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42 minuti fa

Borsa, semestre di ricavi forti e utili deboli. STAR il punto d'ingresso migliore

(Teleborsa) - La stagione delle semestrali 2026 a Piazza Affari ha restituito un quadro a due velocità: ricavi in forte crescita, soprattutto tra le small e mid cap, ma una capacità ridotta di trasformare il fatturato in utili. È quanto emerge dall'analisi di Alantra, che ha passato in rassegna i conti del primo semestre delle società quotate su Borsa Italiana, con un focus particolare sui segmenti Euronext Growth Milan (EGM) e STAR. Secondo gli analisti, il segmento STAR ha mostrato maggiore tenuta e, a fronte di valutazioni ancora compresse, rappresenta oggi il punto d'ingresso più attraente.Indici trainati dalle large capDa inizio anno l'andamento dei listini ha seguito le grandi capitalizzazioni: il FTSE Italia All-Share segna un rialzo del 9,8%, contro il +2,3% del FTSE Italia Mid Cap, il +0,1% dello Small Cap e il -0,8% dello STAR. Solo il FTSE Italia Growth (+9,2%) ha tenuto il passo del mercato principale.L'analisi si basa su un universo di 407 società quotate, per una capitalizzazione complessiva di 1.237 miliardi di euro. Escluse banche, assicurazioni, titoli sospesi, azioni di risparmio, SPAC e società con esercizio non coincidente con l'anno solare, il campione si riduce a 299 aziende (703 miliardi di capitalizzazione). Revisioni delle stime e multipli sono calcolati su 209 società con consenso aggiornato dopo i risultati.Mercato completo: crescita concentrata su Stellantis ed EniNel semestre il campione ha registrato ricavi in aumento del 6,6% a 327 miliardi di euro, un EBITDA in crescita dell'11% a 60,2 miliardi e un utile netto in rialzo del 31% a 16,8 miliardi, con un margine EBITDA salito di 70 punti base al 18,4%. Numeri che, secondo Alantra, sopravvalutano la qualità della crescita: Stellantis, in ripresa dai minimi del primo semestre 2025, ed Eni spiegano da sole il 40% dell'aumento dei ricavi, il 108% di quello dell'EBITDA e l'89% di quello dell'utile netto.Escludendo i due gruppi, i ricavi crescono comunque del 6,3%, ma l'EBITDA cala dell'1%, l'EBIT del 4,3% e l'utile netto sale appena del 3,3%, con un margine EBITDA in contrazione di 160 punti base. Anche la mediana conferma il quadro: ricavi +5,2%, EBITDA +4,9%, EBIT -0,7% e utile sostanzialmente invariato (+0,9%), con il 54% delle società in grado di aumentare l'ultima riga di bilancio. In sintesi, fuori dai due colossi le aziende italiane hanno venduto di più senza guadagnare di più.L'indebitamento netto è salito del 14%, a 2,2 volte l'EBITDA annualizzato, in un semestre che ha visto 14,7 miliardi di dividendi e 4,8 miliardi di buyback; la leva mediana è rimasta stabile a 1,4 volte.A livello settoriale, gli Industriali si confermano tra i comparti più solidi, con ricavi mediani in crescita del 10,3% e un EBITDA in aumento del 9,7%. Hanno guidato i titoli legati all'elettrificazione e alle reti (ricavi +15%, EBITDA +25%), mentre macchinari e automazione hanno messo a segno una crescita a doppia cifra dell'EBITDA con ricavi quasi piatti grazie al recupero dei margini. Ingegneria e costruzioni hanno registrato la crescita più rapida del fatturato (+18%), ma con margini sotto pressione. Pesa anche la dimensione: le società sopra i 500 milioni hanno visto l'EBITDA mediano salire del 22%, contro il 6% di quelle più piccole. In coda i beni di consumo non ciclici, con ricavi piatti, EBITDA in calo dell'8,3% e solo un terzo delle aziende in crescita, seguiti da utility (-1,5%) e telecomunicazioni (-3%).Liquidità in aumento, ma non su EGMGli scambi medi giornalieri su Borsa Italiana sono saliti del 19% a 4,1 miliardi di euro, ancora concentrati per oltre il 90% sui titoli del FTSE MIB. Lo STAR è il segmento che ha beneficiato di più, con un controvalore giornaliero in crescita del 77% a 155 milioni e un miglioramento diffuso: tre società su quattro hanno visto aumentare gli scambi, con una mediana del +45%. Su EGM il +67% (a 11 milioni) è invece dovuto quasi interamente a una singola società: a perimetro costante la crescita si ferma al 12% e la società mediana scambia il 9% in meno rispetto a un anno fa. Secondo Alantra, la scarsa liquidità contribuisce a spiegare perché i prezzi su EGM reagiscano più lentamente alle revisioni delle stime.EGM: ricavi in volata, utili in calo e debito in forte crescitaIl segmento EGM ha messo a segno la crescita dei ricavi più rapida del mercato (+18,2% a 4,4 miliardi), ma anche uno dei risultati peggiori in