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53 minuti fa

BES, Istat: migliorano indicatori ma rischio povertà sopra media Ue

(Teleborsa) - Sono oltre 5,4 milioni le persone in povertà assoluta nel 2025: si conferma più difficile la condizione delle famiglie numerose e di quelle con almeno un figlio minore. Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l’8,0% sul totale delle famiglie residenti, coinvolgendo, come detto, oltre 5,4 milioni di persone (9,3% dei residenti). L’incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, era il 12,5% nel 2024). Segue il Nord con l’8,5% (era 8,8% del 2024), e il Centro conferma i valori piùcontenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024).  E' quanto emerge dalla tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) presentata dall'Istat.  La povertà sale di 2,4 punti percentuali dal 2014 al 2025. Nel lungo periodo, l’incidenza di povertà assoluta individuale ha una tendenza negativa, passando dal 6,9% del 2014 al 9,3% del 2025, +2,4 punti percentuali.BES, Istat: migliorano indicatoriEmerge anche sono "profonde le differenze territoriali nella difficoltà di arrivare a fine mese". Nel 2025, la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà è il 7,5%. Il 12,3% del Mezzogiorno è significativamente superiore alla media nazionale e il dato più contenuto si osserva nel Centro, dove la quota si attesta al 4,7%, anche se in peggioramento dall’anno precedente.ma rischio povertà sopra la media Ue Nel 2025, il 22,6% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% del complesso dei residenti nell’Unione europea, collocando l’Italia al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell’UE.Istruzione e formazione: diminuiscono i NEET, ma donne e Sud indietroNel 2025 i giovani di 15-29 anni che non lavorano e non studiano (NEET) scendono al 13,3% (erano il 23,7% nel 2020). Restano più elevati i valori per le donne (14,9% contro l’11,8% degli uomini) e per le regioni del Mezzogiorno.Dopo anni di miglioramento, nel 2025 stabili le quote di diplomati e laureati, ma livelli ancora lontani dagli altri Paesi europei; più diplomate e laureate tra le donne. Nel 2025, il 67,0% delle persone di 25-64 anni ha almeno una qualifica o un diploma secondario superiore (66,7% nel 2024); la quota sale al 69,6% tra le donne (rispetto al 64,3% degli uomini). Le persone di 25-34 anni laureate o con un titolo di studio terziario sono il 31,3%. In tutte le ripartizioni la quota di donne laureate è molto più elevata rispetto agli uomini, e il valore più basso tra le donne (31,8% nel Mezzogiorno) è maggiore di quello più alto tra gli uomini (27,0% nel Centro). Nonostante i miglioramenti registrati nel tempo, il confronto con i Paesi europei pone l’Italia ancora nelle ultime posizioni.Complessivamente, dei 132 indicatori per cui è possibile il confronto con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano, evidenziando un generale avanzamento del benessere. Nel lungo periodo il quadro risulta ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133 per cui è possibile il confronto di lungo periodo), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca.La mappa del benessere conferma la tradizionale spaccatura tra Centro-Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia.
Fonte: Teleborsa