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1 ore fa
Lavoro e AI: 4 competenze su 10 cambieranno entro il 2030
(Teleborsa) - La preoccupazione è reale: l'Intelligenza Artificiale sta già cambiando mansioni, processi e competenze, e alcune professioni subiranno una riduzione della domanda. Ma raccontarla soltanto come una tecnologia destinata a "rubare il lavoro" rischia di nascondere il punto decisivo. La sfida non sarà competere con una macchina sulla velocità, ma saperla usare per lavorare meglio, controllarne i risultati e assumersi la responsabilità delle decisioni. Infatti, la rivoluzione digitale non sta cancellando il lavoro, ma ne sta cambiando regole e competenze. L'AI non mette in discussione il valore delle persone: mette in crisi, piuttosto, un modo di lavorare basato sull'approssimazione, premiando metodo, preparazione e capacità di adattamento."È una dinamica che nel trading sistematico osserviamo da oltre vent'anni", spiega Andrea Unger, ingegnere e quattro volte campione del mondo di trading. "Software e algoritmi analizzano i mercati ed eseguono automaticamente le operazioni molto prima dell'attuale diffusione dell'AI generativa. Eppure, l'automazione non ha eliminato il bisogno di competenza: lo ha reso ancora più evidente".Unger, prima di dedicarsi professionalmente ai mercati, ha maturato esperienza all'interno di una realtà multinazionale, conoscendo direttamente anche le dinamiche del lavoro aziendale. Il suo percorso gli ha permesso di osservare da vicino quali attività possano essere delegate alla tecnologia e quali, invece, continuino a richiedere competenza, capacità di giudizio e responsabilità umana."C'è l'illusione che la tecnologia possa risolvere la complessità con un clic. Ma prima di affidare un compito a una macchina bisogna decidere che cosa deve fare, su quali dati deve lavorare e con quali criteri valutare i risultati. Un algoritmo può applicare una regola migliaia di volte senza stancarsi. Se la regola è sbagliata, però, accelererà l'errore con la stessa efficienza", prosegue Unger.È qui che si sposta il valore del lavoro umano. L'AI può ridurre i tempi, organizzare informazioni, produrre contenuti e supportare l'analisi. Non può però garantire da sola che i dati siano affidabili, che una risposta sia coerente con l'obiettivo o che una decisione sia corretta. Senza pensiero critico e padronanza del processo, la velocità diventa un moltiplicatore di errori. Con una guida competente, invece, diventa un vantaggio.I dati confermano che la trasformazione non coincide semplicemente con la scomparsa del lavoro. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum stima che entro il 2030 saranno creati 170 milioni di nuovi posti e ne saranno sostituiti 92 milioni, con un saldo netto positivo di 78 milioni. Nello stesso periodo cambierà il 39% delle competenze fondamentali richieste ai lavoratori. Non significa che ogni professione sarà al sicuro, ma che il vero terreno della competizione sarà la capacità di adattarsi."Il valore di un professionista non è soltanto nella quantità di lavoro che riesce a produrre, ma anche nella capacità di comprendere un problema, formulare le domande giuste e valutare criticamente le risposte. L'AI può essere un supporto estremamente potente, ma ha bisogno di una direzione. Se manca la competenza necessaria per controllarne il lavoro, il rischio è accettare come corretta una risposta soltanto perché è stata prodotta rapidamente e presentata in modo convincente", conclude Unger. "L'AI non va subita né idealizzata: va governata. Non possiamo sapere come cambierà ogni singola professione, ma possiamo prepararci senza delegare alla macchina anche il nostro giudizio. La tecnologia accelera il lavoro. Direzione e responsabilità restano umane".
Fonte: Teleborsa