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Economia
59 minuti fa

Confindustria rivede crescita PIL all'1% nel 2026

(Teleborsa) - Confindustria stima una crescita del PIL italiano nel 2026 all'1%, sopra le attese di marzo scorso e sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita, ossia quella che si registrerebbe a fine anno in presenza di una crescita congiunturale nulla nei due trimestri restanti. Nel 2027 l’economia italiana dovrebbe rallentare allo 0,6%, un ritmo in linea con quello osservato nel 2025. La revisione al rialzo delle previsioni rispetto al +0,5% indicato a marzo - spiega l'Associazione di Viale dell'Astronomia - riflette il verificarsi di diversi fattori: il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno (+0,3% nel 1° trimestre e +0,2% nel 2°); il decisivo apporto del PNRR, il cui impatto sul PIL è stimato in circa mezzo punto percentuale nel 2026; il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi; il rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio. L'impatto positivo di consumi e investimentiLa crescita del PIL poggia sui consumi delle famiglie (+1,1%), mentre sono fermi quelli pubblici, e sugli investimenti (+3,3%), trainati nel complesso dalle costruzioni, nonostante il calo della componente abitativa. Resta invece negativo l’apporto della domanda estera netta nonostante la crescita dell’export (+2,7% quello di beni, +3,8% quello di servizi).La vulnerabilità del commercio esteroPer l’Italia, un decimo dell’import proviene dalla Cina (10,2%, +2,8 punti percentuali sul 2019) e un decimo dell’export va negli USA (10,8% nel 2025, +1,3 punti percentuali). Con entrambi emergono vulnerabilità, sebbene di natura diversa. I dazi USA stanno riducendo l’export italiano (beni -9,8% al netto di navi e farmaci). In aumento l’import italiano anche al netto delle materie prime energetiche e così anche le dipendenze dagli USA (primo paese per forniture critiche in termini di quota in valore, 24%). La Cina è un rivale agguerrito, ma anche un fornitore essenziale di input critici per l’industria italiana.L’export italiano tende a beneficiare in misura maggiore degli accordi commerciali, grazie a una specializzazione nei settori in cui la riduzione dei dazi è generalmente più ampia e a una struttura del tessuto produttivo nazionale, caratterizzato da una forte  presenza di piccole e medie imprese, che si avvantaggia di più dalla rimozione delle  barriere tariffarie e, soprattutto, non tariffarie. Nei primi tre mesi di applicazione dell’accordo UE-Mercosur, maggio-luglio 2026, le esportazioni italiane verso l’area sono cresciute del +10% rispetto allo stesso periodo  del 2025, un aumento quasi doppio rispetto a quello registrato verso l’insieme dei paesi  extra-UE (+5,9%).Contesto mondiale in rallentamentoLa resilienza dell'economia italiana si inserisce in un contesto globale in rallentamento: il PIL mondiale è atteso a +2,8% a causa di tensioni geopolitiche,  incertezza e conflitti aperti di difficile risoluzione, ed in recupero al +3,2% il prossimo anno. Tiene l’economia europea che crescerà dello 0,8% nel 2026 e dell’1% nel 2027. La Francia, tra i grandi paesi, è quella più in difficoltà (+0,3% la crescita acquisita a giugno) non solo in termini di crescita del PIL ma anche per l’instabilità politica e il deficit pubblico che non è previsto rientrare; la Germania tiene (+0,9%), la Spagna vola grazie al traino del turismo e a bassi costi dell’energia e tassi minori che spingono i consumi. Continua a crescere a ritmi sostenuti l’economia americana, spinta dai rincari delle materie prime energetiche di cui è esportatrice netta e dagli investimenti in data center connessi all’IA stimati intorno a 580 miliardi di dollari nel 2026 (1,8% del PIL), con un aumento fino a circa il 2,5% del PIL nel 2027. La Cina nel primo semestre è cresciuta del +4,7%  grazie all’export: ad agosto +25,0% sull’anno, con un avanzo commerciale mensile di 119,1 miliardi di dollari.Scambi in crescita: imprescindibile rafforzare l'UEScambi mondiali in forte crescita: nei primi sette mesi del 2026, le vendite in volume hanno superato del 9,5% il livello raggiunto nel 2024 e del 18,4% il livello pre-pandemia (2019), trainate da Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong  Kong e Cina. Da segnalare anche l'espansione degli scambi high-tech, trainati dagli investimenti digitali.L’Europa è al momento esclusa da questa nuova rivoluzione digitale. - sottolinea Confindustria - Perché USA e Cina investono 1000 miliardi di dollari l’anno (a parità di potere d’acquisto) in R&S, l’UE solo 600 miliardi, accumulando così un ritardo importante rispetto ai due paesi. Le prime 5 società al mondo per investimenti  in ricerca sono americane, la sesta è cinese (Huawei).In questo quando è "essenziale ed è imprescindibile" rafforzare politicamente l’Ue, il completamento del mercato unico così come la rimozione delle barriere interne. Rispetto alla Cina, appare difficile pensare che le relazioni possano mantenere l’assetto attuale perché i rapporti tecnologici e industriali appaiono decisamente sbilanciati. 
Fonte: Teleborsa