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1 ore fa

Fed verso un approccio "attendista": il rischio stagflazione intacca la policy

(Teleborsa) - Si chiuderà oggi la due giorni di politica monetaria della Federal Reserve: un momento di incertezza e di passaggio cruciale per la banca centrale americana. Le attese sono per un sostanziale nulla di fatto sui tassi di interesse, che dovrebbero essere confermati in un range del 3,5%-3,75%. Tuttavia, i banchieri statunitensi dovranno prendere atto di una situazione radicalmente mutata a causa dell conflitto in Medioriente.L'incertezza e il passaggio di consegneLa guerra mossa da USA e Israele contro l'Iran, a causa del programma nucleare, e la conseguente serrata dello stretto di Hormuz, da cui transitano il 30% delle petroliere del Golfo, hanno provocato un'impennata del prezzo del greggio sino ai 100 dollari, mentre Teheran minaccia di andare avanti ad oltranza e far lievitare le quotazioni sino a 200 dollari. Un rischio che ha spaventato i mercati mondiali, per le ricadute sull'inflazione, che si sta già allontanando dal percorso di rientro entro il target del 2%. Altro fattore di incertezza è l'ormai vicino passaggio di consegne fra l'attuale Presidente Jerome Powell ed il successore Kevin Warsh, che è stato designato da Trump, ma la sua nomina non è stata ancora approvata dal Congresso.  Il nuovo Presidente, che in passato era indicato fra le colombe della Fed, ha assunto nell'ultimo periodo un atteggiamento più prudente riguardo ad eventuali tagli dei tassi, anche se la questione Iran ha radicalmente mutato il quadro di riferimento, mettendo in crisi il perseguimento del doppio mandato.Il mercato del lavoro si conferma deboleLa recente debolezza del rapporto sull'occupazione ha riacceso i timori per il mercato del lavoro.  Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% dal 4,3% precedente (il consensus indicava 4,3%), mentre i posti di lavoro sono scesi di 92mila unità, dopo che a gennaio erano state create 126 mila buste paga. Il dato sugli occupati è peggiore del consensus che indicava una crescita di 58 mila di posti di lavoro.Pressioni sull'inflazioneGli ultimi dati sull'inflazione mostrano una dinamica die prezzi ancora sotto controllo, con una crescita dello 0,3% su base mensile e del 2,4% a livello tendenziale, ma il dato relativo al mese di febbraio non incorpora ancora gli effetti della guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio, e dell'impennata delle quotazioni petrolifere oltre i 100 dollari al barile.  Inoltre, i recenti dati sull'indice PCE core, una misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve, hanno registrato una variazione del 3,1% su anno, in accelerazione rispetto al +3% precedente.Le difficili scelte del FOMCTutto questo manderà in crisi il doppio mandato - abbassare inflazione e disoccupazione - mettendo la banca centrale USA di fronte ad un rischio ben più grande, rappresentato dalla possibilità di stagflazione. Tutto dipenderà ovviamente dalla durata del conflitto e dalle ricadute sui prezzi. Naturale, che il mercato, che in precedenza scontava la possibilità di due tagli quest'anno, si sia ribilanciato a favore di una Fed più "attendista", se non addirittura favorevole ad una politica più restrittiva (qualcuno già azzarda due rialzi dei tassi quest'anno). La view degli analisti Gli analisti di Pictet Wealth Management attendono tassi sostanzialmente invariati in questa riunione, con una dichiarazione di policy che "probabilmente riconoscerà i rischi che il conflitto in Iran comporta per entrambi gli aspetti del mandato". Il dot plot aggiornato è atteso "sostanzialmente invariato" con un taglio dei tassi atteso nel 2026 e uno nel 2027, ma ci si attende che "alcuni membri del comitato possano prevedere un numero minore di tagli a causa delle preoccupazioni inflazionistiche, mentre che altri ne prevedano di più alla luce dei recenti dati sul mercato del lavoro".  Il "rischio di un orientamento hawkish", invece, sarebbe rappresentato  da un dot plot che "indica una mediana pari a zero tagli oppure se il presidente Powell sollevasse la possibilità di aumenti dei tassi qualora l’inflazione determinata dai dazi o dal petrolio dovesse persistere".Anche per Allianz Global Investors il FOMC dovrebbe mantenere tassi invariati "pur con una minoranza favorevole a un taglio", ma si ritiene che "l’attenzione si concentrerà sul persistente disallineamento tra inflazione e dinamiche occupazionali, oltre che sui possibili effetti indiretti del conflitto in Medio Oriente". "Il conflitto in Medio Oriente - si sottolinea - aggiunge ora un ulteriore livello di rischio. Se prolungate, le pressioni stagflazionistiche potrebbero limitare la capacità dei responsabili politici di "ignorare" il rinnovato shock dell'offerta".  T. Rowe Price ritiene infine che "il dot plot dovrebbe continuare a indicare un taglio per il 2026, come a dicembre, con il rischio che non ci sia alcun taglio". "La mia ipotesi di base, che prevede una Fed accomodante nella seconda metà dell'anno, non è cambiata, anche se le aspettative del mercato si sono discostate significativamente dalla mia view", sottolinea l'analista Blerina Uruci, ricordando che il mercato sconta ora "un taglio per quest'anno e praticamente nessun taglio nella prima metà del 2027" e ammettendo che "se l'inflazione core dovesse riaccelerare nei prossimi mesi, la Fed non sarà in grado di tagliare i tassi prima del quarto trimestre del 2026 o addirittura del primo trimestre del 2027".(Foto: Salvatore Cavalli)
Fonte: Teleborsa