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26 minuti fa
Palliser Capital chiede al CdA di Recordati il ritiro del sostegno all'OPA che sottovaluta la società
(Teleborsa) - Palliser, società di gestione di investimenti alternativi che adotta una filosofia di investimento value-oriented ed event-driven, ha mandato una lettera al CdA di Recordati, di cui sostiene di essere azionista, con la quale invita il consiglio stesso a ritirare il proprio sostegno all'offerta pubblica di acquisto (OPA) lanciata da Respighi BidCo (veicolo di CVC e GBL) a 51,29 euro per azione; tale offerta, a giudizio di Palliser, "sottovaluta in modo significativo Recordati e penalizza ingiustamente gli azionisti di minoranza".Palliser ritiene che il consiglio debba agire in conformità ai propri doveri fiduciari, ritirando il sostegno all'offerta e sollecitando il consorzio composto da CVC e GBL a riconoscere un corrispettivo equo e congruo a tutti gli azionisti, incrementando il prezzo a non meno di 60 euro per azione.Le preoccupazioni di Palliser vanno oltre il prezzo del tutto inadeguato e riguardano anche "gravi carenze nel processo di valutazione, significativi conflitti di interesse nella governance e una struttura dell'operazione concepita per indurre con la coercizione gli azionisti di minoranza ad aderire all'offerta". Nello specifico: l'offerta a 51,29 euro si basa su una valutazione profondamente errata che comprime selettivamente il valore di Recordati e presenta un forte scostamento negativo rispetto alle evidenze di mercato indipendenti (gli amministratori indipendenti di Recordati si sono espressi all'unanimità contro l'operazione, sulla base della conclusione di Rothschild & Co. secondo cui l'offerta è iniqua per gli azionisti di minoranza); l'offerta è priva di un avallo indipendente (sei amministratori non indipendenti, legati al consorzio o aventi interessi finanziari nell'operazione, hanno promosso l'offerta nonostante l'opposizione unanime di tutti e quattro gli amministratori indipendenti, evidenziando una chiara falla nella governance di Recordati); gli azionisti sono sottoposti a pressioni eccessive affinché accettino subito un'offerta finanziariamente inadeguata, pena il rischio di rimanere bloccati in titoli illiquidi e non più quotati, privi di tutele per le minoranze e soggetti a un diritto di recesso fortemente penalizzante nell'ambito di una successiva fusione finalizzata al delisting.
Fonte: Teleborsa