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55 minuti fa
Ferragosto, Filcams CGIL: "È tempo di restituire dignità a chi lavora mentre il Paese è in vacanza"
(Teleborsa) - Anche nel periodo estivo ipermercati e centri commerciali continuano a essere affollati. Per molti sono luoghi climatizzati dove trascorrere qualche ora nelle giornate più calde. Per decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, invece, rappresentano il luogo in cui l'estate significa turni più intensi, ritmi di lavoro più pesanti e la rinuncia al diritto al riposo.È il grande paradosso del commercio italiano: il consumo estivo si regge sulle spalle di chi, l'estate, non riesce a viverla.Il commercio è uno dei pilastri dell'economia del Paese. Nel 2023 contava oltre un milione di imprese, il 21,7% del totale nazionale, e quasi tre milioni di occupati, pari al 18,6% dell'occupazione complessiva. Ma dietro questi numeri si nasconde una trasformazione profonda. Tra il 2018 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti del 14,4%, mentre la grande distribuzione tende a concentrarsi in un numero sempre più ridotto di grandi strutture. Meno negozi, meno occupazione di prossimità e una crescente pressione sulle lavoratrici e sui lavoratori della GDO, chiamati a garantire servizi sempre più estesi con organici spesso insufficienti.Il problema, però, non riguarda soltanto l'organizzazione del lavoro. Riguarda anche la qualità dell'occupazione.L'ultimo rapporto Istat sulla struttura delle retribuzioni certifica che oltre un milione e 255 mila lavoratrici e lavoratori percepiscono meno di 9 euro lordi l'ora. Tra il 2018 e il 2024 la quota dei dipendenti con basse retribuzioni è aumentata dal 9,8% al 10,7%. A essere maggiormente colpite sono le donne, i giovani sotto i 29 anni e chi possiede un titolo di studio più basso: esattamente il profilo prevalente nel commercio e nella grande distribuzione. Le donne con basse retribuzioni raggiungono il 12,2%, contro il 9,6% degli uomini.Anche i dati dell'Osservatorio INPS confermano una criticità strutturale: nel 2024 i dipendenti del commercio hanno percepito una retribuzione media annua di 23.577 euro distribuita su 261 giornate lavorative. Un dato che dimostra come il problema non sia soltanto il livello salariale, ma anche la frammentazione del lavoro e del reddito.La causa principale di questa condizione ha un nome preciso: part time involontario.Filcams Cgil denuncia da anni un modello occupazionale fondato su contratti di 20 ore settimanali, spesso imposti e non scelti. I numeri lo confermano su scala nazionale: nel commercio il 38,2% dei dipendenti lavora part time (849.120 su 2.221.670 totali), con una incidenza nettamente superiore rispetto alla media generale dell'economia italiana ferma al 27,4%. Il fenomeno è fortemente sbilanciato per genere: riguarda il 54,6% delle lavoratrici a fronte di un 22,9% dei lavoratori uomini. Ma il dato più significativo riguarda la natura del part time: solo un terzo dei lavoratori italiani lo ha scelto volontariamente. Nel commercio il part time è imposto in quasi sei casi su dieci, il 57,8%. Un meccanismo che produce salari insufficienti, rende impossibile costruire un reddito adeguato e allo stesso tempo impedisce al lavoratore di cercare una seconda occupazione. In altri termini il part time nel commercio è diventato uno strumento di impoverimento strutturale.È dentro questa realtà che torna con forza il tema delle aperture festive e domenicali. Proprio nei giorni in cui il Paese rallenta, la grande distribuzione continua a lavorare a pieno regime. Per Filcams CGIL la deregolamentazione degli orari commerciali non ha prodotto né più occupazione né un reale incremento dei consumi. Ha invece alimentato un modello che scarica il peso della competitività esclusivamente sulle condizioni di lavoro, aumentando precarietà, flessibilità forzata e disponibilità continua."Non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio", dichiara Fabrizio Russo, Segretario generale della Filcams CGIL. "Dietro ogni centro commerciale aperto a Ferragosto ci sono lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente salari dignitosi, orari sostenibili, stabilità occupazionale e il diritto a conciliare lavoro e vita privata. È arrivato il momento di rimettere al centro la qualità del lavoro e di superare un modello che produce lavoro povero e precarietà. Occorre riaprire il confronto sulle aperture festive e restituire valore al lavoro nel commercio, attraverso la contrattazione e un nuovo equilibrio tra esigenze delle imprese e diritti delle persone".Per Filcams CGIL è tempo di cambiare paradigma. La competitività del commercio non può continuare a essere costruita comprimendo salari, diritti e tempi di vita. Un settore che occupa quasi tre milioni di persone merita investimenti sul lavoro di qualità, sul rafforzamento della contrattazione, sull'aumento delle ore contrattuali e su una diversa regolazione delle aperture commerciali. Perché non può esserci un consumo sostenibile se a pagare il prezzo sono sempre le lavoratrici e i lavoratori.(Foto: Alexander Kovacs on Unsplash)
Fonte: Teleborsa