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58 minuti fa
Moda: le 5 sfide che frenano il fashion Made in Italy
(Teleborsa) - Le nuove aspettative dei consumatori in fatto di trasparenza, l’evoluzione della normativa internazionale sulla tracciabilità e modelli di business più circolari richiedono alla filiera del tessile e dell’abbigliamento, che vive una fase di trasformazione profonda, la capacità di raccogliere, gestire e scambiare sempre più dati. Per trovare nuove rotte che lo traghettino nel futuro, l’articolato "sistema moda" deve quindi saper leggere e interpretare uno scenario sempre più complesso e instabile, gestendo enormi flussi di informazioni ormai imprescindibili. Ma lo fa solo in parte e in modo frammentato e poco interoperabile. Questa inefficienza nella gestione informativa determina costi operativi fino al 40% superiori e che si spalmano lungo la filiera, diventando costi di sistema. Raramente sono affrontati come una priorità strategica, anche se la maggior parte degli operatori concorda sul bisogno di ridurre le attività manuali e di adottare dei riferimenti informativi condivisi per risolvere affrontare queste inefficienze. E ben il 65% delle aziende ritiene necessario standardizzare formato e contenuto delle richieste di dati per ridurre le complessità operative e le inefficienze diffuse lungo la filiera, favorendo l’interoperabilità dei dati tra attori e sistemi diversi.E' quanto emerge dalla ricerca "La filiera moda nell’era dei dati. Evidenze e traiettorie evolutive verso un ecosistema informativo più integrato", realizzata da Cikis Studio per conto di GS1 Italy, che conta tra i suoi utenti oltre 3 mila aziende del settore tessile, abbigliamento e calzature."Dalla ricerca emerge l’immagine di un settore che si trova in una fase di transizione, in cui la digitalizzazione della filiera rappresenta uno step fondamentale per la sua competitività futura", dichiara Vittorio Giordano, Industry engagement senior specialist di GS1 Italy. "Oltre che disporre dei dati di qualità, occorre garantire che possano essere condivisi, compresi e utilizzati in modo coerente tra attori e sistemi diversi per sostenere l’automazione, la scalabilità e la continuità dei flussi informativi lungo la supply chain. Senza dati strutturati e framework condivisi, l’aumento delle informazioni rischia infatti di tradursi in complessità operativa anziché in valore per il sistema del tessile e abbigliamento".Dalla ricerca commissionata da GS1 Italy emergono anche alcuni trend che rischiano di ostacolare l’evoluzione della supply chain del settore tessile e abbigliamento, come i cinque seguenti:Silos informativi: i dati non comunicano tra loroLa ricerca di GS1 Italy mostra che il settore tessile e moda italiano è ancora lontano da un modello pienamente integrato. Il 66% delle aziende intervistate utilizza strumenti e sistemi poco interoperabili, che non riescono a condividere dati e informazioni in modo efficace.Scalabilità limitata: mancano standard condivisiL’assenza di standard comuni per dati e formati ostacola automazione, scalabilità e continuità dei flussi informativi nella supply chain. La necessità di adattare continuamente i dati ai diversi sistemi aumenta le attività manuali, gli errori e le incongruenze informative.Digitalizzazione incompleta: troppi processi manualiNonostante i progressi digitali, molte aziende continuano a gestire e trasmettere informazioni manualmente, soprattutto per compensare sistemi non compatibili. La maggiore automazione è un obiettivo condiviso, ma non ancora diffuso in modo strutturato lungo tutta la filiera.Digital Product Passport: senza interoperabilità cresce il rischio di inefficienzaIl Digital Product Passport introdotto dall’Unione europea rappresenta un importante strumento di trasformazione, ma richiederà più dati, tracciabilità e coordinamento informativo. Senza basi dati condivise e interoperabili, la sua adozione rischia di essere complessa, costosa e poco scalabile.Approccio di filiera: la sfida strategica del fashionPer rendere il settore più integrato ed efficiente serve una gestione dei dati condivisa lungo tutta la filiera. La ricerca evidenzia la necessità di sviluppare standard comuni e un modello dati di filiera che funzioni come un linguaggio universale tra sistemi diversi, garantendo dati coerenti, accurati e interoperabili.Per migliorare l’efficienza nello scambio dati, oltre alla centralità degli standard di identificazione e cattura del sistema GS1, emerge la necessità di definire un data model di filiera, un framework condiviso che stabilisca in modo univoco attributi e definizioni e che agisca come "linguaggio universale" tra sistemi diversi, costruendo dati di prodotto consistenti, accurati, interoperabili ed agnostici a livello tecnologico.Le evidenze emerse dalla ricerca confermano infatti come la competitività del settore del tessile e dell’abbigliamento sia oggi indissolubilmente legata alla capacità di gestire flussi informativi coerenti e interoperabili, mostrando che la collaborazione per un maggior coordinamento informativo rappresenta un passaggio strategico obbligato per la filiera."Gli standard globali GS1 semplificano e rendono efficiente lo scambio di dati lungo le filiere internazionali e, in questo scenario, si pongono come l’infrastruttura abilitante per superare le inefficienze rilevate, trasformando dati eterogenei e isolati in asset strategici per l’intera supply chain. GS1 Italy vuole supportare la filiera del tessile nella costruzione di un modello dati condiviso, dotandola di un’architettura solida, capace di sostenere la trasparenza e la resilienza richieste dal mercato globale di oggi e di domani" conclude Vittorio Giordano.
Fonte: Teleborsa