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Economia
43 minuti fa

Lavoro, record di occupati e disoccupazione ai minimi: ora la sfida è la produttività

(Teleborsa) - Il mercato del lavoro italiano arriva al 2026 con un quadro sensibilmente più solido rispetto agli anni precedenti: cresce il numero degli occupati, la disoccupazione si colloca sui minimi storici, aumenta la partecipazione al mercato del lavoro e si consolida la componente stabile dell’occupazione dipendente. Nel secondo trimestre del 2026 il numero degli occupati ha raggiunto 24,4 milioni, il livello più alto mai registrato, mentre il tasso di occupazione nella fascia tra 15 e 64 anni è salito al 63,1%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5% nel primo trimestre, minimo storico, per attestarsi al 5,6% nel trimestre successivo. Per l’intero 2026 il Dpfp indica una crescita dell’occupazione dell’1% e un tasso medio di disoccupazione del 5,7%, quattro decimi in meno rispetto al 2025. Particolarmente significativo è il miglioramento della qualità dell’occupazione. Nel secondo trimestre dell’anno i lavoratori a tempo indeterminato rappresentano infatti l’86,7% dei dipendenti, segnalando che l’aumento dell’occupazione è accompagnato da una forte presenza di rapporti di lavoro stabili. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale segnali positivi arrivano anche dalla partecipazione: il tasso di attività raggiunge il 67%, mentre quello di inattività scende al 33%. Rispetto al secondo trimestre del 2025 diminuisce inoltre di 107.000 unità, pari al 14,2%, il numero degli scoraggiati, cioè delle persone che avevano rinunciato alla ricerca di un impiego. Il miglioramento assume particolare rilievo se confrontato con le prospettive formulate soltanto pochi anni fa: nel DEF 2022, per esempio, il tasso di disoccupazione era previsto al 7,9% nel 2025 e al 7,7% nel 2026; il quadro attuale fotografa, dunque, un mercato del lavoro più forte delle attese formulate all’inizio del quadriennio. Le prospettive restano favorevoli anche oltre il 2026. Nel periodo 2027-2029 il numero degli occupati dovrebbe continuare ad aumentare mediamente di circa lo 0,6% l’anno, mentre la disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 5,6%. La tenuta del tasso di disoccupazione va letta anche alla luce dell’aumento della partecipazione: più persone entrano o rientrano nel mercato del lavoro e ampliano quindi l’offerta disponibile. Dopo la forte crescita quantitativa dell’occupazione, la priorità della politica economica deve diventare la produttività del lavoro. Il consolidamento occupazionale offre infatti una base più robusta sulla quale costruire una nuova fase, nella quale investimenti, digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione e crescita dimensionale delle imprese possano tradursi in maggiore valore aggiunto e, conseguentemente, in salari reali più elevati."I numeri del lavoro sono tra i segnali più incoraggianti dell’economia italiana. Avere raggiunto 24,4 milioni di occupati, con una disoccupazione sui minimi storici e una quota molto elevata di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, significa che in questi anni è stata costruita una base più solida. È importante sottolinearlo perché troppo spesso il dibattito pubblico italiano tende a concentrarsi esclusivamente sulle criticità, mentre esistono risultati che devono essere riconosciuti e, soprattutto, consolidati" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. "Ora si apre però una fase nuova. Non basta più aumentare il numero degli occupati: dobbiamo far crescere il valore del lavoro. Questo significa aumentare la produttività e creare le condizioni affinché una parte crescente dei miglioramenti ottenuti dalle imprese possa trasformarsi in retribuzioni più alte. Produttività e salari non devono essere considerati obiettivi contrapposti: sono due facce della stessa sfida. Per le piccole e medie imprese il passaggio è decisivo. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuovi macchinari, formazione e migliore organizzazione aziendale possono consentire anche alle aziende più piccole di produrre più valore. La politica economica deve accompagnare questo processo, premiando chi investe contemporaneamente nelle tecnologie e nelle persone. La prossima legge di bilancio dovrebbe quindi guardare al lavoro non soltanto attraverso gli incentivi alle assunzioni. Servono strumenti stabili per gli investimenti, una fiscalità favorevole a chi reinveste gli utili, incentivi semplici per la formazione e una riduzione del costo complessivo che grava sulla crescita delle retribuzioni. Dobbiamo inoltre rafforzare il collegamento tra scuola, formazione professionale e imprese, perché molte aziende hanno oggi difficoltà a trovare le competenze necessarie. Il quadriennio che arriva al 2026 dimostra che l’Italia può creare occupazione anche in una fase internazionale difficile. Il prossimo traguardo deve essere altrettanto chiaro: trasformare il record degli occupati in un record di produttività e di qualità del lavoro. Se riusciremo a farlo, potremo sostenere salari più alti, consumi più forti e una crescita economica più duratura. È questo il passaggio che chiediamo alla politica economica dei prossimi anni" conclude Longobardi.(Foto: Glenn Carstens-Peters su Unsplash)
Fonte: Teleborsa