Breaking News
Economia
55 minuti fa
Ex Ilva, si affaccia la cordata italiana mentre l'indotto prepara i licenziamenti
(Teleborsa) - Si rafforzano le prospettive di una cordata italiana per l'ex Ilva di Taranto, nella giornata del comitato di presidenza di Federacciai, anche se un'eventuale mossa è subordinata a condizioni da verificare con il governo, nonostante il tempo per prendere una decisione sia sempre meno e aumenti il rischio di una "bomba sociale" con la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento pugliese.Intanto, le imprese dell'indotto ex Ilva proseguono lo stato di mobilitazione e si preparano a procedere con la richiesta di licenziamento collettivo, secondo quanto comunicato dalle stesse associazioni datoriali al termine della riunione urgente convocata questa mattina nell'ambito del "Tavolo Permanente per Taranto" istituito due settimane fa dagli imprenditori per individuare soluzioni in grado di scongiurare il disastro occupazionale ed economico legato alla chiusura dell'area a caldo dello stabilimento. All'incontro hanno partecipato Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager. "Al termine di un confronto in cui è stata rimarcata la gravità di una crisi senza precedenti - si legge nella nota - è maturata la sensazione che gli effetti provocati dalla fine dell'operatività dell'area a caldo non rimarranno confinati nel territorio tarantino". "Anzi, l'ipotesi più verosimile è che a breve andranno ad allargarsi e ad interessare buona parte del Paese", sottolineano le associazioni, affermando che "non c'è più tempo da perdere". Tra le imprese siderurgiche italiane interessate all'iniziativa finalizzata alla ripresa e al rilancio degli impianto dell'ex Ilva non interessati dal blocco dell'area a caldo ci sono, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame, Lucchini. "Praticamente quasi tutti", ha detto all'ANSA il presidente di Federacciai Antonio Gozzi al termine del comitato di presidenza della Federazione. "Noi abbiamo dato disponibilità immediata per un confronto con il governo", ha sottolineato Gozzi citando condizioni abilitanti necessarie a consentire l'intervento industriale."I problemi sono immediati e per un ricorso in Cassazione bisognerebbe attendere almeno due anni. Se si vuole fare un ricorso va bene, ma non si possono attendere questi tempi", ha detto Gozzi riguardo al ricorso contro il decreto della Corte d'Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento dell'area a caldo entro il 26 ottobre, accogliendo l'inibitoria di un gruppo di cittadini di Taranto.Sull'intero perimetro aziendale, quindi anche sull'area a caldo, resta invece puntato l'occhio dell'indiana Jindal, che ha aggiornato la sua proposta, al momento l'unica sul tavolo.
Fonte: Teleborsa