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Economia
1 ore fa

Acqua: con i capitali privati investimenti fino a 112 euro pro capite

(Teleborsa) - Nel 2027 il capitale privato (finanziamenti bancari, obbligazioni, partenariato pubblico-privato) potrebbe aumentare del 18% gli investimenti pro capite dei gestori industriali nel settore idrico italiano, portandoli da 95 a 112 Euro per abitante. L’apporto aggiuntivo di 17 Euro ridurrebbe da 21 a 4 Euro il divario rispetto alla media europea di 116 Euro per abitante prevista per il periodo 2024-2029. È la stima presentata dalla Community Valore Acqua di TEHA nel corso della seconda riunione dell’ottava edizione, dedicata alle leve di finanziamento necessarie per sostenere la filiera dell’acqua dopo la conclusione del PNRR.Il punto di partenza è un divario strutturale. A livello globale, solo il 25% del fabbisogno annuo di investimento nel settore idrico trova copertura e il 91% delle risorse mobilitate deriva da fonti pubbliche. Anche l’Italia resta sotto gli standard europei: nel periodo 2024-2029 gli investimenti dei gestori industriali sono stimati in media in 90 Euro per abitante l’anno, contro 116 Euro in Europa, mentre il 32% delle risorse programmate proverrà da fonti pubbliche. La fine dei fondi straordinari rende quindi decisivo ampliare la base finanziaria del settore, senza rinunciare alla regia pubblica e alla capacità di programmazione."Con la conclusione del PNRR il sistema idrico italiano entra in una fase decisiva: senza nuove leve finanziarie nel 2027 gli investimenti potrebbero fermarsi a 95 Euro per abitante - dichiara Benedetta Brioschi, Partner e Project Leader Community Valore Acqua di TEHA - L’ingresso del capitale privato può portarli a 112 Euro, avvicinando l’Italia agli standard europei e garantendo continuità agli interventi. Non si tratta di sostituire il pubblico, ma di moltiplicarne la capacità attraverso partenariati, finanza sostenibile e strumenti innovativi. È una condizione necessaria per compensare la fine delle risorse straordinarie e tenere testa a un cambiamento climatico che avrà impatti sempre più frequenti e intensi sulle reti, sui territori e sulla sicurezza degli approvvigionamenti".IL CAPITALE PRIVATO PUÒ EVITARE IL CALO DEL POST-PNRR. Gli investimenti pro capite dei gestori industriali sono cresciuti da 88 Euro nel 2023 a 98 nel 2024, raggiungendo 115 Euro nel 2025. Senza nuove fonti di finanziamento, il settore si aspetta che gli investimenti scenderanno a 106 Euro nel 2026 e a 95 Euro nel 2027. Il contributo del capitale privato, stimato in 17 Euro per abitante, consentirebbe invece di portarli a 112 Euro. Il PNRR, concluso il 30 giugno 2026, ha finanziato per la gestione della risorsa idrica, il 13,6% degli investimenti dei gestori previsti nel periodo regolatorio 2024-2029: una spinta rilevante, ma temporanea, che ora deve essere sostituita da un mix stabile di risorse.STANDARD EUROPEI E FABBISOGNI ANCORA SCOPERTI. Il rafforzamento degli investimenti è necessario anche per rispettare i nuovi obiettivi normativi e rendere le infrastrutture più resilienti. Secondo TEHA, l’adeguamento degli impianti italiani ai target della nuova Direttiva UE sul trattamento delle acque reflue urbane (2024/3019) richiederà oltre 12 miliardi di Euro e interesserà almeno 226 impianti di depurazione. A questo si aggiunge il fabbisogno del PNIISSI: dei 12 miliardi necessari per gli interventi infrastrutturali e la sicurezza dell’approvvigionamento, l’84% resta ancora da finanziare. Colmare questi gap significa accelerare reti, depurazione, riuso, invasi, irrigazione e digitalizzazione prima che siccità, alluvioni ed eventi estremi rendano gli interventi più costosi e urgenti.
Fonte: Teleborsa