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Economia
1 ore fa

Economia circolare 2026: i trend che guidano le imprese

(Teleborsa) - Circularity, Società Benefit dedicata all’economia circolare che accompagna le imprese in tutte le tappe del percorso verso l’integrazione dei principi ESG nel proprio modello di business, ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, un’utile guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare.La guida offre una lettura integrata dei principali cambiamenti che stanno ridefinendo l’economia circolare: dall’evoluzione del quadro normativo europeo, con l’atteso Circular Economy Act e l’entrata in applicazione del Regolamento sugli imballaggi (PPWR), alla trasformazione industriale delle filiere, fino alla gestione delle materie prime critiche, alla crescente domanda di riciclo e alla centralità di dati, tecnologia e misurazione delle performance. La circolarità viene analizzata come leva di competitività e resilienza nelle strategie industriali dell’Unione Europea, mettendo in relazione strumenti come il Digital Product Passport, la qualità dei materiali riciclati, i benefici economici della circolarità e l’evoluzione dei contratti di fornitura verso requisiti sempre più strutturati e verificabili.Oltre all’analisi dei trend, la Circularity Trend Guide 2026 include un radar normativo 2026–2030 e una checklist operativa pensata per aiutare le imprese a tradurre scenari e regole in azioni concrete, dalla progettazione dei prodotti al procurement, dalla gestione dei dati alla relazione con la finanza. La guida è disponibile gratuitamente in download sul sito di Circularity."Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere - commenta Camilla Colucci, CEO di Circularity - Le imprese non sono chiamate solo ad adeguarsi alle nuove regole, ma a integrare la circolarità nei processi, nei dati e nelle decisioni strategiche. È qui che si gioca il vantaggio competitivo dei prossimi anni".Secondo i dati, l’Italia parte da una posizione di forza sul fronte del riciclo, con un tasso di utilizzo circolare della materia nel 2024 pari al 21,6%, il più alto in Europa, contro una media UE del 12,2%. Allo stesso tempo, restano nodi strutturali aperti su alcune filiere, come la plastica e i RAEE, e sulla qualità delle raccolte e delle materie prime seconde.In questo contesto, le imprese che sapranno integrare la circolarità nei processi decisionali, nella governance dei dati e nelle strategie di filiera saranno più solide e competitive nel medio periodo. Al contrario, l’assenza di dati affidabili e di un approccio strutturato rappresenterà un rischio crescente, non solo reputazionale ma anche economico.Dal 2026 la riciclabilità dichiarata non sarà più sufficiente in nessuna filiera: prodotti, materiali e processi dovranno essere progettati per rispettare requisiti tecnici, filiere reali, controlli e rendicontazione.Il packaging rappresenta uno dei casi più avanzati di questa trasformazione, anche grazie all’evoluzione normativa. In questo ambito l’Italia parte avvantaggiata: nel 2024 l’immesso al consumo di imballaggi è stato superiore alle 13,9 milioni di tonnellate, con un tasso di riciclo effettivo del 76,7% con 10,7 milioni di tonnellate riciclate; l’Italia supera già i target UE sia del 2025 fissati al 65%, sia del 2030 fissati al 70%.La domanda di materie prime seconde cresce in modo significativo in molte filiere, ma non in modo uniforme. Se in alcuni settori il riciclato è sempre più richiesto per obblighi normativi, criteri di gara e strategie industriali, in altri, come la plastica, il mercato mostra ancora forti squilibri tra domanda, offerta e competitività economica. L’estrazione di materie prime critiche sta assumendo un ruolo sempre più strategico. In un contesto segnato da volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e dipendenze esterne, il riciclo e il recupero di materia diventano strumenti di resilienza industriale e di autonomia economica, in linea con gli obiettivi europei sulle materie prime critiche.Il salto tecnologico e di competenze sta trasformando la gestione dei flussi di materia. Intelligenza artificiale e sistemi di selezione automatica stanno ridefinendo le prestazioni di raccolta, selezione e riciclo. Senza investimenti in tecnologia e competenze, il riciclo resta quantitativo ma non competitivo.Un altro tema centrale è quello dei dati. Con il rafforzamento degli standard di misurazione, indicatori, KPI (Key Performance Indicators) e metodologie riconosciute si affermano come linguaggio comune tra imprese, istituzioni e finanza.Il 2026 segna un passaggio chiave per l’economia circolare: dopo anni di consolidamento di pratiche e modelli, la circolarità entra in una fase pienamente industriale, normativa e finanziaria. Non è più solo un obiettivo di sostenibilità, ma una condizione strutturale per competere, capace di incidere su costi, continuità degli approvvigionamenti, accesso al credito e resilienza delle filiere. Come emerge dalla IV Edizione dell'Osservatorio Clean Technology 2025 di Innovatec e Haiki+, il 72% delle imprese italiane ha realizzato almeno un investimento in sostenibilità ambientale nel 2025 e gli investimenti in processi di economia circolare sono passati dal 16% nel 2023 al 27% nel 2025. Il 77% delle imprese attende vantaggi di business dal proprio impegno green/circolare, e il 55% li ha già raggiunti nel 2025, in aumento rispetto al 52% nel 2024. I principali benefici concreti sono i risparmi in termini di efficienza e riduzione dei costi riportati da 7 aziende su 10, e i miglioramenti della redditività indicati dal 31% delle imprese. Il 20% degli investimenti in sostenibilità, inoltre, ha determinato un migliore accesso al credito per le imprese nel 2025, rispetto al 17% nel 2024. Questo include un accesso a finanziamenti dedicati (11% nel 2025) e un miglioramento del rating finanziario (9%).
Fonte: Teleborsa