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36 minuti fa

Ecomafie 2026: calano i reati ambientali, ma cresce il business illegale

(Teleborsa) - Dopo due anni di crescita, nel 2025 calano i reati ambientali in Italia: sono 35.735 (-12% rispetto al 2024), a fronte di 1.460.611 controlli (+0,4%). Crescono però gli illeciti amministrativi, 77.895 (+11,4%). Le violazioni totali accertate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto sono 113.630, una media di 13 ogni ora. È quanto emerge dal rapporto di Legambiente "Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia".Il business illegale delle ecomafie raggiunge 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più rispetto al 2024, con 393 clan censiti dal 1995. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria sono le regioni con il maggior numero di illeciti ambientali.A guidare la classifica dei reati è la gestione illecita dei rifiuti, con 10.914 casi, seguita dai reati legati al cemento (8.034, -41%) e da quelli contro gli animali (6.930, -4%). Aumentano gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti (76, +24,7%) e i reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono invece i reati contro il patrimonio culturale (2.276, -23%), mentre crescono gli arresti per traffico di opere d’arte e reperti archeologici, passati da 2 nel 2024 a 34 nel 2025.In forte aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare, con 67.677 reati e illeciti amministrativi (+46%) e un incremento del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, pari a 968 milioni di euro. Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state inoltre censite 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione legati ad attività con impatto ambientale.Le dieci proposte di LegambientePer contrastare le illegalità ambientali, il rapporto propone dieci interventi rivolti al Governo Meloni, tra cui il completamento del recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente; l’estensione del reato di produzione e commercio di prodotti inquinanti ai fitofarmaci illegali; un Piano nazionale contro l’abusivismo; l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132/2016 sul Sistema nazionale di protezione ambientale.Legambiente chiede inoltre di rivedere il meccanismo del subappalto "a cascata", reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici e rafforzare le pene per gli incendi boschivi e di vegetazione.Campania prima per reati ambientaliLa Campania si conferma prima regione per illegalità ambientali, con 5.636 reati (15,8% del totale nazionale), seguita da Sicilia (3.726) e Puglia (3.601). Quarta la Calabria (2.862), mentre il Lazio, con 2.358 reati, è la prima regione del Centro Italia.La Sardegna è sesta con 2.240 reati e conferma il trend di crescita iniziato nel 2022. Al Nord, la Liguria sale all’ottavo posto con 1.863 illeciti, davanti alla Lombardia (1.822) e all’Emilia-Romagna (1.434).Tra le province, Napoli è prima con 2.512 reati (+8,6%), seguita da Salerno (1.472) e Palermo (1.235, +59,6%). Roma è quarta con 1.113 reati, seguita da Cosenza, Bari e Genova, prima provincia del Nord con 963 illeciti. Entra nella top ten Lecce, con 847 reati.Per la corruzione green, la Campania è prima con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9) e Puglia (7). Per numero di arresti è invece la Sicilia in testa con 96, seguita da Campania (85), Puglia (53) e Lombardia (32). Il Mezzogiorno è l’area più colpita, con 27 inchieste.
Fonte: Teleborsa