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1 ore fa

Welfare Index PMI 2026: in dieci anni triplicate le imprese con livello alto

(Teleborsa) - Il 76,5% delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni ha superato il livello medio di welfare aziendale. Triplicato, inoltre, il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026. È quanto emerge dal Rapporto Welfare Index PMI 2026, presentato da Generali Italia a Roma e giunto alla decima edizione.“Il Rapporto conferma come il welfare aziendale sia oggi parte integrante delle strategie d’impresa e una leva concreta di crescita, capace di generare valore per i dipendenti, le loro famiglie e i territori. - ha sottolineato Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO Generali Italia - In questi dieci anni abbiamo accompagnato un percorso che ha rafforzato la consapevolezza del ruolo sociale delle PMI, sempre più protagoniste della coesione e dello sviluppo economico. Come Gruppo Generali sosteniamo la crescita del tessuto produttivo italiano con iniziative concrete, interpretando il nostro ruolo di Partner del Paese”.L’analisi mette insieme i dati che rappresentano il comportamento di welfare delle aziende: l’estensione delle iniziative adottate, l’entità della spesa, le fonti istitutive (contratti collettivi, integrativi, iniziativa autonoma aziendale), le modalità di gestione e di coinvolgimento dei lavoratori, gli obiettivi sociali dichiarati.Nel corso dei dieci anni di Welfare Index PMI è possibile distinguere tre fasi di welfare aziendale.  Una prima fase espansiva (2016-2019), caratterizzata da una rapida diffusione delle iniziative e da un progressivo ampliamento delle prestazioni offerte dalle imprese. Una seconda fase di consapevolezza (2020-2024), segnata dal contesto Covid-19, in cui il welfare ha assunto un ruolo più strategico e sociale, rafforzando il supporto a lavoratori e famiglie e contribuendo alla resilienza del sistema produttivo. Oggi si è aperta una terza fase di maturità, in cui la crescita quantitativa rallenta ma evolve la qualità: il welfare si integra sempre più nelle strategie d’impresa, migliora nelle capacità gestionali e aumenta il proprio impatto ed efficacia nel creare valore a beneficio delle imprese stesse, delle famiglie e del sistema Paese.Il Rapporto, secondo Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa, “dice che le aziende con un welfare più evoluto registrano tassi di crescita superiori a quelli delle imprese che investono meno nel benessere dei propri lavoratori. Le imprese più forti, dunque, sono quelle che mettono al centro la persona. Oggi i giovani, ad esempio, non scelgono un'impresa soltanto in base alla retribuzione. Guardano alla qualità del lavoro, alle opportunità di crescita, all'equilibrio tra vita e lavoro, ai servizi e ai benefit offerti. In sintesi: guardano al progetto di vita legato a un posto di lavoro. Per attrarre e trattenere i talenti non bastano più gli stipendi. Servono imprese che investano sulla persona prima ancora che sul lavoratore. Imprese capaci di guardare ai bisogni e alle aspirazioni dei propri dipendenti, non soltanto alla loro produttività. Il welfare, dunque, fa bene ai lavoratori, ma fa bene anche alle imprese”.L’impatto sociale è oggi uno degli indicatori chiave della maturità del welfare aziendale: non conta più solo la diffusione delle iniziative, ma la loro capacità di rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone e delle comunità. Nel 2026 emerge una forte crescita di consapevolezza: l’87,6% delle imprese riconosce la centralità di salute e sicurezza e il 75,9% ritiene necessario rafforzare il proprio ruolo sociale, mentre il 66,4% si sente chiamato a contribuire allo sviluppo sostenibile di filiera e territorio.Il welfare aziendale si conferma sempre più una leva concreta di competitività e sviluppo per le imprese, superando la dimensione di costo per affermarsi come investimento strategico. I dati evidenziano una correlazione solida tra livelli di welfare e performance economiche: le aziende più evolute registrano una produttività superiore, con un fatturato per addetto che raggiunge i 396 mila euro (+20% rispetto alla media) e una redditività più elevata fino al +40,5%. A questo si affianca una maggiore capacità di crescita e generazione di occupazione: tra il 2021 e il 2024, le imprese con livelli alti di welfare hanno visto aumentare gli addetti fino al 20,4%, il doppio rispetto alle realtà meno strutturate. 
Fonte: Teleborsa