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Sostenibilità
55 minuti fa
Agenda 2030: progressi dell'Italia ancora discontinui a quattro anni dalla scadenza
(Teleborsa) - Il Rapporto Istat sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) presenta l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese, contribuendo alla realizzazione di questo importante progetto globale. I 17 SDGs, e gli specifici target in cui sono declinati bilanciano le dimensioni sociale, economica e ambientale, dello sviluppo sostenibile, cui si aggiunge la dimensione istituzionale, offrendo un quadro di riferimento integrato per orientare le azioni volte a promuovere uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile.La nona edizione del Rapporto accompagna la diffusione di 321 misure statistiche, di cui 301 uniche, cioè non ripetute in più Goal, connesse a 148 indicatori dell’Inter-Agency and Expert Group on SDG Indicators (UN-IAEG-SDGs) delle Nazioni Unite per il monitoraggio degli avanzamenti dell’Agenda 2030 a livello globale.A partire dal dicembre 2016, l’Istat rende disponibile la piattaforma informativa per gli indicatori SDGs, che aggiorna due volte all’anno. Dopo l'ampia ristrutturazione condotta lo scorso anno con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la qualità di dati e metadati, questa diciottesima occasione di diffusione, chiusa con le informazioni disponibili al 25 giugno 2026, consolida il Sistema Istat-SDGs nella sua rinnovata configurazione. Rispetto al rilascio di dicembre 2025 sono state aggiornate 203 misure statistiche.I progressi verso lo sviluppo sostenibile A distanza di oltre un decennio dal varo dell’Agenda 2030 e a soli quattro anni dalla scadenza per la sua realizzazione, il tema della sostenibilità si confronta con uno scenario profondamente mutato rispetto a quello in cui gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati definiti. Gli ultimi anni hanno confermato come la transizione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica non possa essere considerata un percorso lineare, ma debba misurarsi con l’instabilità del contesto internazionale, la permeabilità del quadro economico a shock esogeni e persistenti criticità ambientali e divari sociali.L’andamento dell’Italia verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile è stato analizzato rispetto all’ultimo anno (evoluzione di breve periodo), a partire da 243 misure statistiche, e rispetto all’ultimo decennio (evoluzione di lungo periodo), basandosi su 221 misure statistiche. Nell’ultimo anno la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure. Le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario; nel Goal 4 (Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati; nel Goal 1 (Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione. All’opposto, il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate. Quote elevate di miglioramento si osservano anche nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e 2 (Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura. Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia: nel Goal 15 (Vita sulla terra) oltre tre quarti delle misure restano stabili; livelli di stabilità elevati interessano anche i Goal 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua). Le tendenze dell’ultimo decennio restituiscono un quadro parzialmente positivo ma che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% presenta una tendenza non univocamente determinabile. Questa ampia area di misure con tendenza evolutiva incerta riflette la presenza di andamenti discontinui, caratterizzati da fasi alterne di miglioramento e peggioramento, suggerendo una limitata capacità di consolidare i progressi nel tempo. Le tendenze positive risultano più evidenti nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 7 (Energia). Anche i Goal 15 (Vita sulla terra) e 13 (Lotta al cambiamento climatico) mostrano una quota elevata di misure in miglioramento, ma con elementi di incertezza o di criticità: nel Goal 13 pesa una componente ampia di tendenze non determinate, mentre il Goal 15 registra anche la più alta incidenza di misure in peggioramento. Segnali negativi sono più frequenti nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), 6 (Acqua) e 11 (Città sostenibili).Gli andamenti territoriali L’analisi delle disparità regionali rispetto ai 17 SDGs, effettuata a partire da 146 misure statistiche con riferimento all’ultimo anno disponibile, definisce il posizionamento relativo delle regioni rispetto alla media nazionale e individua ambiti di eccellenza e aree di criticità a livello territoriale. La lettura dei risultati, articolata secondo la tradizionale tassonomia delle “5P” dell’Agenda 2030, evidenzia una geografia articolata. Le aree People e Prosperity confermano il dualismo territoriale a svantaggio del Mezzogiorno; le aree Planet, Peace e Partnership restituiscono invece una polarizzazione più sfumata e, per molte delle misure dell’area ambientale, risultati relativamente più favorevoli per il Mezzogiorno.Nell’area People, il Goal 1 (Povertà zero) presenta la variabilità territoriale più ampia: le regioni del Nord, con l’eccezione della Liguria, si collocano sopra la media nazionale, mentre nel Mezzogiorno (con l’eccezione di Molise e Basilicata) emergono criticità, in particolare modo in Campania e Calabria. Il Goal 3 (Salute) mostra invece una distribuzione più bilanciata. I Goal 2 (Fame zero) e 4 (Istruzione) presentano una moderata polarizzazione geografica, più sfumata nel Goal 5 (Parità di genere). Nel Goal 2 si distingue positivamente la Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste; nel Goal 4 la Sicilia sconta un ritardo più accentuato.Nell’area Planet, i Goal 14 (Vita sott’acqua) e 15 (Vita sulla terra) mostrano un andamento più favorevole per il Mezzogiorno rispetto al Nord su tutte le misure, mentre il Goal 12 (Consumo e produzione responsabili) presenta una variabilità contenuta. Differenze più marcate emergono nei Goal 6, 13 e 14, con criticità specifiche legate, tra l’altro, ai servizi idrici e di fognatura in Sicilia (Goal 6), a una maggiore incidenza di popolazione esposta a rischi di frane in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Basilicata (Goal 13) e ai rifiuti marini spiaggiati nel Lazio (Goal 14).Nell’area Prosperity si conferma il divario Nord-Mezzogiorno: quasi tutti i Goal segnalano condizioni più favorevoli al Nord e fragilità più accentuate al Sud, con la sola eccezione del Goal 11 (Città sostenibili). Le distanze più rilevanti riguardano il Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), dove Campania, Calabria e Sicilia mostrano marcate vulnerabilità nel reddito e nel rischio di povertà, mentre la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste evidenziano un rischio di povertà sensibilmente minore rispetto alla media del Paese e minori disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Nel Goal 7 (Energia), le Province autonome di Bolzano/Bozen e Trento e la Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste si distinguono positivamente per un maggiore orientamento verso le fonti energetiche rinnovabili; nel Goal 8 i divari più accentuati interessano Calabria e Sicilia, a causa di marcate fragilità occupazionali.Nell’area Peace e Partnership, il Goal 16 (Peace) mostra valori regionali vicini alla media del Paese, invece il Goal 17 (Partnership) registra eterogeneità più marcate, con ritardi nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, nell’uso quotidiano e avanzato di Internet.Il confronto con l'EuropaLe più recenti valutazioni confermano come, nel contesto internazionale, il raggiungimento degli SDGs sia fortemente a rischio. In Europa, la sostenibilità resta centrale nelle politiche comunitarie, in un quadro che cerca di conciliare transizione ecologica, competitività e sicurezza, nel tentativo di contrastare il significativo rallentamento del percorso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 che rischia di compromettere i risultati raggiunti in numerosi ambiti. Il posizionamento dell’Italia rispetto all’UE27, nel suo insieme e rispetto alle principali economie europee (Germania, Spagna e Francia), è stato analizzato a partire da una 82 indicatori selezionati dall’EU-SDG indicator set di Eurostat.Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media UE27; il 34,0% segnala un vantaggio e il 17,0% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era...
Fonte: Teleborsa