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1 ore fa
PMI manifatturiere, Barucca: "Solo il 20-30% dei prodotti genera profitto, il resto a pareggio o in perdita"
(Teleborsa) - Le PMI manifatturiere italiane si trovano oggi in una morsa tra pressioni esterne sempre più intense – energia, instabilità geopolitica, aumento dei costi e competizione globale – e fragilità organizzative interne mai risolte, che stanno comprimendo i margini in modo progressivo. È l'analisi di Federico Barucca, consulente specializzato nell'ottimizzazione dei processi produttivi, secondo il quale il nodo centrale non risiede tanto nei fattori esogeni, quanto nel modo in cui molte imprese sono cresciute negli ultimi anni senza adeguare la propria struttura gestionale."Quando il mondo esterno diventa ingestibile, la PMI non può controllare geopolitica, energia o dazi. Può però smettere di perdere margine dove ha ancora leva: dentro la produzione", ha osservato Barucca, sottolineando come "le aziende che oggi soffrono di più sono spesso quelle che avevano già fragilità interne mai davvero risolte".Il problema, secondo il consulente, affonda le radici in una crescita non accompagnata da un'evoluzione organizzativa. A fronte di un aumento di fatturato, clienti, codici prodotto e complessità operativa, la logica di gestione è rimasta in molti casi quella delle origini. "Molte aziende sono nate con poche macchine e un imprenditore che riusciva a gestire tutto. Oggi fatturano decine di milioni, ma la logica di gestione è rimasta quella di quando erano molto più semplici", ha spiegato Barucca. Il risultato è un sistema che continua a funzionare, ma in modo fragile, dipendente da poche persone chiave, basato sull'urgenza e su continue correzioni.Un'analisi condotta su diverse PMI evidenzia come, mediamente, solo il 20-30% dei prodotti generi effettivamente profitto, mentre la restante parte opera a pareggio o in perdita – perdite spesso invisibili perché distribuite lungo i processi. "I margini si perdono in fabbrica prima che in bilancio", ha sintetizzato Barucca. "Si disperdono nei tempi non governati, nella mancanza di standard e nell'assenza di controllo in tempo reale".Per leggere questa complessità, il consulente utilizza un modello denominato "Ruota dell'Efficienza", che osserva l'azienda come sistema integrato e non come somma di reparti separati, attraverso sei aree: costi, flusso produttivo, tempi e standard, qualità, controllo in tempo reale e persone. "Se migliori un'area senza vedere le connessioni, spesso sposti semplicemente il problema da un punto all'altro dell'azienda", ha osservato.Sul fronte della digitalizzazione, Barucca ha evidenziato come oltre il 70% delle PMI abbia raggiunto un livello base di maturità digitale, senza che questo si sia tradotto automaticamente in un miglioramento della capacità organizzativa. "Puoi digitalizzare un caos e ottenerne uno più veloce", ha affermato. "La tecnologia è fondamentale, ma non può sostituire la chiarezza dei processi, degli standard e dei ruoli".Le soluzioni, secondo il consulente, non richiedono necessariamente nuovi investimenti. In un caso analizzato, la sola riorganizzazione di un reparto di assemblaggio ha generato un recupero superiore a 130 mila euro annui, senza l'introduzione di nuovi macchinari. "Nelle aziende c'è già tutto: macchine, tecnologie, persone. Il problema è far funzionare bene ciò che si ha", ha dichiarato Barucca, aggiungendo che "ci sono aziende che cercano profitto fuori, quando lo stanno perdendo dentro".In un contesto in cui i margini si sono assottigliati e le inefficienze non sono più sostenibili, la sfida per le PMI manifatturiere italiane non è solo crescere o investire di più, ma trasformare una crescita spesso spontanea in una struttura organizzativa governabile. "Quando il margine si riduce, quello che prima era gestibile diventa decisivo. E la differenza non la fa chi aspetta condizioni migliori, ma chi interviene per riprendere il controllo della propria produzione, perché è lì che, prima di tutto, si difende il margine", ha concluso Barucca.
Fonte: Teleborsa