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Economia
56 minuti fa
Il digitale ha un impatto sulla sostenibilità
(Teleborsa) - Non è tutto green quel che "viaggia" in rete e anche il digitale lascia la sua impronta. Dietro ogni ricerca online, domanda fatta all’IA, video guardato in streaming o file caricato in cloud si nasconde un impatto ambientale spesso poco conosciuto, ma sempre più al centro dell’attenzione degli Under 30.Aumenta, infatti, la consapevolezza dei ragazzi italiani rispetto agli impatti ambientali delle nuove tecnologie, secondo quanto emerge dall’ultimo Osservatorio Giovani & Sostenibilità promosso da Angelini Industries, gruppo multi-industriale attivo nei settori della salute, della tecnologia industriale e del largo consumo, in collaborazione con Quorum/YouTrend e CSA Research.Giunto quest’anno alla sua terza edizione, l’Osservatorio nasce dalla volontà di Angelini Industries di mettersi all’ascolto dei giovani – gli stakeholder del futuro – indagando e monitorando nel tempo l’evoluzione di aspettative, comportamenti e sensibilità degli Under 30 rispetto alle tematiche ESG. Nell’edizione di quest’anno viene esplorato anche il rapporto tra i giovani e il cosiddetto "bioma digitale", inteso come l’ecosistema integrato e interconnesso in cui convivono ambiente naturale e dimensione tecnologica.Secondo l’Osservatorio, in Italia quasi un Under 30 su due (il 46%), considera gli impatti ambientali della tecnologia tanto gravi, quanto quelli associati ai combustibili fossili o alla deforestazione; una quota che scende al 41% nel resto della popolazione.Ma come si può cercare di contenere gli impatti delle nuove tecnologie?Per i giovani, la prima azione da intraprendere consiste nel ridurre i consumi energetici dei nuovi dispositivi (45%). Per farlo il 64% dei giovani intervistati utilizza i propri device in maniera efficiente, mentre è presente, seppur in misura minore, anche la propensione verso soluzioni sostenibili e circolari comel’acquisto di smartphone e computer usati o rigenerati (22%).Ampliando lo sguardo al rapporto dei giovani con la sostenibilità, il 57% degli Under 30 la considera legata principalmente alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività umane (un dato in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2025) e oltre un giovane su tre (il 34%) ritiene che significhi agire per promuovere congiuntamente tutela ambientale e benessere sociale. Quest'ultima quota registra una crescita di 8 punti percentuali rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio, quando si attestava al 26%.Un approccio, quello dei giovani alla sostenibilità, che si riflette anche nelle scelte d’acquisto: la percentuale di giovani disposti a pagare un po’ di più, a parità di qualità, per un prodotto veramente sostenibile si attesta sul 60%, a fronte del 42% del resto della popolazione. Anche rispetto al boicottaggio verso i marchi ritenuti socialmente iniqui si registra un notevole scarto generazionale: il 47% degli Under 30 dichiara di averlo fatto, contro il 35% degli Over 30.Emerge però anche una componente scettica con un 56% degli intervistati convinto che gli obiettivi di sostenibilità siano destinati a non essere realizzati."I giovani ci stanno dicendo che la sostenibilità, per essere credibile, deve essere concreta – spiega Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Industries - Meno astratta, meno ideologica e più capace di incidere sulla vita reale delle persone. Per le imprese questo significa affrontare una sfida decisiva: trasformare sostenibilità, innovazione e competitività in dimensioni sempre più integrate di uno stesso percorso di crescita responsabile"."I giovani Under 30 superano una visione esclusivamente ‘green’ della sostenibilità – commenta Isabella Falautano, Chief Sustainability & Holding Communication Officer di Angelini Industries - Accanto alla tutela ambientale cresce, infatti, l’attenzione agli aspetti sociali, in un’ottica di responsabilità condivisa e sviluppo collettivo. Allo stesso tempo emerge una nuova consapevolezza: la responsabilità non è più delegabile, ma condivisa, e si esprime attraverso l’iniziativa individuale e forme diffuse di auto-attivazione".Nonostante la diffusa disillusione, infatti, i giovani Under 30 non si tirano indietro: il 42% di loro è convinto che spetti proprio alle nuove generazioni dare l’impulso maggiore alla sostenibilità, mentre, rispetto alla rilevazione dello scorso anno, passa dal 37% al 34% la quota di chi affida questa responsabilità alla politica e alle grandi potenze globali. Allo stesso tempo, sempre più giovani ritengono che il motore del cambiamento debba essere l'azione dei singoli cittadini (dal 34% al 37%) mettendo in atto un sistema di "leadership diffusa" e "auto-attivismo", accompagnata da un ruolo sempre più centrale attribuito all’innovazione tecnologica, che sale dal 17% al 20%.La ricerca dedica, infine, un approfondimento specifico anche alla Generazione Alpha, ovvero i nati a partire dal 2010. Rispetto agli Under 30, i più giovani mostrano una minore conoscenza teorica sui temi della sostenibilità, privilegiando un approccio più pratico e concreto, basato sull’esperienza diretta e sull’osservazione della realtà circostante.Dall’analisi del rapporto con gli strumenti digitali emerge come la tecnologia sia ormai parte integrante della loro routine: il 94%possiede uno smartphone, mentre è meno diffuso il PC (posseduto dal 73% del campione contro l’82% degli Under 30) e il 66% usa il tablet. Anche l’intelligenza artificiale risulta ampiamente diffusa: il 62% dichiara di averne fatto uso, una percentuale vicina a quella degli Under 30 (67%) e nettamente superiore alla media della popolazione italiana (56%). L’IA viene impiegata soprattutto per motivi di studio, con un forte ricorso a strumenti grafici e generatori di immagini, a conferma di un approccio pragmatico e sempre più integrato dei dispositivi digitali nelle attività di ogni giorno. La versione integrale della ricerca è disponibile sul sito di Angelini Industries.
Fonte: Teleborsa