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35 minuti fa

Materie prime critiche, Ue e Italia pesantemente esposte: dipendenza vicina al 100%

(Teleborsa) - La forte crescita della domanda di litio, rame, nichel, cobalto e terre rare colloca le materie prime critiche (MPC) tra le principali questioni industriali strategiche dei prossimi decenni. È la conclusione dello studio della Fondazione Eurispes dedicato a dipendenze strutturali, vulnerabilità delle filiere e implicazioni geopolitiche. Il nodo - si sottolinea - non è la disponibilità geologica di queste risorse, bensì la capacità di tradurle in offerta effettivamente disponibile in tempi compatibili con l'espansione dei consumi.Il valore del mercato e il ruolo della transizione energeticaNel 2023 il commercio mondiale delle materie prime critiche ha raggiunto un valore di circa 1.925 miliardi di dollari, di cui oltre 770 miliardi riferiti a minerali direttamente collegati alla transizione energetica. Batterie, veicoli elettrici, reti di trasmissione, impianti fotovoltaici, turbine eoliche, semiconduttori e sistemi di accumulo richiedono quantitativi crescenti di tali materiali.Sulla base degli scenari dell'International Energy Agency, tutte le principali materie prime critiche registreranno aumenti significativi. Nello scenario Net Zero la domanda di litio potrebbe crescere del 242% entro il 2030 e del 794% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2024; per la grafite gli incrementi potrebbero raggiungere il 237% entro il 2040. Particolare attenzione è dedicata al rame: nel 2024 il consumo mondiale si è attestato a circa 26,7 milioni di tonnellate e una crescita compresa tra il 29% e il 55%, applicata a una base già elevata, implicherebbe milioni di tonnellate aggiuntive.I tempi di estrazione e il monopolio della raffinazioneLo studio segnala la rigidità strutturale dell'offerta: per un nuovo progetto minerario servono spesso dai dieci ai quindici anni, a cui si aggiungono ulteriori tempi per impianti di raffinazione, trasformazione e riciclo. Il controllo industriale si concentra soprattutto nelle fasi intermedie: la Cina controlla circa l'80-90% della capacità mondiale di raffinazione delle terre rare e oltre il 90% per la grafite destinata agli anodi delle batterie, con quote elevate anche per litio e cobalto.La vulnerabilità europea e i target del Critical Raw Materials ActLa dipendenza dalle importazioni per l'Unione europea raggiunge o si avvicina al 100% per litio, terre rare leggere e pesanti, magnesio, niobio e titanio, con quote elevate anche per grafite, manganese, gallio e cobalto. Ancora lontani appaiono gli obiettivi del Critical Raw Materials Act (10% di estrazione interna, 40% di trasformazione e 25% di riciclo entro il 2030): oggi l'estrazione copre il 3-5% del fabbisogno, la trasformazione il 10-15% e il riciclo meno del 5% per gran parte delle filiere.Il caso dell'Italia fra miniere dismesse e riciclo dei RAEEL'Italia dipende quasi interamente dalle importazioni: si estraggono soltanto fluorite e feldspato in 22 siti su circa 76 miniere attive. Le mappature dell'ISPRA indicano evidenze in Sardegna, Toscana, Lazio, Piemonte, Liguria e in alcune aree alpine, oltre a circa 900 siti minerari metalliferi dismessi. Nel 2023 sono state raccolte circa 510.000 tonnellate di RAEE, con un tasso di preparazione per riutilizzo e riciclo dell'84,2% e un recupero complessivo del 93,9%, risultati che però non si traducono automaticamente in un analogo recupero delle materie prime critiche. Anche nel caso italiano, per Eurispes, l'obiettivo non è l'autosufficienza, ma la riduzione della vulnerabilità tramite diversificazione, sviluppo industriale, riciclo e presidio delle catene del valore.
Fonte: Teleborsa