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Economia
50 minuti fa
Ex Ilva, Cassazione conferma stop: "ora accelerare decarbonizzazione", le reazioni
(Teleborsa) - Dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi di Ilva e Acciaierie d'Italia confermando lo stop dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, arrivano le reazioni che esprimono una diffusa preoccupazione per un futuro mai quanto ora incerto.Ex Ilva, Cassazione conferma stop"Non commentiamo le decisioni della Corte di Cassazione, ma ci aspettavamo un provvedimento meno drastico che potesse consentire, in tempi definiti, il percorso di transizione verso la decarbonizzazione dagli altiforni ai forni elettrici, con tempi meno stringenti e soprattutto più sostenibile sul piano sociale e occupazionale", afferma il leader della Fim, Ferdinando Uliano. "A questo punto resta per noi fondamentale la continuità produttiva, intesa su un ciclo di produzione d'acciaio green - dice - questo responsabilizza ancor di più il Governo, che dovrà mettere in campo tutto ciò che è possibile affinché la realizzazione degli impianti di Dri e di forni elettrici, così come dichiarato nell'ultimo incontro a Palazzo Chigi, venga realizzata nel minor tempo possibile. Il decreto emanato, con le nostre correzioni e aggiustamenti - aggiunge - garantisce parzialmente nella fase transitoria la copertura di ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e indiretti. Data la decisione della Corte di Cassazione, è necessario assicurare garanzie per un arco temporale più lungo. La soluzione è il rilancio della produzione di acciaio in maniera ecocompatibile e la massima continuità possibile degli stabilimenti di laminazione di tutti i siti del gruppo"."ora accelerare decarbonizzazione""Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione, che ha rigettato tutti i ricorsi di Acciaierie d'Italia e di Ilva in amministrazione straordinaria, rendendo definitivo il decreto della Corte d'appello di Milano sullo stop dell'area a caldo di Taranto. Ma il rispetto per le sentenze non ci impedisce di dire con chiarezza quanto questo esito pesi sul sistema manifatturiero del Paese. Fermare l'area a caldo significa, di fatto, decretare la fine dello stabilimento. Ridurre Taranto alle sole lavorazioni a freddo vuol dire consegnare ai produttori stranieri una quota di mercato strategica per la nostra manifattura", sottolinea il presidente di Federmeccanica, Simone Bettini. "L'Italia ha già un deficit commerciale di circa 7 milioni di tonnellate di laminati piani e oggi rischia di aggravare questa dipendenza - prosegue - da tempo ci interroghiamo sull'indipendenza dall'energia e da molti altri settori, ma sull'indipendenza dalle materie prime non si interroga nessuno: l'acciaio è la prima di tutte. Il 63% delle imprese metalmeccaniche utilizza acciaio e per il 42% di queste incide per oltre il 30% sui costi di produzione; il 64% degli imprenditori considera l'acciaio italiano un fattore strategico di competitività e il 68% ritiene il rilancio dell'ex Ilva fondamentale per l'industria italiana ed europea, anche in vista dell'applicazione del Cbam. Non è una questione locale: è una questione nazionale. La tutela della salute dei cittadini di Taranto è un valore che nessuno intende mettere in discussione, ma salute, ambiente e lavoro devono essere tenuti insieme e non contrapposti: è questo il compito di una vera politica industriale - aggiunge - ora serve una risposta di sistema, un piano credibile per il futuro del sito e la salvaguardia dell'occupazione e delle aziende dell'indotto. Un Paese manifatturiero come il nostro non può rinunciare alla produzione di acciaio primario: sarebbe rinunciare a una parte della propria sovranità industriale".Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom "La sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione impone un'accelerazione del piano condiviso con il Governo e i commissari straordinari a Palazzo Chigi grazie alla lotta dei lavoratori. È necessario investire risorse straordinarie per pianificare la decarbonizzazione degli impianti e al contempo acquistare bramme e coils per assicurare continuità alla produzione e all'occupazione". "Serve dare corso alle manutenzioni e alle bonifiche - dice - ma soprattutto alle verticalizzazioni di tutti gli impianti da Taranto a Genova fino a Novi Ligure e Racconigi. È necessario che Palazzo Chigi riconvochi il tavolo per condividere il percorso di attuazione del verbale del 27 ottobre scorso, in particolare su alcuni punti fondamentali: definizione del piano industriale; individuazione del soggetto industriale; realizzazione del piano sociale per garantire salario e occupazione per tutti; attivazione del piano di rigenerazione dell'occupazione con nuovi investitori nelle aree industriali dell'ex Ilva per la garanzia occupazionale"."evitare bomba sociale""Anche la Cassazione si è espressa. Come ho sempre sostenuto, le sentenze non si commentano, ma si applicano. Guai ad assistere ancora allo scaricabarile tra poteri dello Stato, perché di mezzo ci vanno solo i lavoratori. Ora, a fronte dell'impegno congiunto sottoscritto a Palazzo Chigi solo due giorni fa, bisogna accelerare per gli strumenti di risarcimento nei confronti dei lavoratori diretti di Ilva in AS e del sistema degli appalti, per i progetti di reindustrializzazione e per gli investimenti nelle aree escluse dalla sentenza della magistratura. Ci interessa solo il destino dei lavoratori, che è molto più importante di quello della siderurgia". Lo dichiara in un counicato Davide Sperti, segretario generale della UilmPer la Uilm Genova interviene il segretario generale Luigi Pinasco: "Siamo davanti a una svolta epocale. Il Governo deve fare presto per finanziare gli strumenti straordinari di sostegno per tutti i lavoratori, anche quelli in appalto. Attendiamo con preoccupazione il prossimo 8 novembre, un appuntamento che ci porterà alle manifestazioni di interesse per l’acquisizione del Gruppo. La fase di incertezza ci porta a confidare in una soluzione che veda lo Stato protagonista di questa operazione perché non si intravedono imprenditori in grado di portare a termine un’acquisizione che, nel breve periodo, possano dare una soluzione occupazionale e di rilancio del settore dell’acciaio". "Se così non sarà, la bomba sociale è dietro l’angolo", avverte Pinasco,
Fonte: Teleborsa