'intensità di lavoro è elevata e la produttività per addetto è inferiore a quella dei settori manifatturieri ad alta intensità tecnologica.  Tra le società di capitali si osserva l'espansione dell'assistenza specialistica e della diagnostica, caratterizzate da elevati livelli di redditività, che si riducono nella diagnostica nel biennio 2022-23. I servizi ospedalieri e residenziali, invece, hanno incontrato maggiori difficoltà nel recuperare i livelli di attività e profittabilità precedenti alla pandemia. Il settore privato si conferma dinamico e in espansione, con processi di concentrazione rilevanti in diversi comparti, tra cui dispositivi medici, diagnostica, servizi residenziali e farmacie. Tale settore non è pienamente assimilabile a quello pubblico, rispondendo a logiche e obiettivi differenti. Pertanto, eventuali processi di maggiore integrazione tra pubblico e privato – conclude l'UPB – richiedono un'attenta valutazione, alla luce delle implicazioni in termini di equità ed efficienza, al fine di garantire il rispetto dei principi fondanti del SSN.
Fonte: Teleborsa