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18 minuti fa
Parità di genere, dal lavoro alla leadership: l'Italia deve ancora colmare il divario
(Teleborsa) - "La parità di genere non è soltanto una questione di equità. È una questione di crescita, innovazione e coesione sociale. È una leva strategica per la competitività delle imprese e per il futuro del Paese". Così Silvana Perfetti, Chair di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia, Malta), è intervenuta su?Voices,?la piattaforma che ospita commenti?a firma?degli esperti?Deloitte, in un articolo che sarà pubblicato domani."Nel 2025, il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese si è attestato al 58%, contro una media europea del 71,3%. Dietro questo divario ci sono milioni di donne il cui talento, che potrebbe contribuire allo sviluppo economico e sociale, non è valorizzato. Ho aperto con questo dato il mio intervento al secondo WEP Forum, perché credo racconti una verità scomoda", scrive Perfetti."Ma il ritardo italiano non è una fatalità: è il risultato di un sistema in cui lavoro retribuito, lavoro di cura, modelli organizzativi e progressione di carriera restano profondamente intrecciati. Per questo non bastano interventi isolati. Servono trasformazioni sistemiche, strumenti integrati e un cambiamento culturale capace di incidere sui processi decisionali delle organizzazioni", osserva la Chair di Deloitte Central Mediterranean."Per questo sono fondamentali strumenti come i Women’s Empowerment Principles (WEPs), promossi da UN Women e UN Global Compact, ovvero indicatori che rappresentano un framework concreto per tradurre l’impegno per la parità in azioni concrete. Oggi sono sottoscritti da oltre 190 Paesi; in Italia ad oggi contiamo 185 aziende. Il valore dei sette principi WEPs sta nella capacità di collegare dimensioni diverse ma complementari: leadership, non discriminazione, benessere, formazione, filiere, advocacy e misurazione", spiega Perfetti."Per produrre un cambiamento, partire dalla leadership è fondamentale: in Italia, nel 2024, le donne rappresentavano il 44,6% dei membri dei consigli di amministrazione delle grandi aziende quotate. Tuttavia, solo il 2,9% degli amministratori delegati era donna, contro una media europea del 7,8%. Questo dimostra che l’accesso ai luoghi in cui si definiscono strategie, investimenti e modelli organizzativi resta ancora limitato", commenta l’esperta.A frenare le carriere femminili rimane il tema della continuità professionale: secondo il report 'Le aziende WEP in Italia', il gender pay gap sui guadagni annuali complessivi raggiunge circa il 21% e ogni anno oltre 60 mila donne lasciano il lavoro nel primo anno di vita del figlio. "Dati da cui emerge l’evidenza che servizi di cura, flessibilità, percorsi di rientro dalla maternità e cultura manageriale inclusiva non sono misure accessorie, ma condizioni essenziali per consentire alle donne di restare, crescere e contribuire nel tempo", osserva Perfetti.Un ulteriore nodo riguarda le competenze del futuro, secondo l’analisi Deloitte: in un mondo sempre più plasmato dall’innovazione tecnologica, le donne rappresentano la maggioranza delle persone con istruzione terziaria, ma solo il 10,2% delle laureate proviene da percorsi STEM."Nelle professioni ICT in Italia, le donne sono appena il 17%. È una questione che riguarda insieme equità e competitività: senza una piena partecipazione femminile nei settori che guideranno la crescita – dall’intelligenza artificiale al digitale, dalla clean tech alle biotecnologie –, l’Italia rischia di perdere una parte decisiva del proprio potenziale innovativo e di avere bias e meccanismi discriminatori proprio nei processi, come lo sviluppo e l’addestramento dei sistemi di AI, che orienteranno sempre più decisioni, servizi e modelli organizzativi", spiega la Chair Deloitte DCM."Il valore dei WEPs sta proprio nella capacità di tradurre i principi di equità in azioni misurabili: con questo obiettivo, durante il Forum è stata lanciata la Community WEP, uno spazio stabile di confronto per condividere pratiche, strumenti, metriche e apprendimenti, accompagnando le imprese nel passaggio dall’impegno alla realizzazione concreta. I dati ci dicono dove siamo: i WEPs ci indicano come muoverci. Ora la responsabilità è trasformare le evidenze in azioni concrete, perché la parità di genere non è una questione di donne: è una questione di futuro", conclude Perfetti.
Fonte: Teleborsa