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1 ore fa

Italia, allargamento Golden Power ha impattato M&A per incertezza normativa

(Teleborsa) - L'estensione del Golden Power avvenuta nel 2020 ha prodotto un impatto significativo sull'attività di fusioni e acquisizioni (M&A) in Italia, frenando temporaneamente le operazioni nei settori in cui i poteri speciali sono stati effettivamente esercitati, mentre non ha generato effetti apprezzabili nei comparti soggetti solo all'obbligo di notifica. È la principale conclusione di un nuovo studio della Banca d'Italia firmato da Antonio Accetturo, Irene Di Marzio, Federico Fornasari e Ivan Triglia.Non i costi, ma il rischio di bloccoSecondo gli autori, il golden power incide sulle operazioni societarie attraverso due canali distinti. Il primo è rappresentato dall'aumento dei costi amministrativi legati alla procedura di notifica; il secondo, ben più rilevante, è il rischio che il Governo possa vietare o limitare l'operazione, riducendone il rendimento atteso. L'incertezza sulle prassi applicative amplifica quest'ultimo effetto, rendendo meno prevedibile ex ante se l'operazione verrà autorizzata o sottoposta a condizioni.Le stime confermano che il semplice carico burocratico - presumibilmente modesto rispetto al valore complessivo delle operazioni - non ha di per sé scoraggiato l'attività di M&A. L'impatto negativo si è invece concentrato nei settori in cui i poteri speciali sono stati concretamente esercitati, indicando che è il rischio di divieto, o di mancata conclusione dell'operazione secondo i piani iniziali, a incidere sulla propensione delle imprese a investire.Il perimetro si è allargato significativamenteL'Italia ha introdotto il golden power nel 2012, reso operativo a fine 2014, con applicazione iniziale limitata a difesa, energia, trasporti e telecomunicazioni. A partire dal 2020, in concomitanza con la pandemia e l'acuirsi delle tensioni geopolitiche, il perimetro è stato progressivamente esteso a nuovi settori - trasporti, stampa, sanità, agroindustria - e a tutti i comparti ad alta intensità tecnologica che utilizzano intelligenza artificiale, robotica, cloud e tecnologia 5G.L'effetto sul numero di notifiche è stato immediato e rilevante: dai meno di cento del 2019 alle 660 del 2024. I settori soggetti a obbligo di notifica rappresentano il 16% dell'occupazione privata non finanziaria e non agricola. Se si considerano solo i comparti nei quali i poteri sono stati effettivamente esercitati, la quota scende al 6%, ma si tratta - sottolineano i ricercatori - di alcuni tra i settori più produttivi e innovativi dell'economia, con una produttività oraria superiore del 50% rispetto alla media.L'espansione delle notifiche in Italia è risultata più pronunciata rispetto a quella osservata negli altri principali paesi europei: nel 2024 il numero di operazioni notificate in Italia è stato circa il doppio rispetto alla Francia, seconda per numero di notifiche. Tuttavia, come negli altri paesi, i casi di effettivo esercizio dei poteri - veti o imposizione di condizioni - sono rimasti limitati: 13 veti e circa 120 interventi con prescrizioni nel quinquennio.Circa 350 operazioni "mancanti" in cinque anniI risultati dell'analisi mostrano effetti eterogenei. Nei settori soggetti al Golden Power ma nei quali i poteri non sono mai stati esercitati, l'attività di M&A ha seguito dinamiche del tutto simili allo scenario controfattuale. Nei comparti in cui i poteri sono invece stati concretamente applicati, si registra un calo significativo: tra il 2020 e il 2024 si stimano circa 350 operazioni in meno rispetto a quanto si sarebbe osservato in assenza della normativa. La concentrazione è prevalentemente manifatturiera, con circa 300 M&A mancanti nel solo settore industriale.Il dato è eloquente nel confronto con le misure formalmente adottate: i veti sono stati 13, le prescrizioni circa 120. Le operazioni mai avviate per effetto di deterrenza sono dunque un multiplo di quelle bloccate formalmente, a conferma che l'impatto della normativa va ben oltre i casi visibili.Dal 2023 l'incertezza si è ridottaL'analisi temporale rivela tuttavia un'evoluzione positiva. L'impatto negativo è risultato statisticamente significativo soprattutto nel biennio 2021-22, fase iniziale di elevata incertezza sull'estensione e sulle modalità di esercizio dei poteri. A partire dal 2023 l'effetto è scomparso, anche nei settori con più frequente intervento governativo.Secondo i ricercatori, il progressivo chiarimento dei confini operativi e il consolidarsi delle prassi applicative - anche grazie all'esperienza maturata dai consulenti delle imprese - hanno contribuito a ridurre l'incertezza percepita dagli investitori, riportando il costo prospettico del Golden Power ai soli oneri amministrativi. Le operazioni "perse" nel 2021-22 non sono state recuperate, ma il flusso si è normalizzato.(Foto: © macgyverhh/123RF)
Fonte: Teleborsa