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Economia
1 ore fa

Commercialisti: presentata una memoria sulla riforma della magistratura tributaria

(Teleborsa) - Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha inviato alle Commissioni Giustizia e Finanze e Tesoro del Senato una memoria scritta sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di ordinamento della giurisdizione tributaria che ha previsto di uniformare l'ordinamento, lo stato giuridico e il ruolo dei magistrati tributari, in quanto compatibili, a quelli della magistratura ordinaria. Nel valutare positivamente l’impianto normativo complessivo del provvedimento, il Consiglio nazionale ha sottoposto alle Commissioni parlamentari alcune osservazioni e proposte migliorative. Per i commercialisti, spiegano le consigliere nazionali delegate alla materia, Rosa D’Angiolella e Micaela Sette "l’introduzione della magistratura tributaria a tempo pieno ha rappresentato una svolta epocale che impone tuttavia un cambio di passo anche di tipo organizzativo. Per rendere efficace questa evoluzione, diventa prioritario dotare il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT) di una propria autonomia finanziaria e contabile, per garantire risorse, strutture e competenze adeguate alla gestione della nuova magistratura professionale, al pari di quanto previsto per gli altri organi di autogoverno delle magistrature speciali". La categoria chiede anche di prevedere per i magistrati tributari che precedentemente all'immissione in ruolo abbiano intrattenuto rapporti di lavoro dipendente con l'Agenzia delle dogane e dei Monopoli, l’Agenzia delle entrate-Riscossione o con altro ente dell'amministrazione finanziaria, nonché con gli enti pubblici territoriali (comuni, province e regioni) e con le rispettive società private concessionarie dell'attività di accertamento e/o di riscossione, una specifica causa di incompatibilità territoriale, valevole per almeno cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro con quegli stessi enti. "In tale periodo – aggiungono D’Angiolella e Sette - il magistrato tributario non dovrebbe poter essere assegnato alle corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado nella cui circoscrizione ha sede l'Ufficio di provenienza nonché nelle province e regioni confinanti, nei casi in cui le pregresse funzioni come dipendente siano state svolte in ambito sovraprovinciale o sovraregionale". I commercialisti intervengono anche sul tema del potere di direzione del personale amministrativo delle corti di giustizia tributaria. La gestione operativa e logistica della giustizia tributaria – che include l'amministrazione del personale, delle risorse economiche e delle strutture materiali – fa capo al ministero dell'economia e delle finanze. Un impianto che ricalca il modello della magistratura ordinaria, dove tali competenze spettano al ministro della giustizia. Secondo le due esponenti del Consiglio nazionale, però, "l'attuale impianto normativo della giustizia tributaria sconta la mancanza di un vincolo di subordinazione funzionale del personale amministrativo delle corti di giustizia nei confronti del Capo dell'ufficio giudiziario. È quindi necessario importare nella giurisdizione tributaria il modello già consolidato in quella ordinaria che attribuisce al Capo dell'ufficio la rappresentanza dell'organo e la titolarità dell'attività giudiziaria e organizzativa, vincolando l'azione del dirigente amministrativo alle direttive e agli indirizzi programmatici espressi dal magistrato capo. Replicare questo principio di dipendenza funzionale anche nell'ambito tributario è un passaggio obbligato, coerente con le prerogative di autonomia di tutte le altre magistrature speciali professionali". Nel documento dei commercialisti c’è anche la proposta di ulteriori estensioni alla magistratura tributaria della disciplina relativa alla magistratura ordinaria e l’utilizzo dell’istituto dell’applicazione endodistrettuale dei giudici.
Fonte: Teleborsa