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41 minuti fa

Ex Ilva, Federmeccanica e Federacciai: "Salvare Taranto è una priorità strategica per il Paese"

(Teleborsa) - La posizione espressa da Federmeccanica sulla sentenza della Corte d'Appello di Milano che impone la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto si affianca a quella di Federacciai, che denuncia il rischio concreto di compromettere uno dei principali asset industriali del Paese.In una nota diffusa, Federmeccanica prende atto della decisione della Corte d'Appello di Milano, sottolineando come la sospensione dell'area a caldo possa, di fatto, decretare la morte dello stabilimento. Secondo la federazione, si tratterebbe di un esito che l'Italia non può permettersi, poiché limitare il sito di Taranto alle sole lavorazioni a freddo favorirebbe gli operatori stranieri, pronti a conquistare una quota di mercato strategica per la manifattura italiana.Federmeccanica ribadisce inoltre di condividere il percorso verso la produzione di acciaio green e riconosce gli interventi realizzati negli ultimi anni da Acciaierie d'Italia per ridurre le emissioni. Alla luce di ciò rinnova l'appello al Governo affinché intervenga per evitare una potenziale catastrofe economica. La federazione ricorda di aver presentato nelle scorse settimane a Palazzo Chigi una proposta condivisa per salvaguardare il sito produttivo e sostiene che esistano ancora le condizioni per mettere in sicurezza l'impianto, anche attraverso la creazione di un'area di protezione che consenta la prosecuzione delle attività, come già avvenuto nel caso del termovalorizzatore di Acerra.Per Federmeccanica, perdere l'ex Ilva significherebbe mettere a rischio l'autonomia strategica delle filiere dell'acciaio e dell'intero sistema manifatturiero italiano. Un richiamo che la federazione lega alle parole pronunciate nel 1980 da Carlo Donat Cattin durante la crisi della Fiat, quando ribadì che Torino e l'Italia avevano una vocazione industriale e non "silvo-pastorale".Sulla stessa linea si colloca Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che definisce la vicenda "l'apoteosi di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale". Secondo Gozzi, alcune delle prescrizioni imposte sarebbero tecnicamente irrealizzabili, come la richiesta di rimuovere l'amianto dai cowper di un altoforno senza comprometterne il funzionamento. "È come pretendere che un'automobile possa funzionare senza motore", osserva, evidenziando che, applicando gli stessi criteri all'intera siderurgia europea, molti altiforni sarebbero costretti a fermarsi.Per il presidente di Federacciai, la tutela della salute resta un valore imprescindibile, ma non può tradursi in prescrizioni incompatibili con la tecnologia degli impianti, tali da rendere impossibile la produzione di acciaio da altoforno in Italia. Una prospettiva che, conclude, avrebbe conseguenze gravissime per migliaia di lavoratori, per le loro famiglie e per l'intera filiera siderurgica nazionale.
Fonte: Teleborsa