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1 ore fa

L'arte di Giovanni Motta ci ricorda che il tempo passa per tutti. Con un'eccezione

(Teleborsa) - La giovinezza non è più solo una stagione della vita: è diventata un obiettivo da inseguire, controllare, imitare a ogni costo. Nel tempo che scorre — e che non sappiamo più accettare — cresce un’ossessione fatta di creme miracolose, rituali quotidiani, promesse di eterna freschezza e di superfood e bevande "magiche" capaci, almeno in apparenza, di rallentare il tempo. Ma dietro questa corsa contro le lancette dell'orologio si nasconde una domanda più profonda: abbiamo così paura di accettare la nostra vera natura? In questo contesto che si inserisce Hydron, la nuova mostra dell’artista digitale Giovanni Motta curata da Ivan Quaroni, visitabile dal 26 marzo al 12 aprile ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti di Milano.Il progetto parte da un’idea narrativa tanto semplice quanto paradossale. "HYDRON nasce come il lancio pubblicitario di una sostanza immaginaria che promette l’eterna giovinezza", spiega Motta, che utilizza il linguaggio della comunicazione e del brand per costruire una sorta di mito contemporaneo. "Ho scelto il linguaggio della scoperta e del brand perché quel tipo di narrazione possiede una forza inarrestabile: è sufficiente una promessa per accendere l’immaginazione". Dietro l’estetica pop e il dispositivo pubblicitario, tuttavia, emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra desiderio e tempo: "l’essere umano desidera credere in una promessa anche quando sa che quella promessa è impossibile da realizzare. La promessa dell’eterna giovinezza rivela una tensione profonda tra la natura, che crea cicli e trasformazioni, e l’uomo, che prova continuamente di fermare il tempo".Il cuore simbolico della ricerca dell’artista resta il personaggio di JonnyBoy, figura che attraversa il suo lavoro da oltre vent’anni. Non è un alter ego, ma una metafora di ciò che Motta definisce memoria emotiva: "la memoria emotiva è la forza più intensa che attraversa la vita di una persona", racconta l’artista, ricordando come siano spesso "frammenti, piccole scene che rimangono incise dentro di noi" a costruire la struttura interiore di un individuo. Da queste esperienze nascono le immagini della sua pittura e il significato stesso di JonnyBoy: "non rappresenta un’età anagrafica, ma una condizione dello spirito: la parte di noi dove tutte queste memorie continuano a vivere. In un mondo che corre continuamente verso il futuro, la memoria emotiva è l’unico luogo in cui il tempo si ferma. Ed è proprio lì che si nasconde il vero segreto dell’eterna giovinezza".La mostra milanese si presenta come un’esperienza narrativa più ampia rispetto a una tradizionale esposizione. "Con HYDRON³ ho scelto di costruire un’esperienza perché volevo creare una situazione in cui il visitatore fosse costretto a rallentare e a sentire", spiega Motta. Il pubblico non si limita a osservare opere appese alle pareti, ma "attraversa una piccola avventura come se entrasse in un cartone animato o tra le pagine di un manga", trasformando lo spazio espositivo in "un ambiente emotivo, un luogo dove l’immaginazione e la percezione si riattivano".Una visione condivisa anche dal curatore della mostra, Ivan Quaroni, che sottolinea come il progetto tenti di superare il formato espositivo tradizionale. "Mai come in questo caso è vero che il medium è il messaggio", osserva Quaroni, spiegando che la narrazione costruita attorno alla sostanza immaginaria è solo una parte del progetto. "Il sottotesto, da leggere in filigrana, è che Giovanni Motta sta cercando di strutturare un nuovo tipo di esposizione in cui la pittura è l’elemento centrale di un complesso sistema di linguaggi che spaziano dalla performance all’environment, dall’advertising al food design, dall’entertainment al sound landscape".In questa prospettiva, Hydron diventa anche un esperimento sul rapporto tra arte e pubblico. L’obiettivo, continua il curatore, è "presentare una mostra di pittura in maniera meno tradizionale, evitando consuetudini paludate da white cube e cercando un rapporto più diretto ed emozionale con il visitatore". Un progetto che si inserisce in una trasformazione più ampia del sistema dell’arte, dove – conclude Motta – "l’artista offre una visione, il visitatore porta la propria esperienza. In quel punto di incontro nasce qualcosa che appartiene a entrambi".
Fonte: Teleborsa