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Economia
41 minuti fa

Orsini (Confindustria), appello all'Europa: cambi passo, debito comune per investimenti strategici

(Teleborsa) - "È il tempo del coraggio":  sono parole che suonano come un invito quelle del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che  parlando all'assemblea annuale lancia un appello "a tutta la politica" per "un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio".  Il leader degli industriali chiede di agire in fretta "per tornare a una crescita del 2% l'anno" perché altrimenti "perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro". E, dunque, "le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso". In platea, ad ascoltare la relazione di Orsini, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni."IL TEMPO DEL CORAGGIO" -  A giudizio di Orsini due le condizioni che rendono "ogni scelta davvero capace di generare effetti duraturi: fiducia e coraggio. La fiducia tiene unite le comunità, sostiene il Paese e dà forza alle imprese e al lavoro. La fiducia è necessaria per trovare soluzioni ai problemi reali che imprese e lavoratori affrontano ogni giorno, ma dipende soprattutto dalla volontà di chi decide di farsene carico. E si rafforza con la responsabilità di tutti: per trasformare in azioni concrete la necessità assoluta di investire per crescere". Ma "la fiducia da sola non basta, serve il coraggio". Il coraggio di "promuovere insieme nuove scelte e nuovi strumenti per affrontare le sfide di un mondo in rapida trasformazione tecnologica e segnato da profonde instabilità geopolitiche. Serve coraggio perché il tempo che stiamo vivendo non ammette attese, esitazioni, incertezze o ritardi", conclude.5 LEVE PER RIMETTERE IMPRESE AL CENTRO - "La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l'impresa al centro", prosegue Orsini indicando le priorità da affrontare, per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e "rafforzare il Paese":  "energia; crescita dimensionale delle pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231; risorse adeguate agli obiettivi"RIALLOCARE 20 MILIARDI, LA PROPOSTA DI ORSINI - Il fisco che è una "leva di competitività", che "richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique". Soprattutto, "non può essere un ostacolo agli investimenti", dice Orsini che lancia una proposta a Governo e parti sociali: nelle pieghe delle "575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile" è possibile reperire "20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola"Orsini ha voluto sottolineare che "anche su questo vogliamo fare la nostra parte. L'Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati. Lavoriamo insieme su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragione d'essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme". La proposta di riallocare 20 miliardi per crescita, sanità e scuola è "un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione. Significa anche riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica, per incidere su privilegi ed equilibri consolidati. Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico"BASSI SALARI ALLONTANANO GIOVANI DALL' ITALIA - Focus anche sulla questione salariale in Italia che "resta aperta" e "da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla". "Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall'Italia - ha ricordato - troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti". Secondo Orsini "se vogliamo affrontare seriamente il problema dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l'Italia e le sue imprese. I salari bassi - ha aggiunto - incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l'unico per molte piccole realtà".QUESTIONE ENERGIA MINACCIA ESISTENZIALE - Orsini sottolinea anche come per le imprese il prezzo dell'energia sia ormai "una vera e propria minaccia esistenziale".  Secondo il leader degli Industriali  "non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l'energia ai prezzi più cari d'Europa. L'Italia, per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato". Occorre "riportare l'energia nella competenza esclusiva dello Stato. L'appello che lanciamo a tutte le forze politiche è sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Proprio quelle aree che continuano a incontrare forti resistenze a livello regionale e locale, indipendentemente dal colore politico". Orsini chiede "coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni. Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano a oggi bloccati. Siamo a 85 gigawatt installati, ne servono ancora 50 da realizzare entro 4 anni. Un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Il problema deve essere risolto subito".EUROPA CAMBI PASSO - Non manca il monito all'Europa chiamata a cambiare marcia. In un quadro internazionale peggiorato con la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, una "sconfitta per l'umanità", l'Europa è "sempre più necessaria, ma deve cambiare strada e marcia" perché il conflitto è "causa di profonde crisi economiche che generano nuova povertà, erodono alleanze consolidate, trasformano l'energia e le materie prime in strumenti di ricatto".  "L'Europa deve cambiare strada e passo - ha affermato - tocca a noi, ai suoi cittadini, tracciare il percorso. Nessun Paese europeo ha le risorse politiche ed economiche per affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti: geopolitiche, tecnologiche, climatiche, demografiche". Orsini ha sottolineato che "gli Stati Uniti e la Cina le affrontano con massicci investimenti pubblici e privati, anche sul piano militare, e con politiche protezionistiche. La dimensione europea è l'unica in grado di reggere l'urto". Ed è proprio in quest'ottica che il leader degli imprenditori si è detto "molto preoccupato" per le scelte dell'Ue di questi ultimi anni. "Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività - ha aggiunto Orsini - dall'inizio del mandato di questa commissione, l'Europa ha perso 250mila occupati nella manifattura, che si traducono in un milione di occupati in meno nell'indotto. È avvenuto perché non facciamo politiche per mantenere l'industria nel nostro continente, al contrario la spingiamo ad andarsene e a delocalizzare".Nell'ultimo biennio "abbiamo assistito a un vero e proprio smottamento del sistema industriale europeo - ha poi ricordato Orsini - gli alti costi dell'energia, la mancanza di investimenti e regole asfissianti hanno mortificato l'iniziativa imprenditoriale e hanno intaccato i livelli occupazionali, spalancando i nostri mercati ai prodotti cinesi. Siamo soffocati dall'assenza di competitività e dalle fragilità che ogni giorno aumentano. La Cina è oggi l'unica vera superpotenza industriale. Da sola genera il 35% della produzione manifatturiera mondiale, più di quanto producano insieme gli altri 8 principali Paesi industrializzati. Ma la Cina gioca con regole falsate ed esporta nel resto del mondo i propri squilibri: deflazione e carenza di domanda interna. Sposta un carico gigantesco di merci verso i mercati europei. Non solo prodotti a basso costo, ma anche tecnologie avanzate: settori in cui la Cina ha sovracapacità produttiva mentre l'Europa arranca e arretra".Orsini ricorda che l'industria di base europea è "sotto pressione per il costante aumento dei prezzi della produzione: carta, cemento, ceramica, chimica, costruzioni, metallurgia, siderurgia, vetro - ha proseguito il leader dell'associazione di viale dell'Astronomia - senza industria di base crolla l'intera economia europea. Ma le vulnerabilità riguardano anche settori ad alto contenuto tecnologico come elettronica e semiconduttori, elettrodomestici, automotive, farmaceutica, metalli e il trattamento delle terre rare". Una delle dipendenze "più decisive" riguarda l'intelligenza artificiale. "Chi la controlla - ha concluso - non controllerà solo l'innovazione di domani, ma l'intera economia mondiale. Per tutte queste ragioni serve in Europa uno spirito di responsabilità nuovo. È evidente a tutti che molti Stati continuano a credere di potercela fare da soli. Ma è un'illusione. Noi non vogliamo un'Europa ridotta solo a un mercato per altri Paesi. Noi vogliamo un'Europa che abbia al centro l'innovazione, la produzione e il lavoro e pensiamo che si possa realizzare, lavorando su...
Fonte: Teleborsa