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1 ore fa

Italia, Intesa: stagnazione in estate, seguita da ripresa a fine anno con "controshock" energetico

(Teleborsa) - Dopo una crescita superiore al previsto tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, gli effetti dei rincari energetici e l'aumento dell'incertezza graveranno sui trimestri centrali dell'anno, anche se la de-escalation in Medio Oriente riduce i rischi più estremi. Per effetto della revisione al rialzo del dato sul PIL del 1° trimestre, Intesa Sanpaolo rivede marginalmente al rialzo la stima sulla crescita 2026 a 0,5% (sul dato corretto per gli effetti di calendario).Lo shock geopolitico ed energetico ha interrotto i segnali di miglioramento del ciclo emersi tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, quando il PIL è cresciuto di 0,3% t/t per due trimestri di fila (non accadeva dalla prima metà del 2022), si legge nella ricerca firmata dall'economisa Paolo Mameli. Il primo trimestre è però stato sostenuto dall'impatto sul valore aggiunto nei servizi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina (che potrebbe aver inciso per due decimi); considerando l'inversione di questo effetto (temporaneo) e l'impatto dello shock energetico e geopolitico, Intesa prevede una contrazione del PIL nel 2° trimestre e una stagnazione durante l'estate, seguite da una ripresa a fine anno con l'emergere di un "controshock" energetico. Questo scenario centrale si basa sulla nostra ipotesi che i flussi di trasporto e la produzione di materie prime inizieranno a normalizzarsi nelle prossime settimane e, in particolare, che lo stretto di Hormuz riaprirà al più tardi entro la fine di giugno. "I rischi su tale assunzione, e di conseguenza sulla previsione sul PIL, appaiono oggi decisamente più bilanciati rispetto all'indomani dello scoppio del conflitto", viene sottolienato. In tale scenario, Intesa conferma la stima di crescita del PIL di 0,8% nel 2027, grazie alla ripresa del potere d'acquisto delle famiglie e alla fase finale dei lavori infrastrutturali previsti dal PNRR.Il primo effetto dello shock energetico è stato, oltre al calo della fiducia dei consumatori e delle imprese (soprattutto dei servizi), la rapida risalita dei prezzi al consumo, che, dall'1% di gennaio, ha raggiunto il 3,2% a/a a maggio. L'aumento è trainato principalmente dall'energia, con ripercussioni finora limitate sulle altre componenti; tuttavia, anche se l'accordo tra Stati Uniti e Iran tenesse, l'inflazione potrebbe avere ancora spazi di salita, perché 1) il rientro dei prezzi dei carburanti sarà frenato dal completo venir meno del taglio delle accise (dal 3 luglio); 2) la trasmissione alle bollette di elettricità e gas è stata sinora solo parziale, e potrebbe completarsi solo entro l'autunno, specie se, come nel nostro scenario centrale, il prezzo del gas naturale TTF risalisse nell'ultima parte dell'anno; 3) gli alimentari non hanno ancora risentito appieno dei rincari dei fertilizzanti e dell'impatto indiretto dell'aumento di costi energetici (che agiranno con ritardo); 4) anche alcuni servizi (quelli di trasporto in primis) non sembrano aver ancora pienamente incorporato lo shock energetico. Secondo Intesa, l'inflazione potrebbe toccare un picco vicino al 4% nei mesi autunnali, prima di tornare verso il 3% a marzo 2027 e normalizzarsi attorno al 2% a partire dalla primavera del 2027.Il canale più significativo di trasmissione dello shock all'economia è l'impatto dell'inflazione sul reddito reale delle famiglie. Sebbene l'aumento dei prezzi sia meno pronunciato rispetto al 2022 (quando l'inflazione media era dell'8,2%, con un picco dell'11,8% in ottobre-novembre), l'erosione del potere d'acquisto potrebbe essere di entità simile (-0,3% nel 2026, contro -0,6% nel 2022), data la minore crescita del reddito nominale. I consumi sono quindi destinati a rallentare allo 0,7% nel 2026-27 (dall'1,1% del 2025); il rallentamento è attenuato da una temporanea riduzione del tasso di risparmio, come accade di consueto in risposta agli shock inflazionistici; al contrario, guardando al prossimo anno, la ripresa della propensione al risparmio limiterà i margini di una ripresa dei consumi. Le indagini di fiducia mostrano che i consumatori potrebbero essere particolarmente sensibili allo shock inflazionistico, visto che esso giunge a pochi anni dal precedente; tuttavia, dopo l'impennata delle aspettative di inflazione vista nelle indagini di marzo-aprile, le famiglie potrebbero nei prossimi mesi realizzare che i rincari sono meno ampi, e soprattutto meno diffusi e persistenti, rispetto alla precedente crisi energetica.Le ripercussioni dello shock energetico e geopolitico sul mercato del lavoro dovrebbero essere limitate: la crescita dell'occupazione potrebbe rallentare ma rimanere positiva nell'attuale biennio, attestandosi allo 0,5% quest'anno e allo 0,4% l'anno prossimo. Data la concomitante tendenza al ribasso dell'offerta di lavoro, il tasso di disoccupazione rimarrà molto contenuto in prospettiva storica (a 5,4% nel 2026 e 5,7% nel 2027). La persistente robustezza del mercato del lavoro dovrebbe essere un fattore di supporto ai consumi, anche se limitato vista la minore dinamica occupazionale e il fatto che essa resta concentrata tra gli over 50.
Fonte: Teleborsa