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2 ore fa
CCNL, Cisl: nel 2025 salari +3,1% e attese per i rinnovi più brevi
(Teleborsa) - Il secondo semestre 2025 conferma il recupero retributivo avviato nel 2023. È quanto emerge dal terzo Report CISL sulla Contrattazione Collettiva Nazionale, basato su dati ISTAT, OCPI e INPS, diffuso oggi dal Dipartimento Contrattazione della Confederazione di Via Po.Nel 2025 sono stati recepiti dall’ ISTAT 33 contratti collettivi nazionali (4,7 milioni di lavoratori, 37,1% del monte retributivo). Nel secondo semestre i rinnovi sono stati 14, con una forte accelerazione nel quarto trimestre. A fine anno risultano in vigore per ISTAT 48 contratti, che coprono 7,6 milioni di dipendenti (57,8%) , sottolinea il rapporto della Cisl.Le retribuzioni contrattuali orarie crescono del +3,1%, superando l’inflazione IPCA (+1,7%) per il secondo anno consecutivo. Migliora anche la tempistica dei rinnovi: l’attesa media scende da 27,9 a 18,9 mesi, quasi 10 mesi in meno.La CISL evidenzia però i limiti dell’indice ISTAT basato sui soli minimi tabellari: a fronte di una perdita del -6,4% delle retribuzioni contrattuali lorde rispetto al 2019, le retribuzioni di fatto segnano un calo molto più contenuto (-1,7%). Ancora migliore il dato sulle retribuzioni nette, con un recupero quasi completo: gap sotto l’1% per i redditi mediani e al 2,9% per quelli più bassi."Il sistema contrattuale italiano produce molto di più di ciò che l’indice ISTAT fotografa – afferma Mattia Pirulli, segretario Confederale CISL –. Leggere la dinamica salariale solo attraverso i minimi tabellari significa ignorare il valore della contrattazione decentrata e delle politiche fiscali redistributive. Questa distorsione rischia di alimentare letture fuorvianti e di oscurare un sistema che sa dare risposte concrete ai lavoratori".Restano aperti rinnovi rilevanti (credito, assicurazioni, sanità privata, spettacolo, informazione). "Per la CISL – conclude il report – la priorità è il rinnovo tempestivo dei CCNL, rafforzare la contrattazione decentrata, sostenere i redditi più bassi con adeguate politiche fiscali, per contrastare efficacemente il lavoro povero".
Fonte: Teleborsa