termini di redditività. L'EBITDA è salito del 6,2%, con un margine sceso di 140 punti base al 12,6%, mentre l'EBIT è calato del 3,9% e l'utile netto del 18,3%. In termini mediani i ricavi crescono dell'8,5%, l'EBITDA del 6,2%, mentre EBIT e utile netto arretrano rispettivamente del 5,3% e del 3,6%. Due terzi delle società hanno aumentato il fatturato, ma solo il 56% l'EBITDA e la metà l'utile, e 66 aziende (il 44% del segmento) restano in perdita.La crescita è inoltre concentrata: Pasquarelli Auto, NextGeo e Rosetti Marino spiegano il 44% dell'aumento dei ricavi. Escludendole, le vendite crescono comunque del 12%, ma l'EBITDA solo del 4% e l'utile netto scende del 26%. Sul fronte degli utili, Portobello, Energy e BolognaFiere spiegano da sole più dell'intero calo del segmento.Il debito netto è aumentato del 39% (+516 milioni), portando la leva a 1,7 volte dall'1,3 di fine 2025. A differenza del resto del mercato, l'aumento è legato agli investimenti: i capex, pari a 486 milioni, corrispondono al 94% del nuovo debito, contro appena 94 milioni di dividendi. NextGeo e Sicily by Car spiegano quasi la metà dell'incremento, mentre la leva mediana è rimasta stabile a 1,2 volte e oltre un quarto delle società EGM è ancora in posizione di cassa netta. Rilevante anche il ruolo dell'M&A, con il 36% delle società che ha chiuso almeno un'acquisizione negli ultimi dodici mesi.STAR: profitti in ritardo, ma maggiore tenutaLe società STAR hanno aumentato i ricavi del 13,9% (mediana +5,7%) a 19,9 miliardi, l'EBITDA del 7,7% (mediana +2,8%) a 2,8 miliardi e l'EBIT del 3,6%, mentre l'utile netto è sceso del 3,5% a 0,9 miliardi, pur crescendo dell'1,9% in mediana. Il margine EBITDA è calato di 80 punti base al 14,1%, un effetto che Alantra attribuisce soprattutto al mix: NewPrinces spiega da sola circa il 70% dell'aumento dei ricavi del segmento, con una marginalità più bassa della media. Escludendo i tre principali contributori (NewPrinces, Esprinet e Reply), i ricavi crescono del 3,6%, l'EBITDA del 4,8% e l'utile cala dell'1,1%: un quadro più contenuto ma più stabile.La diffusione dei risultati è stata buona, con il 76% delle società in crescita nei ricavi, il 57% nell'EBITDA e il 55% nell'utile. Il punto debole resta la leva operativa: i profitti sono cresciuti a circa metà del ritmo del fatturato e solo il 43% delle società ha migliorato i margini, segno che costi e ammortamenti assorbono ancora parte della crescita. Il calo dell'utile è concentrato su pochi nomi, in particolare TIP e Ascopiave.Il debito netto è salito del 25% a 7,1 miliardi, con la leva passata da 1,1 a 1,3 volte. In questo caso l'aumento riflette sia gli investimenti (717 milioni di capex, circa la metà del nuovo debito) sia la remunerazione degli azionisti (623 milioni di dividendi, circa il 45%), oltre a 194 milioni di buyback. La leva mediana è però scesa a 1,1 volte da 1,2, e gli analisti non vedono criticità patrimoniali diffuse.Stime: tagli concentrati su EGMDopo le semestrali, il consenso sul mercato è rimasto sostanzialmente invariato: l'EBITDA aggregato è stato rivisto al rialzo dello 0,3% per il 2026 e dell'1% per il 2027. Anche in questo caso pesano i grandi gruppi, con l'upgrade su Eni che ha più che compensato il taglio su Stellantis. Tra le società oggetto di revisione, tuttavia, i tagli sull'EBITDA 2026 hanno superato i rialzi.Sullo STAR le stime sono stabili: EBITDA +0,1% per il 2026 e +0,7% per il 2027, che diventano +0,8% e +1,4% escludendo i due tagli più consistenti (doValue ed Emak). L'utile netto di consenso sale dell'1,3% e del 2%. Secondo Alantra, il secondo semestre appare raggiungibile: il primo semestre vale già il 48% dell'EBITDA atteso per il 2026 (47% nel 2025) e il consenso implica una crescita di appena il 2,5% nella seconda metà dell'anno, dopo il +7,7% del primo semestre.Su EGM le revisioni sono state le più profonde e diffuse: l'EBITDA 2026 è stato tagliato del 3,9% (-3,1% anche escludendo i due tagli maggiori) e quello 2027 del 2,4%, a fronte di riduzioni più contenute sui ricavi, segno che il problema riguarda soprattutto i margini. Gli analisti avvertono che la maggior parte delle società EGM non ha ancora un consenso aggiornato, ma per quelle coperte le stime 2026 richiedono una netta accelerazione nel secondo semestre.Valutazioni: EGM più caro, STAR molto a scontoIl mercato italiano tratta a 7,1 volte l'EBITDA 2026 (da 6,9 volte prima dei risultati), il 10% sotto la media quinquennale, con lo sconto concentrato soprattutto al di fuori del FTSE MIB. Il...
Fonte: Teleborsa